Scoprite quello che il passaporto non dice (ma mostra)

Un viaggio tra emozione, storia e curiosità alla scoperta dei timbri più belli e insoliti del mondo, dalle Galapagos a quelli simbolici di One Foot Island e Ushuaia
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Agosto è il mese delle valigie pronte, dei biglietti prenotati all’ultimo secondo, dei desideri che sanno di altrove. E per molte donne in viaggio, il passaporto è l’oggetto chiave: si rispolvera dal cassetto come un vecchio alleato, pronto a raccontare nuove storie.
Qualcuna lo apre con un sorriso, ritrovando un timbro sbiadito. Altre scoprono con stupore che resta una delle poche cose davvero proprie, personali, intime.
«Il valore dei tuoi viaggi non dipende da quanti timbri hai sul tuo passaporto. L’esperienza profonda di un Paese vale più di quaranta tappe frettolose». Così scrive Rolf Potts, travel writer, autore di saggi, insegnante ed esploratore. Eppure, diciamolo: ci sono timbri che un certo valore lo hanno eccome. Soprattutto simbolico. A riguardarli, anche dopo anni, sanno ancora raccontare.

Piccoli frammenti d’inchiostro che fanno battere il cuore come una canzone sentita all’improvviso alla radio, che riportano alla mente il colore del cielo di un certo giorno oltreoceano, la sabbia tra le dita in un deserto, o il sorriso di una persona incontrata in un locale e mai più rivista.
I timbri come souvenir
Sono molto più che timbri: sono una sorta di souvenir, tracce di chi eravamo mentre attraversavamo confini, cercavamo risposte o semplicemente un po’ di bellezza. Oggi si parla di passaporti digitali, codici QR, frontiere biometriche. Stiamo assistendo alla fine di un’epoca e dobbiamo prepararci a dire addio a una consuetudine affascinante e portatrice di ricordi. Resteranno, forse, solo i timbri apposti in corrispondenza delle attrazioni turistiche o di luoghi remoti e affascinanti che hanno un valore prettamente simbolico.

Ma un tempo, i passaporti erano pagine da riempire come diari silenziosi. E ogni timbro era una medaglia, un abbraccio dallo Stato ospitante, un «sei arrivata, bentornata a casa o benvenuta nel mondo».
Un viaggio lungo la storia
Il primo documento ufficiale di viaggio della storia? Pare sia nella Bibbia, nel libro di Neemia. Si narra di un uomo persiano che, recandosi in Giudea per conto dello Scià di Persia Artaserse I, portava con sé una lettera in cui si chiedeva “ai governatori al di là del fiume” di garantire il passaggio all’ufficiale.
Una cosa simile l’aveva Marco Polo. Pare fosse in possesso di un documento prezioso concesso dal condottiero mongolo Kublai Khan, fondatore del primo Impero cinese della Dinastia Yuan: era composto da due tavolette d’oro su cui un’iscrizione garantiva la sicurezza del navigatore veneziano durante i suoi spostamenti.

Il passaporto che attestava l’identificazione fu introdotto da Enrico V nel XV secolo, una sorta di foglio identificativo (le altre pagine arrivarono diversi secoli dopo) per i sudditi e permetteva di dimostrare la propria identità al di fuori dell’Inghilterra.
I timbri più belli (e bizzarri) del mondo
Poi appunto, negli anni, sono arrivati i “famosi timbri”, collezionati (tanto da conservare pure i passaporti scaduti), esibiti quasi come una medaglia d’onore, postati sui social specie per quelli curiosi e bizzarri (e chi scrive è tra le fortunate ad averne diversi e di curiosi). Tra questi “souvenir d’inchiostro” c’è la tartaruga delle remote Galapagos: l’immagine rappresenta la Riserva Marina dell’arcipelago e ricorda le sagome delle isole viste dall’alto, simili al carapace di grandi tartarughe. Arrivando alle Seychelles viene apposto un timbro con la noce di cocco, la cosiddetta Coco de Mer, dalla forma inusuale (ricorda i fianchi di una donna), emblema delle isole nell’Oceano Indiano. I pinguini sono invece la caratteristica del Cile, lungo il confine occidentale del Sud America, e del relativo timbro d’ingresso.

Pagine da sogno
Ha un posto di rilievo lo speciale sigillo apposto a One Foot Island, a Aitutaki, un’isola delle Cook nell’Oceano Pacifico. Direttamente sulla spiaggia di sabbia bianca si trova un ufficio postale, tra i più piccoli al mondo. Bastano pochi dollari neozelandesi per portarsi a casa il ricordo di essere stati davvero in questo paradiso terrestre. La figura? Un buffo grande piede, a rimarcare la conformazione dell’isolotto uguale a una estremità sinistra. Nella top ten dei preferiti anche quello che si “conquista” dopo aver visitato Machu Picchu, la “famosa città perduta” degli Inca, in Perù. Il timbro rappresenta la vista panoramica del parco archeologico (lo sperone sporgente di una montagna con sotto le rovine) e ciascuna ha l’onore di metterlo da solo al desk apposito nei pressi dei tornelli.

Riferimenti letterari e alla fine del mondo
Curioso anche il timbro “Chascona”, disponibile all’interno della casa di Pablo Neruda, a Santiago del Cile, costruita per amore della cantante Matilde Urrutia, che il poeta amava e chiamava Chascona per via dei tanti capelli. Molto originale e raro è anche quello che si ottiene raggiungendo Ushuaia, nella Terra del Fuoco, vicina al polo Sud. Visitando il museo territoriale, si può far apporre l’ambita scritta “Ushuaia – Fin del Mundo” (la fine del mondo). E per restare più vicini a casa, all’Ufficio del Turismo di San Marino si può richiedere un timbro ufficiale: un ricordo curioso da aggiungere alla propria collezione.

Colore burgundy e magie ultraviolette
Infine, una piccola chicca: il colore del nostro passaporto – e di quelli dei Paesi della Comunità europea – non è semplicemente rosso, ma burgundy, cioè borgogna, una tonalità porpora ispirata al vino francese della Borgogna.
Fu scelto nel 1981, evitando il blu americano e il verde tipico dei Paesi islamici. Solo la Croazia ha optato per il blu. E se volete perdervi tra le sfumature globali, il sito https://www.passportindex.org le raccoglie tutte. Tra le curiosità più scenografiche? Le pagine interne del passaporto norvegese: raffigurano fiordi, montagne, foreste e persino l’aurora boreale. E se illuminate da luce ultravioletta… sembrano prendere vita.

Basta sentirmi parlare per intuire il mio attaccamento alla Basilicata. Nonostante viva a Bologna da tanti anni e ami questa città, ho mantenuto una visione Sudcentrica della vita. Giornalista professionista, tutor al master in giornalismo, scrittrice e soprattutto “ragazza” piena di energia. Ho una valigia sempre pronta, anche se a ogni viaggio dimentico qualcosa. Vivrei in estate tutto l’anno e sogno una casa vista mare. Scrivo libri di curiosità (Book Sun Lover) e romanzi (“Un giorno sì un altro no”, “Come un fiore sul quaderno”). Leggo tanto, sorrido ancora di più.

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