Le canzoni che ci fanno viaggiare per il mondo (a Ferragosto e anche senza biglietto)

Da Fiorella Mannoia a Cesare Cremonini, dai Pinguini Tattici agli Abba: i brani che accendono il desiderio di partire. Perché certe melodie valgono più di un passaporto

«Prima di partire per un lungo viaggio devi portare con te la voglia di non tornare più», cantava Irene Grandi. Ma ci sono anche certe canzoni che sono passaporti senza scadenza, che ci fanno viaggiare con la fantasia per il mondo, ci fanno ritrovare a piedi nudi su una spiaggia tropicale, dinnanzi a un tramonto, in una città illuminata dalle luci del nord o dall’altra parte del mondo. Ci trasportano dove vorremmo essere, o dove siamo stati felici. E il bello è che non serve un aereo, un treno o un’automobile. Anche a ferragosto

Tra le scogliere dell’Islanda

Bastano poche note e «un’auto a noleggio con dentro solo un disco dei Sigur Ròs, il vento che ci spinge lungo la Ring Road, lo squalo disegnato sopra la t-shirt». I Pinguini Tattici Nucleari ci portano in Islanda, con il brano omonimo del 2024, tra i suoi geyser, le scogliere a picco sul mare gelato, il cielo che si fa multicolore, quando è generoso. Ci immergono nelle atmosfere del paese, tra vecchie case di legno, in un territorio che è ancora di proprietà della natura. Le eruzioni gigantesche dei vulcani sembrano suonare anche loro. «E sì, però poi mi sveglio e sono ancora qui nel mio monolocale, lo smog al posto dell’aurora boreale».

Il cielo d’Irlanda

Si va «dal Donegal alle isole Aran, e da Dublino fino al Connemara» con Il cielo d’Irlanda nella bella interpretazione di Fiorella Mannoia del 1992. «Il cielo d’Irlanda è un oceano di nuvole e luce/ il cielo d’Irlanda è un tappeto che corre veloce/ il cielo d’Irlanda ha i tuoi occhi se guardi lassù/ ti annega di verde e ti copre di blu».

Tra l’Havana e Pechino

Camila Cabello, invece, ci trascina a l’Havana. «Half of my heart is in Havana, ooh-na-na», qualche accordo e subito ci ritroviamo immersi in un pomeriggio caldo, tra i vicoli assolati e polverosi, tra colori e sigari al ritmo di reggaeton.

Il tempo di cambiare canzone e siamo nelle ambientazioni orientali di Franco Battiato «per le strade di Pechino», in Centro di Gravità Permanente, del 1981. «Tra noi si scherzava a raccogliere ortiche, capitani coraggiosi con un cappello e un ombrello di carta di riso e canna di bambù».

Chiudendo gli occhi si vola fino a quel Giappone pop e psichedelico con Gaia Gozzi che ci invita «a girare Tokyo sopra a una moto/ usando gli occhi per fare le foto. Ma è un sogno che durerà poco/ ed io voglio ballare e perdermi nel bosco».

Andare lontano

Ci sono poi testi che non si fermano a una sola destinazione, ma tracciano itinerari come bussole impazzite. Rotolando verso sud dei Negrita ci fa andare lontano, tra le onde del mare e le metropoli del Sudamerica: «Rio, Santiago, Lima, Holguín, Buenos Aires, Napoli/ mare accarezzami, luna ubriacami». Ogni nome è un’invocazione, un’ipotesi di partenza.

E perché non rifugiarsi in Grecia con il gruppo musicale pop svedese, gli Abba. Basti pensare al musical Mamma Mia, per ritrovarsi sulla splendida isola di Skopelos, tra case bianche, persiane blu, acque cristalline e vento che spettina i pensieri.

Viaggi reali o mentali? Lo spiega un esperto

«Non è raro che una melodia si trasformi in un itinerario, o in un biglietto aereo comprato di getto. Succede quando ci sentiamo riconosciuti nel testo, quando l’ambientazione del brano diventa un desiderio che non sapevamo di avere», ci spiega Lucio Mazzi, storico del rock e della canzone, autore di diversi volumi sul rapporto tra musica, testi e immaginario (l’ultimo suo libro è “Le promesse spese. Il seguito dei promessi sposi; lo trovate su Amazon),

«Migliaia sono le mete agognate nelle canzoni: sulla terra, fuori (pensiamo ai tanti brani ambientati nello spazio in piena febbre da conquista  della luna a fine anni ’60, da Rocket man di Elton John a Starman di David Bowie (e qui qualcuno viaggia per arrivare – chissà da dove – da noi!) alla nostra Help me dei Dik Dik, e quelli nello sconfinato territorio della fantasia, come cantavano gli America in Ventura highway (un’autostrada che attraversa tanti paesi ma che nella realtà non esiste) o i Doobie Brothers il cui lungo treno che corre (Long train running) è semplicemente una metafora dello scorrere della vita», conclude l’esperto.

Anche l’Italia canta (e viaggia)

E in Italia? Per qualche minuto, con Ermal Meta, si sta Tra le luci di Roma, la città eterna che non smette di incantare e che – lo confermano i dati e complice il Giubileo – è tra le mete più desiderate per i prossimi mesi, dove «ogni abbraccio per strada/mi riporterà da te/ perché in fondo sai stavamo bene».

Nel cuore, spesso, la voglia di ritornare, di sentire tra le rughe del volto l’aria e il profumo di casa «con le isole che stanno lì, le rocce e il mare, coi gabbiani, Mediterraneo da vedere. Con le arance, Mediterraneo da mangiare», come intonava sui palchi il grande Mango in Mediterraneo.

Insomma, ogni melodia è una ricerca continua di scoperta, magari con le cuffiette nelle orecchie, a tutto volume, camminando scalze su una spiaggia ancora calda, o cantando a squarciagola con le amiche durante un tramonto che non vuole finire.

Buon Viaggio

E allora per tutte valga l’augurio di Cesare Cremonini: «Buon viaggio/ Che sia un’andata o un ritorno/ Che sia una vita o solo un giorno/ Che sia per sempre o un secondo».

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