Día de Muertos, quando la vita danza con la morte

Dallo Zócalo illuminato alle barche di Xochimilco, fino ai cimiteri in fiore: a Città del Messico la morte è una festa (1 e 2 novembre) che celebra la vita

Cosa è il Día de Muertos

I fiori arancioni di cempasúchil, i cosiddetti “fiori dei morti” (ovvero la calendula), creano tappeti di luce lungo le strade, a ogni angolo di Città del Messico. Qui il Día de Muertos non mette malinconia, non fa paura, anzi fa sorridere. Già da metà ottobre, ovunque la città si trasforma. I teschi – di cioccolato (e ne ho portato anche uno a casa), di ceramica, dipinti a mano – sbucano da ogni vetrina, su ogni banchetto per strada. Gli hotel e i ristoranti diventano scenografie teatrali con scheletri vestiti a festa, e tanti papel picado, festoni di carta intagliata tipici dell’artigianato messicano. Tutto profuma di dolce e di memoria. Sono tornata dal Messico da qualche giorno e ho potuto vivere per un po’ l’energia che si respira nella capitale: un abbraccio colorato tra i vivi e chi non c’è più.

Patrimonio immateriale dell’Unesco

Il Día de Muertos, celebrato l’1 e il 2 novembre (anche se in realtà si inizia ben prima e si va avanti per giorni), è – sin dai tempi degli Aztechi e dei Maya – un tributo alla vita nel suo passaggio naturale, non un lutto, ed è riconosciuto dal 2008 come Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. Ci si prepara ad accogliere gli spiriti con gioia, poiché secondo la tradizione sono parenti e amici che in questa occasione hanno l’opportunità di tornare sulla terra e quindi, tutti li attendono con entusiasmo, indossando costumi e maschere colorate, danzando, facendo feste e offerte, con l’intento di dimostrare che nessuno, pur non più visibile, non è mai stato dimenticato. Ogni candela accesa è un filo di luce che indica agli spiriti la strada di casa.

Lo Zócalo e le sue offerte

Ad animarsi è soprattutto lo Zócalo, la piazza principale della capitale, dove si affaccia la Cattedrale e vengono costruiti – così come in altri luoghi – le ofrendas, altari decorati con qualcosa di caro appartenuto ai defunti, l’acqua per dissetare, il sale, per purificare e proteggere. Ancora candele, fiori, pane, tortillas, la foto del defunto e il suo cibo preferito. Si può partecipare anche alla Parata delle Catrinas (sono gli scheletri femminili elegantemente vestiti, originariamente create da José Guadalupe Posada per criticare l’alta società e diventate un simbolo importante del Día de Muertos). Importanti le offerte del Giorno dei Morti, tradizionalmente costruite su tre livelli: rappresentano Omeyocan, il luogo della creazione, identificato nella tradizione cattolica come il paradiso; Tlalticpac, uno stadio intermedio in cui si dispiega la vita, spesso visto come rappresentante della terra; e Mictlán, l’oltretomba dove vanno le anime dopo la morte.

Nei cimiteri

Festa anche nei cimiteri illuminati con migliaia di candele perché gli spiriti possano trovare la loro strada. Tra questi, il Panteón Civil de Dolores, il più grande e antico cimitero del Messico, all’interno di uno dei parchi cittadini, Chapultepec, o il Pantheon di San Fernando, uno dei cimiteri storici, dove riposano i più importanti personaggi del Messico, come Benito Juarez.

Sull’acqua a Xochimilco

Anche le trajinera, le tipiche barche decorate che scivolavano sull’acqua a Xochimilco, tra i canali Patrimonio dell’Umanità risuonano di canti al ritmo dei mariachi   e leggende (come la rappresentazione de La Llorona, la donna fantasma che piange per i suoi figli perduti) legate al culto dell’aldilà per il Día de Muertos.

Nel quartiere Coyoacán con Frida

Infine, non si perda l’emozione che si respira nel quartiere di Coyoacán dove è nata Frida Kahlo e ha vissuto con suo marito Diego Rivera (da visitare la Casa Azul e la nuova, aperta di recente, Casa Rossa, le case museo legate all’artista). L’artista ebbe un rapporto stretto con la morte che figura spesso nelle sue opere, tra cui Niña con mascara de muerte (Ragazza con maschera mortuaria) del 1938: si ipotizza che Frida abbia ritratto se stessa, all’età di quattro anni.

Alla stessa maniera, si attribuisce a Frida questa potente frase, tra molte altre: «Morire non è nulla, se si sa che qualcuno ci ricorderà».

Non si sa se l’abbia detto davvero, di certo siamo in tante a pensarla così.

Info: https://mexicocity.cdmx.gob.mx/

* Tutte le foto sono di Isa Grassano; la maschera indossata è dono de La Secretaria de Turismo di Ciudad de México

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