Memorie di donne e Grande Guerra: itinerari ispirazionali in Veneto

Un itinerario che invita a osservare questi luoghi con occhi nuovi, riscoprendoli come spazi di riflessione e di pace. A rendere ancora più ricca questa esperienza sono anche le figure femminili spesso dimenticate: crocerossine, spie, aviatrici
Indice dell'articolo
- 1 Un itinerario che invita a osservare questi luoghi con occhi nuovi, riscoprendoli come spazi di riflessione e di pace. A rendere ancora più ricca questa esperienza sono anche le figure femminili spesso dimenticate: crocerossine, spie, aviatrici
- 2 Perché visitare oggi i luoghi della Grande Guerra?
- 3 Veneto MyCard Grande Guerra: una rete museale viva
- 4 Comunicare in guerra: piccioni, cifrari, telegrafi e spie
- 5 La scrittura in guerra e penne stilografiche al fronte
- 6 A Bassano tra il museo degli alpini e una libreria tra le più belle d’Italia
- 7 Il Monte Grappa racchiude anche una storia d’amore
- 8 Vittorio Veneto, il luogo simbolo della fine della guerra
- 9 Il Veneto da percorrere con occhi nuovi
- 10 Info pratiche
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Perché visitare oggi i luoghi della Grande Guerra?
La Grande Guerra ha modellato il paesaggio di questa parte di Veneto. Visitare oggi questi luoghi significa entrare in contatto con un paesaggio dove natura e memoria si intersecano. Trincee scavate nella roccia, forti di montagna, sacrari militari, ma anche musei sempre più tecnologici che custodiscono oggetti di vita quotidiana e storie di uomini e donne, queste ultime meno conosciute. Le crocerossine instancabili, la spia Mata Hari, l’aviatrice Elsa Delle Ore fino alla contessa Palma Viola mancata nel 2023: dal Grappa a Bassano, da Montebelluna a Montecchio Maggiore, fino all’Altopiano di Asiago sono tante le storie di donne eccezionali consegnate alla storia.

D’altronde, dalla primavera del 1915 mentre gli uomini sono arruolati al fronte tante italiane iniziano a fare le operaie, le impiegate e tanti altri mestieri che non hanno neppure una declinazione al femminile nella lingua: postine, tramviere, pompiere, aviere. Come Elsa Dalle Ore quinta donna in Italia e la ventesima in Europa a ottenere il brevetto di volo. Il Museo Civico delle Forze Armate 1914-1945 di Montecchio conserva oggetti, fotografie e premi di questa donna pioniera, coraggiosa, modernissima, lontana dallo stereotipo delle figure femminili solo “in attesa” della guerra.
Veneto MyCard Grande Guerra: una rete museale viva
L’intreccio del passato e del presente è visibile nella nostra prima tappa il MeVe (Memoriale Veneto della Grande Guerra) di Montebelluna, una villa veneta seicentesca ai piedi del Montello, importante teatro di guerra soprattutto nei giorni della Battaglia del Solstizio.

Il MeVe ha un ruolo di coordinamento culturale e di rete sul patrimonio storico legato ai conflitti, ed è capofila di una rete di 8 musei inseriti nel progetto “La Grande Guerra infinita” voluto dalla Regione del Veneto con una legge Regionale nel 2022. Obiettivo: valorizzare il patrimonio storico e culturale legato al primo conflitto mondiale e promuovere una cultura di pace e consapevolezza civica attraverso mostre, attività didattiche e reti museali diffuse. VENETO MY CARD Grande Guerra.
Comunicare in guerra: piccioni, cifrari, telegrafi e spie
Al MeVe fino al 28 giugno 2026 è in programma la mostra al MeVe “Comunicare in guerra” che racconta con oltre 150 reperti la guerra non solo come scontro armato, ma anche come battaglia per controllare informazioni, consenso e immaginario. Vi sono il prototipo del primo telegrafo di Marconi, la Marconiphone V2, la macchina nazista Enigma, telefoni e telegrafi da campo, materiali di propaganda e installazioni interattive. La mostra – a detta dei curatori – colpisce perché mette in discussione l’idea stessa di conflitto e ci ricorda che, accanto alle armi, ci sono sempre parole che orientano il destino dei popoli. Tra le figure femminili troneggia in una meravigliosa sala affrescata una gigantografia della spia più famosa della prima guerra, la celeberrima danzatrice Mata Hari. Figlia di un cappellaio del paese di Leeuwarden in Olanda, riuscì a diventare un mito internazionale e poi condannata per spionaggio e fucilata in Francia.

La scrittura in guerra e penne stilografiche al fronte
In quegli anni fecero fortuna le penne stilografiche che potevano essere spostate velocemente anche in trincea. “Più la penna che la spada” è la mostra che il Museo di Montecchio Maggiore propone giugno alla fine di giugno.

Un viaggio nel mondo della scrittura nelle sue varie forme tra la fine dell’Ottocento e il Secondo Dopoguerra (https://www.museialtovicentino.it/museo/museo-delle-forze-armate-1914-1945/)
Penne usate da cappellani militari, ufficiali, soldati più istruiti e crocerossine per conto di molti soldati semianalfabeti che spedivano lettere a madri, mogli, fidanzate, famiglie.
Se c’è una figura che continua ad abitare l’immaginario della Grande Guerra è quella della crocerossina. Merito della letteratura (e poi dei film) a chi non viene subito in mente Catherine Barkley di Addio alle armi? Il personaggio è ispirato ad Agnes von Kurowsky, l’infermiera di cui Hemingway si innamorò durante la convalescenza a Milano. Ma al di là del mito letterario, le crocerossine furono donne concrete, spesso colte, capaci di portare sollievo nei giorni più duri. Curavano i feriti, e facevano anche qualcosa di altrettanto prezioso tenendo i soldati legati ai loro affetti.

A Bassano tra il museo degli alpini e una libreria tra le più belle d’Italia
A Bassano del Grappa, non si può tralasciare una sosta alla Libreria Palazzo Roberti ospitata in un palazzo nobiliare seicentesco e gestita tre sorelle Lavinia, Lorenza e Veronica. Aperta nel 1998 è una libreria indipendente punto di riferimento culturale della città. In un itinerario sulla Grande Guerra è una pausa “di respiro” per scegliere un libro, sfogliare una biografia o semplicemente rallentare in un luogo bello. A Bassano imperdibile anche il Museo degli alpini, situato sotto la Taverna degli Alpini (l’accesso è direttamente dal locale e la taverna val bene una pausa per gustare prodotti del territorio). All’interno del piccolo museo, frutto per lo più di donazioni di collezionisti privati e sono conservati reperti della Prima, Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza.

Il Monte Grappa racchiude anche una storia d’amore
Ci sono due civili, due donne, sepolte nel Monte Grappa, luogo sacro alla Patria e uno dei più intensi della memoria veneta. Entrambe sono mogli di generali che hanno combattuto nella Grande Guerra e l’ultima ad essere sepolta lì è stata, nel 2023, Palma Viola, moglie del pluridecorato Generale Ettore Viola di Ca’ Tasson.
Palma è stata l’ultima vedova al mondo di un soldato della Grande Guerra “e soprattutto una grande donna del Grappa”. Così l’ha definita l’amico di famiglia Loris Giuriatti, storico divulgatore e scrittore che si è ispirato a lei per la protagonista del suo romanzo “Lassù è casa mia”.
Preparato e gentile, Loris è la guida perfetta per scoprire il lato più intimo dei luoghi impervi in cui i soldati vissero per lunghi mesi la sofferenza della guerra. A Cima Grappa si visita anche il Sacrario, il Museo storico della guerra 1915-1918 con documenti, fotografie, armi e cimeli provenienti dalle zone di battaglia del Grappa e dell’Altopiano di Asiago.
Vittorio Veneto, il luogo simbolo della fine della guerra
Ultima tappa dell’itinerario è il Museo della Battaglia di Vittorio Veneto, il cui nucleo originario è costituito dalla raccolta del vittoriese Luigi Marson, Ragazzo del ’99. Nel tempo il patrimonio si è arricchito grazie a lasciti, donazioni e ritrovamenti, tra cui spicca l’importante collezione fotografica di Luigi Marzocchi. Si tratta di un luogo fondamentale per comprendere il significato storico e simbolico di Vittorio Veneto, città legata alla battaglia omonima che segnò uno dei momenti decisivi della conclusione del conflitto per l’Italia.
Il Veneto da percorrere con occhi nuovi
Ciò che rende speciale questo itinerario non è solo la successione delle tappe, ma il modo in cui ciascun luogo restituisce un volto diverso della memoria. A Bassano la memoria incontra gli Alpini; sul Grappa si fa silenzio e contemplazione; a Montebelluna diventa riflessione sul potere delle notizie; a Montecchio Maggiore prende anche il volto di una pioniera come Elsa Dalle Ore. Le donne in guerra furono presenza, cura, coraggio e trasformazione. Alcune tramandavano la memoria. Altre pilotavano aerei. Cercarle oggi in questi luoghi significa andare oltre il racconto tradizionale del conflitto e non fermarsi soltanto al dolore. Forse è proprio questo il senso più bello di un itinerario tra amiche: non visitare semplicemente luoghi di guerra, ma tornare a casa con un’idea più forte di pace.
Info pratiche
Dormire All’Hotel Belvedere di Bassano albergo di famiglia da cento anni che si trova davanti alle mura e alla statua del generale Gaetano Giardino. www.hotelbelvederebassano.com/
Mangiare: Alle Betulle di Crocetta del Montello, ristorante famoso per la cucina tradizionale con pasta fatta in casa, primizie stagionali, carni e il premiato tiramisù. www.allebetullemontello.it/
Dove fare aperitivo: alla Taverna degli Alpini a Bassano (sopra il museo), si fa aperitivo col tipico “Meso e meso” (Mezzo e Mezzo) e un tagliere di salumi e formaggi con vista sul Ponte.

*in cover Panorama Montecchio Maggiore (Foto Consorzio Vicenza è)

Cresciuta a pane e Topolino adoro le storie, scovarle e raccontarle. Curiosa per natura, amante delle parole, ho scelto di dedicarmi alla comunicazione, soprattutto delle imprese, diventando giornalista e occupandomi di relazioni pubbliche. Se da bambina viaggiavo con la fantasia, da adulta appena posso parto. Meglio se con figlia e amiche, talvolta costrette a subire un’irriducibile passione per l’arte.
www.annaromanin.it

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