Pazza idea, Al Museo Nazionale del Cinema di Torino un viaggio pop oltre il ’68

C’era un tempo in cui le donne cantavano forte, ballavano scalze e fumavano sigarette sottili senza sentirsi in colpa. Un tempo in cui la libertà aveva il profumo del vinile appena scartato e lo sguardo audace di Jane Birkin, Raffaella Carrà, Patty Pravo. Quell’epoca di rivoluzioni e di gonne corte, di sogni e provocazioni, rivive oggi nella mostra «Pazza idea. Oltre il ’68: icone pop nelle fotografie di Angelo Frontoni», ospitata al Museo Nazionale del Cinema di Torino fino al 9 marzo 2026.

Foto di Angelo Frontoni © Museo Nazionale del Cinema / CSC-Cineteca Nazionale
Un titolo che s’ispira alla canzone di Patty Pravo, e infatti è proprio lei – con il suo sguardo magnetico e malinconico – a chiudere il percorso espositivo. Ma prima di arrivare a lei, il visitatore attraversa due decenni travolgenti, gli anni Settanta e Ottanta, filtrati dall’obiettivo ironico e sensuale di Angelo Frontoni, fotografo capace di fermare l’anima di un’epoca.
Il glamour sospeso nella Mole
La mostra Pazza Idea comincia con un colpo d’occhio vertiginoso: tre schermi giganti fluttuano nella cupola della Mole Antonelliana, a diciotto metri d’altezza. Le immagini – Jane Fonda, Brigitte Bardot, Ornella Vanoni, le gemelle Kessler – sembrano muoversi nel vuoto, dialogando con le sequenze dei film proiettati sugli schermi. È un incontro tra cinema e fotografia, tra corpi reali e icone, tra sguardi che continuano a guardarci.

Lungo la Rampa Elicoidale, 200 fotografie accompagnano chi sale: attrici, modelle, cantanti, uomini e donne che hanno scosso l’immaginario di un Paese e di un mondo in trasformazione. C’è la dolcezza ribelle di Claudia Cardinale, la sensualità ironica di Edwige Fenech, la libertà provocatoria di Ilona Staller e Moana Pozzi. Frontoni li ritrae con un’estetica barocca e vivace, dove la luce accarezza e mai giudica.
L’obiettivo che non si dimentica
Autodidatta, Frontoni comincia nel 1957 con un servizio su Gina Lollobrigida. Da allora non smette più di raccontare la bellezza e il potere del corpo – quello femminile soprattutto – con un rispetto gentile, a metà tra curiosità e complicità. Le sue foto, pubblicate da Stern, Paris Match, Sunday Times e persino Playboy, hanno contribuito a definire la cultura visiva di un’epoca.
Nell’obiettivo di Frontoni, la donna non è mai solo musa o oggetto: è soggetto pieno, consapevole, capace di giocare con la propria immagine e ribaltare gli sguardi.

Foto di Angelo Frontoni © Museo Nazionale del Cinema / CSC-Cineteca Nazionale
Una mostra che parla anche a noi
La curatela di Carlo Chatrian, con Roberta Basano ed Elena Boux, non punta solo sulla nostalgia. Il percorso invita a riflettere sul nostro modo di guardare oggi: sull’identità di genere, sulla trasgressione, sull’esposizione del corpo. Perché le fotografie di Frontoni, pur nate per le riviste, diventano un dialogo vivo tra passato e presente. «La fotografia è un’arte elegiaca e crepuscolare», scriveva Susan Sontag, e lo ricorda Chatrian: «guardare queste immagini provoca malinconia, sì, ma anche gratitudine per quella libertà sfrontata che oggi sembra quasi impossibile».

Foto di Angelo Frontoni © Museo Nazionale del Cinema / CSC-Cineteca Nazionale
Colonna sonora di un’epoca
Non poteva mancare la musica. Ogni sezione prende ispirazione da una canzone, e sullo sfondo risuonano i brani di una playlist Spotify che accompagna il percorso. È un modo per tornare a sentire la vibrazione di quegli anni: Je t’aime moi non plus, Bang Bang, Tuca Tuca. Ritmi e parole che ancora oggi fanno sorridere e pensare.

© Museo Nazionale del Cinema / CSC-Cineteca Nazionale
E per chi non resiste a un selfie, all’esterno del museo quattro pannelli a specchio permettono di riflettersi accanto a Raffaella Carrà, le Kessler, Edwige Fenech e Jane Fonda: un gioco tra spettatore e icona, passato e presente, che chiude il cerchio del “vedo e mi vedo”.
Una follia meravigliosa
Pazza idea è una mostra che ci riporta a un tempo in cui l’audacia era un gesto semplice, una risata improvvisa, un abito di paillettes senza paura. Un tempo in cui le donne iniziavano a scegliere per sé, anche sbagliando, anche scandalizzando. Forse per questo, a distanza di decenni, quelle immagini continuano a parlarci: perché dietro il trucco, le piume, i lustrini, c’era la voglia di essere libere.
In cover: Maria Rosaria Omaggio, 1976 ca. Foto di Angelo Frontoni
© Museo Nazionale del Cinema / CSC-Cineteca Nazionale


Basta sentirmi parlare per intuire il mio attaccamento alla Basilicata. Nonostante viva a Bologna da tanti anni e ami questa città, ho mantenuto una visione Sudcentrica della vita. Giornalista professionista, tutor al master in giornalismo, scrittrice e soprattutto “ragazza” piena di energia. Ho una valigia sempre pronta, anche se a ogni viaggio dimentico qualcosa. Vivrei in estate tutto l’anno e sogno una casa vista mare. Scrivo libri di curiosità (Book Sun Lover) e romanzi (“Un giorno sì un altro no”, “Come un fiore sul quaderno”). Leggo tanto, sorrido ancora di più.

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