Cinque meraviglie da vivere nella Grande Brera: tra moda, arte e futuro

Dalla mostra dedicata a Giorgio Armani alla retrospettiva su Bice Lazzari, dalle installazioni di Giovanni Frangi e Mimmo Paladino ai misteri dell’arte rinascimentale e ai tesori della Biblioteca Braidense: un itinerario che fa di Brera un Grand Tour, non solo una visita
Indice dell'articolo
- 1 Un museo che diventa un viaggio
- 2 Il palinsesto di mostre
- 3 Armani e Milano, un amore che continua
- 4 A Palazzo Citterio: da Bice Lazzari all’arte digitale
- 5 Il grande Ledwall
- 6 Installazioni, sculture e fotografie
- 7 Giovanni Agostino da Lodi, un mistero svelato
- 8 Gioielli e molto altro alla Biblioteca Braidense
- 9 Edoarda Masi e la Cina
- 10 Pier Paolo Pasolini e Umberto Eco
Un museo che diventa un viaggio
Può un museo diventare la meta di un viaggio? Assolutamente sì, è la fin troppo facile risposta. Ancora di più se si sceglie come destinazione Milano e la sua Pinacoteca di Brera che dopo l’inaugurazione nel dicembre 2024 del vicino palazzo Citterio è diventata a tutti gli effetti la “Grande Brera”. Ben più di un museo è una vera galassia di bellezza, un hub culturale che comprende anche la Biblioteca Nazionale Braidense, aperto a un pubblico il più possibile eterogeneo per regalare ai visitatori un caleidoscopio di scoperte e di emozioni.
Il palinsesto di mostre
Come dimostra anche il palinsesto di mostre in programma tra la fine di quest’anno fino al primo semestre del 2026, concepito «per approfondire temi e argomenti che collegano con un ideale filo rosso l’arte antica a quella contemporanea passando per i linguaggi del digitale e le esposizioni bibliografiche», ha spiegato il direttore Angelo Crespi. Un programma variegato capace di unire in un unico progetto le diverse anime che compongono l’istituzione milanese.

Se la mostra/omaggio al genio di Giorgio Armani appena inaugurata può essere la prima scusa per coinvolgere qualche amica invitandola a intraprendere una sorta di Grand Tour nella bellezza e nell’arte, altre buone occasioni si presentano, una dopo l’altra, fino alla prossima estate.
Ecco allora alcune proposte in veloce passerella, proprio come fosse una sfilata di moda. Perché non sarà certo un caso se la Pinacoteca è diventata per qualche giorno un set del film “Il diavolo veste Prada 2”.
Armani e Milano, un amore che continua
Per celebrare i cinquant’anni di creatività di Giorgio Armani, la Pinacoteca di Brera ha organizzato per la prima volta una mostra sul percorso di stile tracciato attraverso una selezione di abiti del grande couturier da poco scomparso all’interno delle sale che ospitano l’arte italiana dal Medioevo all’Ottocento. Armani ha più volte dichiarato il suo legame con Brera, il quartiere che aveva scelto per vivere e lavorare e di cui ammirava l’anima duplice, colta e insieme profondamente vitale, con il suo misto di eleganza e libertà artistica. E già nel 1993 l’Accademia di Belle Arti gli aveva conferito il titolo accademico per il talento e il rigore con cui ha saputo coniugare funzionalità e creatività. La rassegna “Giorgio Armani: Milano, per amore” riunisce 120 tra gli abiti più belli, da quelli esposti presso importanti istituzioni museali nel mondo alle realizzazioni più recenti. La selezione è arricchita da nuove scoperte tratte da ARMANI/Archivio, piattaforma che preserva e valorizza la visione dello stilista, un dizionario concettuale che racconta e definisce cinquant’anni di creatività, coerenza ed evoluzione, evidenziando il ruolo della moda nella costruzione e nella trasformazione degli immaginari estetici e culturali.
In mostra fino al 3 maggio 2026, grazie a una recente proroga.
A Palazzo Citterio: da Bice Lazzari all’arte digitale
La stagione espositiva di Palazzo Citterio si è aperta da poco con una grande retrospettiva dedicata a Bice Lazzari (Venezia, 1900 – Roma, 1981), un’artista che ha attraversato tutto il Novecento, lasciando un segno profondo e inconfondibile, grazie al suo linguaggio unico, solitario, autentico. Fino al 7 gennaio 2026, l’esposizione, curata da Renato Miracco, presenta oltre 110 opere, provenienti da musei, istituzioni e collezioni italiane e straniere, tra cui la Galleria Nazionale D’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia, The Phillips Collection di Washington D.C., la Salomon R. Guggenheim Museum di New York, il National Museum Women in the Arts a Washington D.C.) che ripercorrono l’intera sua carriera, da quelle di Arte applicata degli anni Trenta e Quaranta, a quelle dell’ultimo periodo caratterizzato da un rigoroso minimalismo, passando lungo tutte le fasi della sua evoluzione creativa: dall’arte murale alla decorazione per la motonave Raffaello, dai disegni di stoffe commissionatele da Gio Ponti alle acquisizioni della Galleria Nazionale di Roma con Palma Bucarelli.

Il grande Ledwall
Sempre a Palazzo Citterio, fino all’11 gennaio del 2026 il grande Ledwall al piano terra accoglie il nuovo capitolo del programma sviluppato dalla Pinacoteca di Brera insieme al Museo Nazionale dell’Arte Digitale (MNAD), dedicato a indagare il rapporto tra patrimonio e nuove tecnologie. Protagonista è Quayola che presenta Strata #1, una installazione video che reinterpreta la volta della Chiesa del Gesù a Roma attraverso variazioni algoritmiche. L’opera trasforma i codici cromatici e geometrici del barocco romano che si dissolvono in configurazioni astratte, rivelando una nuova estetica non-umana. In questa continua metamorfosi, il patrimonio storico diventa materia viva per esplorare la tensione tra memoria e futuro, figurazione e astrazione. Da gennaio ad aprile 2026, sarà poi la volta di Vanishing Trees di Debora Hirsch. In questo caso si tratta di una installazione site-specific che intreccia arte digitale, scienza e memoria. L’opera reinterpreta, attraverso tecnologie generative, le immagini di tre alberi in via di estinzione custoditi dall’Orto Botanico di Brera trasformandoli in icone silenziose di resistenza. In dialogo con la Biblioteca Braidense, l’Orto Botanico di Brera e il New York Botanical Garden, Debora Hirsch traduce le sue ricerche di archivi storici in una narrazione visiva che riflette sulla perdita di biodiversità come crisi della memoria collettiva.

Installazioni, sculture e fotografie
Dal 30 ottobre al 18 gennaio 2026, la Sala Stirling di Palazzo Citterio accoglierà per la prima volta a Milano, Nobu at Elba Redux, la monumentale installazione creata da Giovanni Frangi, quattro grandi tele dipinte e venti sculture in gommapiuma bruciata, illuminate a intervalli regolari di 15 minuti, con l’intenzione di fornire un’emozione simile a quella che si prova di notte nei pressi di un corso d’acqua in un ambiente disabitato. L’iniziativa, curata da Giovanni Agosti, consentirà al pubblico di apprezzare nuovamente l’opera, a vent’anni di distanza dalla sua prima esposizione, a Villa Panza a Varese, luogo per il quale era stata concepita. L’appuntamento milanese si avvale di un nuovo allestimento a cura di Francesco Librizzi, che ha lavorato con l’intento di conservare l’esperienza originaria dell’installazione e, allo stesso tempo, di rafforzarne il legame speciale con la Sala Stirling. Nella stessa location, da maggio a luglio 2026, sarà poi ospitato Mimmo Paladino con un progetto dedicato a uno dei suoi capolavori, i celebri Dormienti, la serie, composta da trenta corpi, insieme alle numerose sculture raffiguranti i coccodrilli.

Infine, ancora a Palazzo Citterio, dal 30 gennaio al 26 luglio 2026, un altro appuntamento da non perdere è l’esposizione dedicata a Giovanni Gastel (Milano, 1955-2021), con un percorso che copre l’intera sua carriera: dalle prime copertine per le riviste di moda agli still life, agli shooting fotografici fino alle campagne pubblicitarie che l’hanno consacrato tra i più importanti fotografi al mondo, senza dimenticare di sottolineare le sue sfaccettature, la complessità, lo stile e le sue idee particolari.
Giovanni Agostino da Lodi, un mistero svelato
Gli appassionati di arte antica dovranno aspettare fino al prossimo 14 maggio per ammirarela prima mostra mai dedicata a Giovanni Agostino da Lodi, uno degli artisti più originali attivi in Italia nei decenni a cavallo del 1500, che sarà allestita alla Pinacoteca di Brera fino al 30 agosto 2026 a cura di Maria Cristina Passoni, Cristina Quattrini.
La vicenda di questo autore, misteriosa per la scarsità di dati biografici, si svolse tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento, in un quadro di fitte relazioni artistiche fra Milano e Venezia. A ricostruire la via stilistica saranno soprattutto i confronti con i grandi maestri che il pittore poté osservare rielaborandone le influenze in modo assolutamente personale: Bramantino e Leonardo sul versante milanese, Alvise Vivarini, Giovanni Bellini, Boccaccio Boccaccino, Giorgione e Albrecht Dürer su quello veneziano, artisti dei quali saranno presenti in mostra varie opere con prestiti dall’Italia e dall’estero.

Pittore raffinato e bizzarro, conosciuto finora solo dagli addetti ai lavori, Giovanni Agostino riemerse negli studi all’inizio del Novecento, dapprima con il nome convenzionale di Pseudo Boccaccino coniato da Wilhelm von Bode, che nel 1900 gli restituì varie opere precedentemente riferite al cremonese Boccaccio Boccaccino. Nonostante la firma nel cosiddetto Doppio ritratto di Brera, reso noto nel 1912 da Francesco Malaguzzi Valeri, la sua si rivelò una vicenda critica a lungo controversa, fino al riconoscimento della sua statura sancito da ricerche della fine del secolo scorso.
Gioielli e molto altro alla Biblioteca Braidense
Alla Biblioteca Nazionale Braidense fino al 5 novembre c’è ancora un po’ di tempo per ammirare l’esposizione Costume Jewelry, The collection of Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, che presenta un’ampia selezione di gioielli non preziosi dagli anni Trenta fino a oggi, provenienti dalla collezione di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo. In mostra collane, orecchini variopinti, spille eccentriche e bracciali originali raccontano un fenomeno che, da semplice alternativa al gioiello autentico, si è affermato come vero e proprio linguaggio creativo.

Edoarda Masi e la Cina
Dal 13 novembre all’11 gennaio 2026, nella sala Maria Teresa della sarà allestita la mostra Edoarda Masi e la Cina. Pensiero, letteratura e traduzione. L’esposizione, curata da Bettina Mottura, Simona Gallo e Marina Zetti, è dedicata alla ricca esperienza di studio, di lettura e di traduzione della Cina della sinologa Edoarda Masi, bibliotecaria della Braidense dal 1961 al 1973, attraverso il confronto diretto con il suo inestimabile lascito custodito proprio in Braidense, composto da oltre 2000 volumi. La rassegna, suddivisa in tre sezioni – pensiero, letteratura, traduzione – ruota attorno al focus della dimensione letteraria della Cina conosciuta e restituita ai lettori italiani.

Pier Paolo Pasolini e Umberto Eco
Dal 29 gennaio al 28 marzo 2026, a cinquant’anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini e a cent’anni dalla nascita dello scrittore giapponese Yukio Mishima, la Biblioteca Braidense proporrà un progetto espositivo, curato da Marco Minuz, che accosta queste due inafferrabili figure del panorama culturale internazionale del secolo scorso, per leggere vicinanze intellettuali e comuni percorsi. Infine, dal 7 aprile al 6 giugno 2026, in occasione dei dieci anni dalla scomparsa, una mostra renderà omaggio a Umberto Eco, realizzata in collaborazione con la Fondazione Umberto Eco.
Informazioni: pinacotecabrera.org
* Foto cover: Giorgio Armani – Milano Per Amore, Pinacoteca-di-Brera (ph Agnese Bedini; Melania Dallegrave; Dsl studio, per concessione ufficio stampa)

Ho cominciato quello che una volta chiamavano il “mestieraccio” alle elementari (la mia prima ricerca – quando si dice il destino – era dedicata ai giornali). A vent’anni ho diretto il periodico “Nonostante” dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla. Ai tempi dell’Università (conservo gelosamente un’inutile laurea in Lingua e letteratura russa nel cassetto) battevo i marciapiedi per trovare storie da scrivere su “Il Giornale” fondato e diretto da Indro Montanelli. Sono diventata giornalista professionista nel 1983 e da allora ho lavorato in una lunga serie di settimanali e mensili, scrivendo di cronaca, economia, turismo, enogastronomia, problemi sociali e persino di gossip (mi manca solo lo sport!). Gli amici mi considerano una “milanologa” perché ho scritto tre guide sulla mia città. L’ultimo libro, di cui vado particolarmente fiera, s’intitola “L’arte di traslocare”.

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