Arquà Petrarca per un fine settimana tra poesia e giuggiole

Tra poesia, medioevo e dolcezza: un weekend nel borgo di Francesco Petrarca sui Colli Euganei, dove si celebra la Festa delle Giuggiole, il 12 ottobre, e si respira ancora l’anima del poeta
«Fuggo la città come ergastolo e scelgo di abitare in un solitario piccolo villaggio, in una graziosa casetta, dove trascorro i giorni pienamente tranquillo, lontano dai tumulti, dai rumori, leggendo continuamente e scrivendo». Così scriveva il Petrarca – in una lettera all’amico Francesco Bruni – per spiegare la sua scelta di vita ad Arquà Petrarca, nel cuore dei Colli Euganei.
È il 1371 quando il poeta trova ad Arquà, la quiete che aveva sempre cercato. Nella sua casa – costruita nel Trecento e donatagli dai Carraresi – trascorrerà gli ultimi quattro anni della vita, curando i versi, le amicizie, e il suo giardino di rose e giuggiole.
Da allora, il borgo e il poeta sono inseparabili. Arquà Petrarca – nonostante le poche centinaia di abitanti ha il titolo di “città” – è un piccolo scrigno dove il tempo sembra avere imparato a respirare piano. Selezionato tra i borghi più belli d’Italia, conserva l’anima medievale che tanto incantava il suo celebre abitante.
Nella casa del poeta
La visita inizia dalla dimora del poeta, un pellegrinaggio letterario a cui pochi resistono. Tra le pareti affrescate si trovano ancora la seggiola e l’armadio-libreria che, secondo la tradizione, furono suoi. Ogni stanza racconta un frammento di vita e qualche leggenda. Come quella della Camera della Gatta, dove per secoli sono state conservate le spoglie imbalsamate della compagna pelosa del poeta. La tradizione vuole che sia stata la sua gatta a tenergli compagnia nelle lunghe ore di scrittura. In un epigramma attribuito ad Antonio Querenghi, è proprio lei a vantarsi: «Il poeta toscano arse di un duplice amore: io ero la sua fiamma maggiore. Laura la seconda». Dalle finestre, lo sguardo corre verso i monti Cero e Castello, lo stesso panorama che Petrarca amava contemplare per ore. È un silenzio che ancora parla.
Vicoli, logge e meraviglie
Uscendo, Arquà si rivela in tutta la sua grazia: vicoli acciottolati, logge fiorite, vecchi lavatoi e case in pietra. Ogni scorcio sembra pensato per la lentezza. C’è la Fontana del Petrarca, che secondo la fantasia popolare avrebbe fatto costruire lui stesso per unire cinque piccole sorgenti. E sull’arco un’iscrizione invita i passanti a “venerare quest’acqua, bevendo la quale il Petrarca poté cantare versi divini”.
Poi l’oratorio della Santissima Trinità, dove il poeta si raccoglieva ogni giorno in preghiera, e i palazzi nobiliari come il Contarini e lo Strozzi, che ancora oggi raccontano storie di Dogi e mercanti. Perfino la farmacia, con i suoi scaffali antichi, è una piccola perla d’altri tempi.
La Festa delle Giuggiole: dolcezza e medioevo
Ad Arquà si dice che “andare in brodo di giuggiole” sia cosa naturale. E non solo per modo di dire: qui la giuggiola, frutto dalla buccia marrone e dal sapore zuccherino, è regina indiscussa.
Il poeta stesso ne coltivava nel giardino di casa, accanto alle sue amate rose gialle. Oggi, questo piccolo frutto si trasforma in liquore, dolce, cioccolatino e perfino spritz.
Ogni ottobre, il borgo celebra la Festa delle Giuggiole, giunta alla 45ª edizione (quest’anno domenica 12 ottobre). Il paese si veste di medioevo: sfilano dame e cavalieri, giullari e tamburini, mentre per le vie si rincorrono profumi di grappa e mosto. Tra bancarelle di artigiani e stand gastronomici, si assaggiano panini medievali cotti nel forno a legna, dolci alle giuggiole e il celebre “brodo”, un liquore caramelloso che conquista anche chi non ama i digestivi.
E se avete voglia di brindare, provate lo Spritz Euganeo: nasce all’Enoteca di Arquà, dove la classica oliva è sostituita da una giuggiola infilzata sullo stecchino. Un tocco d’ironia veneta e un sorriso assicurato.

Camminare come Petrarca
Petrarca fu, a suo modo, il primo trekker della storia. Si racconta che salì sul Monte Ventoux per il gusto di misurarsi con sé stesso. Nei Colli Euganei i percorsi sono più gentili ma altrettanto ricchi di poesia. Tutti partono dalla piazzetta di San Marco, cuore del borgo alto, e si snodano tra uliveti, vigneti e silenzi. Camminare qui è un modo per ritrovare il “paesaggio dell’anima”, quello stesso orizzonte che il poeta cercava nei suoi versi.
Olio e antiche tradizioni
A novembre, poi, Arquà cambia profumo: l’aria sa di olio nuovo e pane caldo.
La Festa dell’Olio Novello (domenica 16 novembre) celebra il prodotto simbolo dei Colli Euganei, frutto di un lavoro lento e sapiente. I produttori locali propongono degustazioni, concorsi e antiche ricette: baccalà e polenta, schissotto con la salsiccia e vini del territorio. Tutto condito da rievocazioni storiche e giochi medievali, perché qui la tradizione non si racconta soltanto, si vive.
Dove dormire: Borgo Petrarca

A pochi passi dal centro, il Relais Borgo Petrarca accoglie le viaggiatrici con un’atmosfera che sembra uscita da un sonetto. Quattro camere e due suite dai toni pastello, una piscina a sfioro circondata da ulivi, e pareti che citano i versi più belli del poeta. Un coffee corner con dolcetti e tisane attende chi torna da una camminata tra i colli, mentre fuori, tra i tavolini e il silenzio, si vive il piacere semplice del tempo ritrovato. Info: www.borgopetrarca.it

Basta sentirmi parlare per intuire il mio attaccamento alla Basilicata. Nonostante viva a Bologna da tanti anni e ami questa città, ho mantenuto una visione Sudcentrica della vita. Giornalista professionista, tutor al master in giornalismo, scrittrice e soprattutto “ragazza” piena di energia. Ho una valigia sempre pronta, anche se a ogni viaggio dimentico qualcosa. Vivrei in estate tutto l’anno e sogno una casa vista mare. Scrivo libri di curiosità (Book Sun Lover) e romanzi (“Un giorno sì un altro no”, “Come un fiore sul quaderno”). Leggo tanto, sorrido ancora di più.

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