Basilicata rurale: il tempo lento dei ritorni

Un viaggio in una terra ancora da scoprire, tra mani che intrecciano storie, artigiani che custodiscono saperi e paesi che non hanno mai smesso di raccontare la vita

Testo e fotografie di Angelo Camillieri *

L’abbraccio della Basilicata

La Basilicata rurale è come un abbraccio caldo, a stretta ferrea, che vorrebbe misurare tutto il tempo in cui sei stato via, per riprenderselo. È un abbraccio che profuma di casa, di ritorno, di pane, di legna messa ad ardere. Qui si torna per riagganciarsi al tempo, al proprio tempo, in un luogo dove tutto scorre in una frequenza di sorrisi, mani che lavorano, intrecciando lana, impastando farina, modellando la terra; allo scorrere dell’acqua, ai sentieri di campagna, alle stradine di paesi perduti sulle montagne. Un luogo che non ha bisogno di rispettare la frenesia delle nostre città e che al contrario assapora la lentezza in un tempo sospeso, dilatato. Che segue il sole e la luna.

Teatro Stabile di Potenza

Vita lenta nelle piazze dei paesi

Trovarsi nella piazza del paese, seguire l’ombra delle case attorno, la pietra bianca che acceca, il profumo di una tavola pronta. Un signore accanto a te stringe le mani dietro la schiena, guarda quello che guarda ogni giorno senza mai stancarsi, osserva pietra dopo pietra, come se in ognuna nascondesse un ricordo.

Veduta di Brindisi di Montagna

La Basilicata è un luogo di partenze ma anche di ritorni, un richiamo che piano piano grida più forte. Qui si torna non perché ad attenderti ci sono i contratti a vita con stipendi da manager; si torna perché qui nascono ancora le storie, quelle fatte di persone, che parlano della vita, nella sua essenza.

Mani che raccontano

Qui le mani non hanno smesso di toccare la materia, filando la lana a colpi di uncinetto; impastando l’acqua con la farina, modellando la pietra e il metallo. Le dita scivolano via, fuggendo dalle tastiere, dagli schermi touch, per riconnettersi agli elementi della natura.

Una nonna centenaria di Avigliano, alla sua età cuce ancora

Racconti e leggende

É una terra difficile da capire e interpretare, la vita vera si cela dentro le botteghe, dentro i laboratori degli artigiani, nelle case, sempre aperte, nella vita lenta dei paesi. Se non conosci la Basilica è solo perché le sue storie sono rimaste nelle bocche di chi ancora vive questa terra. È come un contenitore che si riempie di tutti i racconti di chi decide di partire e poi tornare. Racconti che si mischiano ai miti, alle leggende antiche di una Basilicata esoterica, magica, quasi irraggiungibile, dove esiste, tutt’ora un forte legame con la terra in un equilibrio costante con le tradizioni della comunità.

Annangela custode della tradizione del ricamo

Basilicata rurale è come una macchina del tempo e dello spazio che si muove tra le diverse stratificazioni del territorio, muovendosi tra i racconti di vite attuali e passate. Come quella di Annangela Lovollo con il suo ago appuntato sempre al petto, vive ad Avigliano, da qui non è andata più via. Crea ricami in piccoli, spesso piccolissimi medaglioni di pochi centimetri. Per lei che porta avanti la tradizione di famiglia, ricamare è una forma di racconto, un sapere ancestrale in grado anche di raccontare l’oggi.

La creatività di Annangela Lovallo capace di creare questi ricami in medaglioni di pochi centimetri

La Balestra, il coltello dell’amore

Vito Aquila artigiano del ferro che produce un oggetto molto antico e prezioso, un coltello con lama intarsiata di mille decorazioni e manico ricavato dal corno di bufalo. Vito che ha deciso di rimanere, e continuare l’attività del padre, mantiene viva una tradizione secolare, forgiando a mano le lame del così detto coltello Balestra, il coltello dell’amore e della morte usato in tempi passati per difendersi dai falsi sentimenti.

La storia

Questa temibile arma nacque dal folle amore di un giovane fabbro che non riusciva a trovare una donna – in tempi passati chi praticava questa professione veniva escluso perché colpevoli di aver fabbricato i chiodi che crocifissero Gesù – povero e allontanato conobbe una trovatella, anche lei sola, senza parenti e senza dote. Nato l’amore, decisero di sposarsi. Ma, il feudatario dell’epoca pretese lo ius primae noctis, allora il fabbro per difendere l’onore della sua amata inventò la micidiale Balestra, con lama sottile e di piccole dimensioni, da poter nascondere sotto le vesti. Così la donna per difendersi dall’oltraggio, pugnalò e uccise il feudatario. Diventò, da lì a poco l’arma del ceto medio e dei briganti, l’arma per punire i potenti.

E qui si può assaggiare anche il famoso “tarallo”, il biscotto con la glassa, preparato ancora dalle donne del paese e come souvenir goloso in forni e ristoranti.

Signore lavorano e infornano il Tarallo di Avigliano

Borghi che parlano

Le storie si diramano tra i boschi e le alture, come tele di ragno. Si annidano nei paesini e da lì escono fuori arricchite di altri racconti, nuove avventure, nuovi personaggi; prendendo dal passato e dal presente per prepararsi al futuro.

Una terra che si ascolta

A Potenza incontro Carlo e Paola che nel loro tour tra le vie della città mi ripetono, “le cose non sono sempre quelle che sembrano”, riferendosi alle mille storie che si nascondono tra le vie della città e tra le innumerevoli ferite lasciate dall’ultimo terremoto. Le loro voci mi accompagnano, lungo le stradine strette, i ponti, le piazze fino ad arrivare nel punto più alto, dove osservo, da un’altra prospettiva, tutta la città. Paola mi ricorda che le città non sono necessariamente catalogabili come belle o brutte ma principalmente sono luoghi dove si immagazzinano le memorie, sono dei contenitori condivisi dove i racconti si incrociano e si incontrano. E alcuni paesi parlano, come Sant’Angelo le fratte, le cui strade sono un vero e proprio museo a cielo aperto. I dipinti raccontano la vita contadina, la produzione del vino, i santi patroni della terra e li antichi abitanti avvolti dalle leggende. Ogni casa ne ha uno e ogni cittadino ne custodisce la storia.

Murales a Sant’Angelo le Fratte

E allora capisci che la Basilicata non si attraversa soltanto, ma si ascolta. È una terra che non ha fretta di mostrarsi, che ti accoglie senza clamore, lasciandoti il tempo di decifrarla. Ogni passo sulle sue strade è un dialogo con chi c’è stato prima di te, ogni pietra un frammento di memoria, ogni voce un’eredità.

Info: www.basilicatarurale.com

* Siamo felici di ospitare sul nostro blog una voce e uno sguardo maschile, soprattutto un amico e un collega davvero bravo.

Tarallo di Avigliano
Piazza Prefettura a Potenza con la chiesa di San Francesco
Caciocavallo podolico specialità Lucana, prodotto ad Abriola

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