Dove il tempo si ferma

In occasione della Giornata Nazionale dei Locali Storici d’Italia (ogni primo sabato di ottobre), un itinerario tra i caffè, gli hotel e le pasticcerie che hanno fatto la storia: da Torino a Palermo, tra velluti, lampadari di cristallo e profumo di cioccolato

La Giornata Nazionale dei Locali Storici d’Italia

Ci sono giornate che meritano di essere vissute con lentezza, e quella che si ripete ogni primo sabato di ottobre – la Giornata Nazionale dei Locali Storici d’Italia – è una di quelle. Il momento giusto per uscire con un’amica e concedersi un piccolo viaggio nel tempo. Si gira tra caffè eleganti, pasticcerie d’altri tempi e alberghi che hanno fatto la storia. Ogni tazzina racconta un segreto e ogni sala profuma di memoria.
Sedersi a uno di questi tavolini significa entrare in un racconto. Tra specchi, velluti e lampadari di cristallo, si respira la stessa aria di chi, prima di noi, ha sognato, discusso, scritto. Ogni città ha il suo “museo dell’ospitalità” e il loro fascino risplende ancora oggi. Tutto grazie all’impegno di chi li preserva e valorizza: l’Associazione Locali Storici d’Italia. Raggruppa circa duecento strutture con almeno 70anni di vita (ma anche la conservazione di arredi originali e documentazione sulle frequentazioni illustri).

Il nostro è un viaggio lungo lo Stivale per far conoscere alcuni di questi gioielli, le emozioni e le storie che custodiscono.

A Torino

A Torino la storia si serve al tavolo, tra profumo di caffè e cioccolato. Tutto inizia da Al Bicerin, nella piazzetta della Consolata: un locale di fine Settecento che ha sempre avuto un’anima femminile. Era uno dei pochi luoghi in cui le signore della buona borghesia potevano intrattenersi anche da sole, senza che la cosa fosse ritenuta disdicevole per quel periodo. Tra i frequentatori illustri c’è Cavour, che aveva il suo tavolino fisso (ancora lì). Ancora Silvio Pellico, Puccini e persino Umberto Eco, che qui ambientò alcune pagine del suo Cimitero di Praga. Entrarvi oggi è come sfogliare un album d’epoca: tappeti rossi, legni chiari, vetrinette colme di cioccolato come gioielli. E naturalmente il celebre bicerin, quella carezza calda di caffè, cioccolato e crema di latte che vi farà cadere in tentazione.

Non lontano, in piazza San Carlo, Cavour ritrovava la stessa eleganza al Caffè San Carlo, tra stucchi, statue e marmi. Lì sostavano anche D’Azeglio, Giolitti, Rattazzi, e Gramsci, che scriveva le sue recensioni teatrali per l’Avanti.

Gelateria Pepino a Torino (ph Ufficio stampa Associazione Locali Storici)

Affacciata sulla stessa piazza, la Confetteria Stratta (1836) è un tripudio di dolcezze in stile carloalbertino. Le scatole da confezione colorate e i fiocchi di raso richiamano la Torino dei teatri e dei salotti, mentre un antico stemma ricorda il titolo di Fornitori della Real Casa per i Savoia. Si racconta che Cavour, per ammorbidire gli ambasciatori europei, ordinasse montagne di marrons glacés e frutta candita: l’obiettivo era prendere per la gola gli ambasciatori dell’intera Europa.

Ristorante del Cambio a Torino (ph Ufficio stampa Associazione Locali Storici)

E se ci si sposta in piazza Carignano, un’altra invenzione tutta torinese fa capolino: la Gelateria Pepino, con il brevetto del primo gelato su stecco ricoperto al mondo, il celebre Pinguino. Un piccolo capolavoro freddo nato nel cuore caldo del Piemonte. Senza dimenticare il Ristorante del Cambio.

A Milano

Tra le osterie milanesi, invece, un posto d’onore va al Ristorante da Berti, conosciuta nell’‘800 come “osteria dei ladri”, per l’abile professione dei suoi frequentatori. Alle pareti, proclami e notificazioni originali firmati dal generale Radetzky, una sala col caminetto amata dal giornalista Enzo Biagi e un giardino col pergolato dove dipingeva il pittore Luigi Veronesi.

Ma il capoluogo lombardo vanta pure hotel storici, come lo Sheraton Diana Majestic, in viale Piave. «Se fai la brava, ti porto al Diana», ripetevano alle ragazze di buona famiglia, perché era l’albergo delle feste, delle stilate d’alta moda, degli artisti in tournée al Teatro Diana, che aveva sede in quel palazzo liberty attualmente occupato dall’hotel. Orio Vergani fondò, nel 1953, l’Accademia Italiana della Cucina.

Curioso il Caffè Pasticceria Piccardo di Oneglia (Im), dove una volta si accedeva solo se in possesso di un titolo di laurea. Si narra che Mussolini, per un complimento ardito, prese uno schiaffo dalla proprietaria. Anche il ciclista Fausto Coppi si rese protagonista di un altro bizzarro episodio: con 14 minuti di vantaggio, abbandonò la Milano-Sanremo del 1946, entrò per un caffè veloce, riprese la bicicletta e vinse la gara.

A Bologna

Dalla laguna ci spostiamo a Bologna, dove il Grand Hotel Majestic, a due passi da piazza Maggiore, vanta tra gli ospiti famosi anche la principessa Diana. Era il 1995 e fu invitata dall’amico tenore Luciano Pavarotti a partecipare al “Pavarotti and Friends”. «Ci fu chiesto di tenere libero tutto un piano e furono richieste una decina di camere adiacenti per la servitù che viaggiava con lei, oltre che una stanza solo per le scarpe e un’altra trasformata in stireria per rinfrescare gli abiti che avrebbe indossato», raccontano dalla direzione. Incanta il salone del XV secolo con gli affreschi della scuola dei fratelli Carracci e Caffe Marinetti. È chiamato così in onore del padre del Futurismo che vi alloggiava spesso.

A Roma

Nella capitale è di scena La Matriciana, il cui nome richiama il piatto più famoso, i bucatini all’amatriciana. Nata come trattoria nell’anno dell’annessione di Roma al Regno d’Italia, divenne cenacolo di artisti nel 1880 quando, di fronte, s’inaugurò il Teatro Costanzi (l’attuale Teatro dell’Opera). Nel dopo-spettacolo, ha messo a tavola Maria Callas, Carla Fracci, il regista Zeffirelli. Conserva persino una cabina telefonica degli anni Trenta, oltre a vetrine e arredi d’epoca.

Famosa pure la sala da tè Babingtons o l’Hotel Quirinale. Quest’ultimo era scelto da Mascagni, Puccini e Verdi sceglievano durante le loro tournée per la vicinanza al Teatro dell’Opera: era collegato mediante un passaggio (oggi all’interno del giardino).

A Napoli

Tanti pure i nomi famosi – da Oscar Wilde a Virginia Woolf, da Totò a Anna Magnani – che sono passati dal Grand hotel Parker’s di Napoli, attratti dall’eleganza e dall’atmosfera liberty. L’hotel acquistato nel 1869 da un nobile inglese, sir George Parker Bidder, ha tra i punti di eccellenza la libreria con più di settecento antichi volumi. Incanta il roofgarden per godere del capoluogo partenopeo al tramonto. O ancora la Locanda del Cerriglio.

A Palermo

Antica Focacceria San Francesco a Palermo (ph Ufficio stampa Associazione Locali Storici)

Infine, a Palermo apre le sue porte l’Antica Focacceria. Pare che Garibaldi vi si rifocillò prima di risalire la Penisola con i Mille nel 1860. Nel 1890 diventa una sorta di circolo culturale per Pirandello, Sciascia e Guttuso. Vi è anche una sala dedicata a Vincenzo Florio, l’inventore della Targa Florio. Per lui e gli altri piloti era il posto giusto per festeggiare le vittorie.

Info: https://localistorici.it/

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