Volersi bene è un viaggio

Antonella Angerame, counselor e sex coach, racconta come accompagnare le donne in un percorso di rinascita, tra corpo, desiderio e ascolto interiore

Volersi bene è un viaggio. E come ogni viaggio che si rispetti, ha bisogno di una mappa, di una guida, di un tempo dedicato.
Non sempre si parte per un luogo fisico: a volte si parte per ritrovarsi. Per riconnettersi con quel sentire profondo che spesso – tra routine, doveri e silenzi – finisce sepolto sotto strati di disattenzione. È qui che prende forma il lavoro di Antonella Angerame, counselor, formatrice e sex coach con studio a Segrate, ideatrice del metodo A Tuo Piacere: un percorso esperienziale pensato per accompagnare le donne in un viaggio interiore, verso una relazione più autentica con il proprio corpo e il proprio desiderio.

Chi è Antonella Angerame

Con una formazione filosofica alle spalle e oltre vent’anni dedicati all’infanzia e alle dinamiche affettive, Antonella ha trasformato una crisi personale in un atto di rinascita. Il suo metodo integra pratiche corporee, respiro, rieducazione emozionale, neuroscienze e lavoro sulle radici affettive, in un cammino concreto e personalizzato. Nessun protocollo preconfezionato, nessuna promessa magica. Solo lentezza, ascolto, rispetto. Perché la vera rivoluzione – quella che cambia noi e, a cascata, il mondo intorno – passa spesso da un gesto semplice e potente: accarezzarsi senza paura e sorridere allo specchio. E forse, in fondo, è proprio questo il viaggio più importante che possiamo concederci. Da sole. O tra amiche. Ma sempre, profondamente, a nostro piacere.

Cos’è il metodo «A Tuo Piacere»

Il suo metodo si chiama «A Tuo Piacere». Ci racconta com’è nato e cosa significa per lei, oggi, accompagnare una donna in questo tipo di percorso?

«A Tuo Piacere è nato dal mio stesso viaggio. C’è stato un momento della mia vita in cui avevo tutto: lavoro, relazioni, stabilità. Ma dentro mi sentivo vuota, come se avessi perso il contatto con il mio corpo (che forse non ho mai veramente avuto), con il desiderio, con quella scintilla che ti fa sentire viva. Ho capito che non bastava “capire” cosa non funzionava. Dovevo sentire. Entrare nel corpo, respirarlo, lasciarlo parlare. Oggi accompagnare una donna in questo percorso significa guidarla a rientrare in sé, a sciogliere paure e condizionamenti che provengono dalla sua storia e dalla storia di tutte le donne e a ritrovare il piacere come bussola, non come premio da meritare. Vederla tornare a brillare è il motivo per cui faccio questo lavoro».

A chi si rivolge, in particolare, questo cammino? C’è un momento della vita in cui sente che è più facile – o più urgente – iniziare?

«Di solito sono donne tra i 35 e i 55 anni. Madri, professioniste, spesso in relazioni stabili che però non si sentono più vive. La verità è che si rivolgono a me anche donne molto giovani o già 70enni e questo è meraviglioso perché non c’è un limite d’età quando una donna sente di meritare il meglio per sé stessa. Spesso arrivano quando la mattina si svegliano già stanche, tristi o insofferenti e quando non desiderano più il proprio corpo o il partner, quando sentono che “c’è tutto, ma manca qualcosa”. Non è mai troppo presto o troppo tardi per iniziare. Ma diventa urgente quando senti che stai sopravvivendo, non vivendo».

Il viaggio come strumento di ascolto interiore

Un viaggio – da sola o tra amiche – può aiutare a guardarsi dentro con più amore?

«Sì, se è un viaggio scelto con il cuore. Non serve per forza partire lontano: basta un contesto che ti faccia rallentare, respirare e ascoltarti senza distrazioni.

Anche tra amiche, se l’energia è giusta, può essere potente. Ma l’ascolto vero inizia sempre da te, dal coraggio di viaggiare dentro, di stare in silenzio e sentire cosa c’è, cosa ti sta abitando».

C’è un luogo che consiglierebbe per continuare questo percorso anche nel quotidiano?

«Più che un luogo fisico, direi uno spazio-tempo tutto nostro. Può essere la tua camera da letto, il bagno, o anche solo un angolo dove puoi accendere una candela e respirare.

Quello spazio, se lo abiti con costanza, diventa il tuo santuario. La natura sicuramente può aiutare tanto: stendersi su un prato, sulla sabbia calda o vicino ad un albero ma ciò che conta davvero è riconnettersi a se stesse ogni giorno, anche solo per cinque minuti».

Il ruolo dell’amicizia nel cammino verso sé stesse

Quanto conta, secondo lei, il valore dell’amicizia in un percorso di riconnessione con sé stesse?

«Un’amica che ci sostiene senza giudizio è un dono prezioso. A volte basta che ti ricordi che non sei sola, che ti dia il coraggio di esplorare parti di te che hai sempre nascosto. Ma l’amicizia non deve sostituire l’ascolto interiore. Serve a creare un cerchio di sostegno, non una stampella».

Cosa non dovrebbe mai mancare nella valigia (materiale o simbolica) di una donna che vuole ripartire da sé?

«Un diario per ascoltare e scrivere ciò che senti. Una pietra o un oggetto che ci ricordi la nostra forza. E il coraggio di dire “no” a ciò che ci spegne e “sì” a ciò che ci accende. Quello è il vero bagaglio».

Piacere ed empowerment: perché serve tornare al corpo

In un’epoca in cui si parla tanto di empowerment, ma poco di desiderio, come possiamo tornare a sentire davvero il piacere e la connessione con noi stesse?

«Dobbiamo smettere di trattare il piacere come un lusso o una performance. Il piacere è lo stato naturale del corpo nascosto sotto strati e strati di condizionamenti ed è sano che sia una pratica quotidiana, che parte da piccoli gesti: accarezzarsi senza paura, respirare profondamente, rallentare. Quando il corpo si sente sicuro e presente, il desiderio si accende naturalmente. Non è qualcosa da “aggiungere”: è qualcosa che riemerge, se gli lasciamo spazio».

Quale donna le piacerebbe accompagnare lungo il suo percorso? E perché?

«Mi piacerebbe accompagnare una donna che sembra avere tutto, quella che il mondo vede come forte e realizzata… ma che dentro si sente vuota. Perché so quanto è potente quando una donna così torna davvero a sé. La sua trasformazione illumina anche chi le sta intorno».

Testimonianze e quale messaggio lanciare

Esiste una storia, tra quelle che ha incontrato, che l’ha particolarmente toccata e che potrebbe condividere con noi?

«Sì, una delle storie che porto nel cuore è quella di Giulia, 52 anni, in una relazione di lunga data dove tutto funzionava… ma niente la accendeva più davvero. Si sentiva insicura nel corpo, poco desiderabile, quasi in imbarazzo nel chiedere dolcezza o coccole al suo compagno. Pensava di dover essere sempre all’altezza, performante, allineata a un ruolo. Ma dentro si sentiva piccola, come se il suo piacere non avesse diritto di esistere. Nel percorso ha fatto un passaggio potente: ha imparato a lasciare andare il controllo, a ricevere senza sentirsi in debito, a stare nel corpo, senza giudicarlo. Ecco, per me quello è un atto rivoluzionario. Quando una donna torna al suo corpo, e lo sente come casa… cambia tutto. Anche la relazione, anche la vita».

A volte ci si sente “spente” pur avendo tutto. È proprio da lì che è ripartita lei. Cosa direbbe a chi si riconosce in quella sensazione?

«Che non c’è nulla di sbagliato in lei. Ma che ignorare quella sensazione è il vero pericolo.
È il corpo che chiede attenzione. È un invito a tornare a casa, a ricentrarti. Non serve distruggere tutto. Serve solo iniziare ad ascoltarci, con onestà e dolcezza».

Consigli di lettura e piccoli riti quotidiani

Possiamo dare un consiglio di lettura a tema alle nostre lettrici?

«Consiglio “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estés. Un libro che aiuta a riconnettersi con l’istinto e il sentire profondo, risvegliando parti di noi spesso addormentate».

E cosa c’è in questo momento sul suo comodino?

«Una candela, un piccolo cristallo di quarzo rosa, il mio diario e “Afrodite Svelata” di Maya Vassallo di Florio. Oggetti e parole che mi ricordano, ogni sera, di tornare a me stessa».

Info

Per saperne di più si può seguire il canale Telegram https://t.me/+DBJiWvCM3704MDM0 dove Antonella Angerame pubblica periodicamente consigli e news o scrivere direttamente alla sua mail: <anto.angerame@gmail.com>

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