La poesia viscerale di Alfonso Guida: un grido dall’anima lucana

Finalista al Premio Strega Poesia 2025, il poeta di San Mauro Forte si racconta tra radici, dolore e resistenza
Ci sono poeti che abitano i versi come si abita una casa. Per Alfonso Guida, finalista al Premio Strega Poesia 2025 con Diario di un autodidatta (Guanda), quella casa è San Mauro Forte, un grazioso borgo autentico della Basilicata, nell’entroterra materano. Un luogo che non ha mai lasciato e che rappresenta il cuore pulsante della sua ispirazione. Un legame viscerale, profondo, che si riflette in ogni sua parola, in ogni verso.
Tra i calanchi lucani
Nato e cresciuto tra i calanchi lucani, Guida ha costruito una poetica potente e cruda, che si nutre di terra, di memoria e di dolore. La sua è una poesia senza filtri, capace di trascinare il lettore in un vortice di immagini viscerali e concrete. «Il legame è viscerale, profondissimo. Non riesco ad andare a vivere altrove. Sono abbarbicato alle mie origini» – ha dichiarato in una recente intervista. Ed è proprio questa radice tenace a fare di Guida uno degli autori più autentici e potenti della sua generazione, come una volta ha sottolineato il critico Maurizio Cucchi.
Nella cinquina dello Strega Poesia
Le sue parole sembrano scolpite nella roccia, tra le fenditure dei calanchi e il vento che sferza le pietre di San Mauro Forte. «La mia poesia si nutre della mia lucanità. In tutti i miei versi c’è il colore, il sapore, l’odore dei paesaggi che mi circondano, soprattutto quello dei calanchi». Una poesia che non chiede consolazioni, ma invita a guardare dritto nel dolore e nella verità, come testimonia il suo ultimo lavoro, Diario di un autodidatta, una confessione in versi che esplora il corpo e l’anima senza sconti. Un’opera che non concede tregua, che si nutre di parole sferzanti, viscerali, senza alcun filtro. Un grido di dolore che prende forma tra versi laceranti e immagini potenti.

A tu per tu con Alfonso Guida
Alfonso, sei finalista al Premio Strega Poesia 2025 con Diario di un autodidatta. Cosa rappresenta per te questo traguardo?
«È un traguardo importante. È l’incoronazione di trent’anni di vocazione alla scrittura poetica».
La tua poesia è stata definita una “dissipazione esistenziale”. Da dove nasce questa urgenza espressiva?
«È Mario Santagostini che ha parlato, nella quarta di copertina del Diario di un autodidatta, di “dissipazione esistenziale”. In realtà, l’urgenza espressiva è una conseguenza, un’inferenza logica di un vivere estremo, osceno – direi – nel significato etimologico di ob-sceno, “fuori scena”. Un vivere con irruenza, ma restando ai margini, dove la vita pullula, più vera, autentica».
Nei tuoi versi si avverte una forza anarchica, un istinto che guida la parola. Credi che questa libertà stilistica sia il tuo marchio distintivo?
«Il marchio distintivo della mia scrittura in versi è sì una forza propulsiva anarchica, ma anche un modo personale di stare nelle regole, utilizzando la metrica canonica, strumento necessario per organizzare il discorso, il delirio. In fondo, la poesia è “un de-lirio organizzato”, diceva Deleuze».
La Basilicata nei suoi versi
Quanto la tua terra nutre le tue poesie?
«La Lucania, la mia terra, il suo paesaggio, sono il motore primo, il principio assoluto della mia parola. Se non fossi stato qui, se non avessi abitato questo deserto, sarebbe stato più difficile parlarne, farne una poetica. Tutta la forza della mia parola poetica deriva dalla disperazione dell’isolamento geografico e dalla tensione interna che ne scaturisce».
Tra i tuoi riferimenti letterari c’è pure Leonardo Sinisgalli. Cosa hai appreso dal suo modo di raccontare il sud?
«Da Sinisgalli ho appreso la capacità di stare “sopra” le cose che racconto, attraverso il distacco di un’ironia intellettuale arguta e acuta come la punta di un cristallo di rocca e, al contempo, la capacità di stare “dentro” o “sotto” le cose, dove scorre il fiume un po’ torbido della verità».
“Diario di un autodidatta” è una sorta di autobiografia in versi. Quanto è difficile mettere la propria vita nero su bianco?
«È difficile dire le cose come stanno, come sono andate. Lo sforzo è tutto lì, nel sapersi mettere a nudo, come vuole Baudelaire, esaminare la propria interiorità senza raggiri né aposiopesi, sentirsi un testimone onesto davanti al giudice».
Il Sud come prigione in cui rifugiarsi
Il Sud che descrivi appare immobile e fuori dal tempo, quasi ancestrale. È un rifugio o una prigione?
«È la prigione in cui mi rifugio».
Cosa ti piace e cosa non ti piace del tuo paese?
«Del mio paese – San Mauro Forte – non mi piace l’eccessivo senso di indifferenza che abita il cuore delle persone. Mi piacciono le pietre vecchie, le muraiole che smangiano i muri e le grondaie del centro storico».
In tour per lo Strega
Come ti stai preparando al tour prima della proclamazione dell’opera vincitrice allo Strega?
«Purtroppo, per problemi di salute non potrò partecipare a tutte le tappe del tour. Mi dispiace, ad esempio, non poter essere il 16 maggio al Salone del Libro di Torino, ma sarò presente in altre città: Civitavecchia, Foggia, forse Firenze. Mi aspetta un’estate frenetica».
Cosa non manca mai nella tua valigia?
«Non mancano mai un libro, un quaderno e una penna».
11. Con chi vorresti partire e perché?
«Vorrei partire con un bel pastore, uno di questi bei pastori del paese che, all’alba, vedo affollare il bar dove mi reco per iniziare la giornata e godere dello stupore del mondo attraverso le sue reazioni, la luce dei suoi occhi. Amo gli occhi spogli, nudi, bruciati, colpiti dalla luce diretta della novità, che produce stupore, meraviglia».
Alfonso e i ricordi di chi scrive
E in quella frase c’è tutto: lo sguardo nudo e bruciato di chi vive ai margini, ma vede più lontano di chi si perde nel frastuono delle città. Guida non lascia mai davvero San Mauro Forte, nemmeno quando i suoi versi viaggiano altrove. Perché quella terra, con le sue ferite e le sue promesse, è casa. Una casa fatta di parole.
Ed è casa anche per me. Ci conosciamo da ragazzini, io e Alfonso. Le strade solitarie di San Mauro Forte sono state il nostro palcoscenico di sogni e chiacchiere, di caffè condivisi e di progetti immaginati a occhi aperti. Ricordo ancora i discorsi infiniti sui libri, sull’arte, sulla voglia di raccontare la vita, anche quando brucia. O forse, soprattutto allora.

Vederlo oggi finalista al Premio Strega Poesia 2025 è un orgoglio che mi attraversa. Perché so da dove viene quella voce, quanto ha scavato nelle radici della nostra terra, quanto è rimasta fedele a quel vento che soffia sui calanchi, ai silenzi che parlano più di mille parole.
E ora tengo le dita incrociate per lui, per questo Strega che potrebbe sancire la consacrazione di un talento nato tra le pietre di un paese che, a volte, sembra fuori dal tempo. Un talento che ha sempre creduto nella forza delle parole, anche quando tutto intorno sembrava sussurrare il contrario.
- foto di copertina: Alfonso Guida immortalato dal fotografo Dino Ignani

Basta sentirmi parlare per intuire il mio attaccamento alla Basilicata. Vivo a Bologna da tanti anni e amo questa città ma ho mantenuto una visione Sudcentrica della vita. Giornalista professionista, tutor al master in giornalismo, scrittrice e soprattutto “ragazza” piena di energia. Ho una valigia sempre pronta, anche se a ogni viaggio dimentico qualcosa. Vivrei in estate tutto l’anno e sogno una casa vista mare. Scrivo libri di curiosità (“Book Sun Lover” e “Book Winter Lover”) e romanzi (“Un giorno sì un altro no”, “Come un fiore sul quaderno” e “A volte è complicato”). Leggo tanto, sorrido ancora di più.

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