A Parma, la mostra “Lei”: oltre sessanta donne ci guardano

Da Van Gogh a Modigliani, da Klimt a Picasso, ma anche Dora Maar, Francesca Woodman e Giosetta Fioroni. Al Palazzo del Governatore di Parma una grande esposizione attraversa oltre due secoli di arte e di identità femminile. Da vedere, perché no, con un’amica
Chi guarda chi? Per secoli le donne sono state ritratte, dipinte, scolpite, fotografate. Muse, modelle, aristocratiche, attrici, madri, bambine, figure immaginate. Belle, enigmatiche, sensuali, malinconiche. Ma attraversando le tredici sale di Palazzo del Governatore, a Parma, può capitare una cosa curiosa: a un certo punto si ha l’impressione che siano loro a guardare noi.

Si intitola semplicemente LEI, una parola di appena tre lettere che contiene parecchi mondi, la mostra LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre, in programma dal 2 ottobre all’8 marzo 2027. Una data finale che, naturalmente, non sembra scelta per caso.
Oltre sessanta opere
Nelle sale oltre sessanta opere, tra dipinti, sculture, disegni, fotografie e arazzi, alcune raramente concesse in prestito dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Due secoli di storia dell’arte raccontati attraverso volti e corpi femminili, ma soprattutto attraverso identità che cambiano. Il bello è fermarsi davanti ai quadri e chiedersi chi fossero davvero quelle donne.
Da Madame Ginoux alla marchesa che voleva diventare un’opera d’arte
In esposizione troviamo «L’Arlesienne», l’Arlesiana, ritratta da Vincent van Gogh. Non era una misteriosa creatura nata dalla fantasia del pittore fiammingo. Si chiamava Marie Ginoux ed era la moglie di Joseph Ginoux, proprietario del piccolo Café de la Gare di Arles, cittadina a Sud della Francia, frequentato da Van Gogh e da lui più volte ritratta. Il viso pensieroso e sul tavolo due libri, La Capanna dello zio Tom di Harriet Beecher Stowe e I racconti di Natale di Charles Dickens.
Poi compare Hanka Zborowska, elegante, il collo lungo, il volto quasi immobile: è la Signora dal collaretto di Amedeo Modigliani. Aristocratica polacca, era la moglie del poeta e mercante d’arte Léopold Zborowski, che ebbe un ruolo fondamentale nella breve carriera dell’artista livornese.

E poi lei, impossibile da confondere con chiunque altra: Luisa Casati, ritratta da Giovanni Boldini con le penne di pavone. Marchesa, collezionista, diva eccentrica, protagonista della vita mondana europea del primo Novecento, trasformò la propria esistenza in una continua messa in scena.
Accanto alle donne rimaste nella storia, però, ne troviamo altre di cui sappiamo pochissimo. Come Carminella, figlia del popolo ritratta da Antonio Mancini. La sua biografia è quasi svanita, mentre il suo volto è ancora lì.
Quando le donne cominciano a restituire lo sguardo
Seguendo il percorso cambia anche il modo in cui il femminile viene rappresentato.
Nei disegni di Gustav Klimt, tra cui uno studio per Le tre età della donna, la linea racconta sensualità ed eleganza. Con la Femme de Venise VI di Alberto Giacometti la figura si assottiglia fino a diventare quasi presenza ancestrale. Nelle Femmes di Man Ray, invece, il corpo si trasforma in rebus, enigma che rifiuta di essere catalogato dallo sguardo maschile.

E poi arriva la Donna in bianco di Kees van Dongen. Occhi enormi, diretti, quasi inquisitori. Non è più soltanto una donna da osservare: osserva a sua volta con occhi enormi, inquisitori.
Forse è proprio qui uno dei giochi più interessanti della mostra. Provare a capire in quale momento, attraversando due secoli di arte, la donna smette di essere soltanto il soggetto davanti agli occhi dell’artista e comincia a rivendicare una presenza propria.
I differenti linguaggi
A rendere ancora più evidente questo passaggio sono le artiste presenti nel percorso con i differenti linguaggi: Antonietta Raphaël e la densità plastica della scultura, Dora Maar e Francesca Woodman e l’obiettivo fotografico, Vanessa Beecroft e Marinella Senatore con le loro performance dalle complesse coreografie. Queste autrici hanno scardinato vecchi paradigmi e aperto una riflessione profonda sui concetti di personalità, libertà, autodeterminazione e riappropriazione del corpo.
Tra le opere più recenti entrate nella collezione c’è anche Nu Debout, pastello realizzato da Pablo Picasso intorno al 1906 e donato nel 2025 dalla Cy Twombly Foundation.
Una donna dalle scelte innovative
Tra tanti nomi ce n’è uno che merita una sosta particolare: Palma Bucarelli. La incontriamo attraverso il ritratto di Alberto Savinio, ma la sua storia esce decisamente dalla cornice. Direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma dal 1942 al 1975, fu una delle figure decisive per l’affermazione dell’arte contemporanea in Italia. Colta, indipendente, elegantissima, in anni nei quali una donna ai vertici di una grande istituzione culturale era tutt’altro che consueta, portò avanti scelte innovative e spesso discusse. Non manca Elsa Martinelli, attrice dalla carriera internazionale, riletta da Giosetta Fioroni.

Ottant’anni dopo il primo voto
C’è infine una coincidenza storica che rende LEI particolarmente attuale. La mostra viene organizzata nel 2026, anno dell’ottantesimo anniversario del voto alle donne in Italia. La direttrice della GNAMC Renata Cristina Mazzantini ha spiegato che la selezione dei ritratti femminili è stata pensata anche per celebrare questa ricorrenza.
Una sezione è dedicata proprio all’arte italiana tra le due guerre, con opere di Giorgio de Chirico, Gino Severini, Carlo Carrà, Antonio Donghi, Mario Sironi, Renato Guttuso, Arturo Martini, Giacomo Manzù e molti altri. Negli anni Trenta e Quaranta, mentre il fascismo proponeva un modello femminile fortemente legato alla maternità e alla dimensione domestica, alcuni artisti raccontavano donne più complesse, attraversate da inquietudini, silenzi e forme di resistenza.

Informazioni pratiche
LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre è visitabile al Palazzo del Governatore, in Piazza Garibaldi a Parma, dal 2 ottobre all’8 marzo 2027. La mostra è aperta mercoledì, giovedì, sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 19; il venerdì prolunga fino alle 22. Lunedì e martedì è chiusa, salvo aperture straordinarie. Il biglietto intero costa 12 euro, il ridotto 8 euro. È prevista, tra le altre, una riduzione per chi raggiunge la mostra con mezzi sostenibili, compreso il treno: dettaglio niente male per organizzare una giornata a Parma senza automobile. I giornalisti iscritti all’Ordine hanno diritto all’ingresso gratuito.
La mostra è prodotta dal Comune di Parma e dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, con la collaborazione di Solares Fondazione delle Arti e il sostegno di Fondazione Cariparma e Regione Emilia-Romagna. È curata da Renata Cristina Mazzantini e Cesare Biasini Selvaggi.
Info: https://cultura.comune.parma.it/evento/it-IT/LEI.aspx
*foto cover: Guttuso Renato- Ragazze a Palermo, concessa da Ufficio Stampa Studio Esseci


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