In vacanza senza la prova costume: parola di Patty Lewicka

Bra fitting, lingerie, beachwear, terme e valigie: Patty Lewicka racconta perché sentirsi bene nel proprio corpo conta molto più di inseguire la perfezione
Quante volte, davanti allo specchio di un camerino, abbiamo dato la colpa al nostro corpo invece che al costume? Troppo seno, troppo poco, qualche chilo in più, una forma che non assomiglia a quella che avevamo dieci anni fa. E se avessimo semplicemente sbagliato prospettiva?
Patty Lewicka questa domanda se la pone da anni, da quando un viaggio a Londra le ha fatto scoprire il bra fitting e ha cambiato la direzione della sua vita. Polacca di nascita, arrivata in Italia con 200 euro in tasca e una valigia che avrebbe dovuto essere temporanea, ha trasformato l’ascolto delle donne in un lavoro, prima con la lingerie e poi con il beachwear. È nata Patty B., la prima collezione di lingerie e costumi da lei firmata, con oltre 60 taglie fino alla coppa K e una convinzione piuttosto liberatoria: non siamo noi a doverci adattare a ciò che indossiamo.

Ma Patty è anche una viaggiatrice curiosa. Alle donne della sua vita ha dedicato i nomi della lingerie, ai luoghi che l’hanno emozionata quelli dei costumi. E nella sua valigia finiscono libri in polacco e sempre una spazzola per il corpo.
Dalla Polonia all’Italia
Come è arrivata Patty Lewicka in Italia e qual è stato il momento in cui ha capito che questo Paese sarebbe diventato casa e anche il luogo dove costruire il suo progetto professionale?
«Sono arrivata in Italia pensando di rimanerci solo per un periodo. Lavoravo per una grande multinazionale del mass fashion, amavo il mondo della moda e avevo voglia di crescere, ma sentivo che il mio valore professionale non veniva riconosciuto fino in fondo perché non avevo un titolo di studio specifico. Così ho deciso di venire qui a studiare moda: il progetto era prendere un diploma italiano, tornare nella mia azienda e dimostrare quanto valevo. Non avevo assolutamente intenzione di restare in Italia. Poi, però, mi sono innamorata, mi sono sposata ed è nato Leonardo, il mio primo bambino. Dopo un anno trascorso a casa con lui ho capito che avevo bisogno anche di lavorare, creare e sentirmi professionalmente attiva. In quel periodo, dopo la gravidanza e durante l’allattamento, era cambiato anche il rapporto con il mio corpo.

Durante un viaggio a Londra sono entrata in un negozio e, per la prima volta, qualcuno mi ha spiegato quale fosse davvero la mia taglia di reggiseno. Ho scoperto il bra fitting e ne sono rimasta folgorata. Tornata in Italia ho iniziato a studiare il mercato e ho capito che quasi nessuno parlava di bra fitting, coppe differenziate e taglia corretta, né di quanto la lingerie giusta potesse cambiare il modo in cui una donna percepisce sé stessa. Ho pensato: “Questa può essere una rivoluzione”. All’inizio non avevo una grande struttura alle spalle. Ho cominciato comunicando il bra fitting sui social, soprattutto attraverso delle vignette su Facebook, cercando di spiegare concetti tecnici in maniera semplice, leggera e comprensibile. La community ha iniziato a crescere e poi è successo tutto molto velocemente».
Da che città è partita?
«Da Roma, dove è nato il primo negozio Patty Bloom. Poi sono arrivate Milano e Napoli: tre città che mi hanno permesso di portare l’esperienza del bra fitting dal Nord al Sud e raggiungere sempre più donne. A volte penso che sia curioso: sono arrivata qui con un piano preciso per tornare in Polonia più forte professionalmente. Invece l’Italia mi ha dato una famiglia, un’impresa e una nuova vita. Con la crescita dell’azienda, poi, è successa un’altra cosa molto bella. Mio marito, che fin dall’inizio aveva creduto tantissimo nel progetto, incoraggiandomi e sostenendomi anche nei momenti più difficili, ha deciso di lasciare il suo percorso nella multinazionale ed entrare in Patty Bloom per aiutarmi a far crescere quello che ormai era diventato un progetto molto più grande di quanto avessimo immaginato all’inizio».
Il rapporto con la prova costume
L’estate che si avvia alla sua fine coincide con la famigerata “prova costume”. Lei invece parla di benessere e vestibilità: quanto cambierebbe il nostro rapporto con lo specchio se imparassimo a scegliere capi adatti a noi invece di cercare di adattare noi ai capi?
«Cambierebbe tantissimo. Credo che dovremmo proprio ribaltare il concetto di “prova costume”: non siamo noi a dover superare la prova del costume, è il costume che deve superare la prova su di noi! Per anni noi donne siamo state abituate a entrare in un camerino e, se qualcosa non veste bene, a pensare immediatamente che il problema sia il nostro corpo. “Devo dimagrire, ho troppo seno, ho poco seno, ho la pancia, i fianchi…”. Siamo velocissime a trovare qualcosa da correggere.

Dopo tanti anni trascorsi nei camerini con le donne ho imparato, invece, che spesso non è il corpo a essere sbagliato: è semplicemente il capo a non essere adatto a quel corpo. Invece di pensare di tornare ad avere il fisico di dieci o vent’anni fa, dovremmo domandarci: “Che cosa fa stare bene e valorizza il mio corpo oggi?”. Per me il costume giusto sostiene dove serve, accompagna le forme, permette di muoversi liberamente e, dopo cinque minuti, ti fa dimenticare di averlo addosso. La vera prova costume dovrebbe essere una sola: “Mi sento bene?”. Se la risposta è sì, la prova è superata. Dal costume, non dalla donna».
Raffinata lingerie
Lei ha dato un nome femminile a ogni modello di lingerie. Marta, Elvi, Margherita, Barbara… Dietro questi nomi chi c’è?
«Dietro la lingerie Patty Bloom ci sono donne importanti della mia vita: Elvi è mia suocera e Barbara è mia mamma. E la cosa che mi fa sorridere è che proprio Elvi e Barbara sono diventati due dei nostri bestseller! Evidentemente portano fortuna anche alle collezioni! Mi piaceva l’idea che ogni modello avesse un’identità e racchiudesse un piccolo pezzo della mia storia personale. Patty Bloom è nata dalla mia esperienza di donna ed è cresciuta grazie a tante donne, quindi trovo bello che i capi portino con sé nomi e affetti reali. Per la linea beachwear, invece, ho scelto i nomi di luoghi legati ai miei viaggi: Petra, Nilo, Luxor. Posti che ho visto e che mi hanno regalato emozioni fortissime. Viaggiare per me significa osservare, scoprire, lasciarmi sorprendere e trovare ispirazione in un colore, un paesaggio, un dettaglio architettonico o nell’atmosfera di un luogo. Così la lingerie porta i nomi delle donne che hanno lasciato un segno nel mio cuore, mentre il beachwear quelli dei luoghi che mi hanno lasciata senza parole. Dietro ogni nome c’è un ricordo e, soprattutto, un’emozione vera».

Il rapporto con i viaggi
Viaggiare significa anche sentirsi a proprio agio. Quanto conta, secondo lei, partire con capi che ci fanno sentire bene, invece che preoccuparci continuamente di come appariamo?
«Per me conta tantissimo. Invece di chiederci continuamente “Come appaio?”, dovremmo iniziare a domandarci: “Come mi sento?”. Lingerie e beachwear dovrebbero partire proprio dal benessere: sostenere, accompagnare il corpo e permetterci di muoverci liberamente. Quando un capo veste davvero bene, smettiamo di controllarci, di sistemare la spallina o trattenere la pancia. Semplicemente viviamo. E in viaggio questo conta ancora di più: sentirsi bene significa dimenticarsi per un momento dello specchio e godersi davvero ciò che stiamo vivendo».
Sempre più donne scelgono weekend alle terme, spa e percorsi benessere. Quale dovrebbe essere il costume ideale per un percorso termale? Cambiano esigenze, materiali e sensazioni?
«Credo che stia cambiando il modo in cui viviamo il costume da bagno. Non è più soltanto il capo che mettiamo in valigia per due settimane al mare: oggi ci accompagna alle terme, in una spa, in piscina, durante un weekend benessere e può persino diventare un body da indossare con i pantaloni. Il costume ideale non esiste: intero o due pezzi dipende da noi. Cerchiamo sempre più comfort, sostegno e libertà di movimento, senza rinunciare all’estetica. Alle terme, però, bisogna considerare anche un aspetto pratico: l’acqua termale può essere aggressiva e, nel tempo, danneggiare tessuti, elastici, accessori o colori. È quindi importante verificare che i materiali siano adatti a questo tipo di utilizzo. Oppure si può adottare la mia soluzione, decisamente più semplice: portare alle terme un costume un po’ più vecchio, magari quello al quale siamo affezionate ma non riusciamo proprio a dire addio.

Se il colore dovesse sbiadire, almeno non avremo rovinato il nostro preferito. Per me c’è poi un aspetto ancora più importante: il costume è probabilmente uno dei capi più emotivi del guardaroba femminile, perché ci espone molto più di qualsiasi altro vestito. Per questo deve darci sicurezza, non diventare un’ulteriore fonte di preoccupazione. È esattamente la filosofia che abbiamo portato nella nostra prima collezione beachwear Patty Bloom: trasferire il know-how del bra fitting nel costume, creando modelli capaci di sostenere il seno e valorizzare la silhouette senza sembrare dei reggiseni da lingerie portati in spiaggia».
La vacanza perfetta
Prepariamo la valigia insieme: quali sono le tre cose che non mancano mai nella sua, oltre naturalmente al costume?
«Solo tre? Oh mamma mia! La mia valigia cambia continuamente e, se devo essere sincera, limitarmi a tre cose è difficilissimo. Ma se proprio devo scegliere, in questo momento direi: una buona crema solare, un bel libro e… la mia scoperta di quest’anno: la spazzola per il corpo. La crema solare per me è assolutamente indispensabile. Il libro anche, perché la vacanza è uno dei pochi momenti in cui riesco davvero a fermarmi, leggere e lasciare spazio alla mente.
E poi c’è lei, la spazzola per il corpo, che mi ha conquistata così tanto che l’ho inserita anche nelle mie boutique. La utilizzo per il massaggio e il drenaggio linfatico di viso e corpo e anche per il peeling del corpo. Ero piuttosto scettica all’inizio, lo ammetto, ma mi piace tantissimo. Bastano anche solo tre minuti di massaggio e la pelle appare subito più liscia e levigata e il corpo più tonico. Personalmente noto una bella differenza anche sull’aspetto della cellulite. È diventato un piccolo rituale di benessere che porto volentieri anche in vacanza: tre minuti dedicati a me stessa».
Completi questa frase: “La vacanza perfetta non è quella in cui ci sentiamo più belle, ma quella in cui…”
«…finalmente smettiamo di preoccuparci di come appariamo e riusciamo a concentrarci su ciò che abbiamo dentro: sul nostro benessere, sul relax e sulla nostra serenità interiore. Per me il vero lusso della vacanza è avere finalmente spazio nella testa. Spazio per ascoltarsi, sognare, pensare ai propri progetti e magari trovare le risposte a domande per le quali durante l’anno non abbiamo mai abbastanza tempo. In vacanza osservo tantissimo: le persone, la natura, i colori, i luoghi, anche i dettagli apparentemente insignificanti. Da lì possono nascere nuove idee e persino le ispirazioni per le prossime collezioni. La vacanza perfetta, per me, è proprio questa: dimenticarmi per un po’ del mio aspetto, guardarmi intorno e immaginare quello che verrà».
I libri
Che libro ha sul comodino in questo momento?
«In questo momento sul mio comodino c’è “L’amica geniale” di Elena Ferrante, un regalo di mio fratello. Ma c’è un piccolo dettaglio: lo sto leggendo in polacco. Anche dopo tanti anni in Italia, continuo a leggere quasi sempre nella mia lingua madre. Per me ha un sapore diverso, più intimo, ed è anche un modo per tornare alle mie radici. Quindi sì, un’autrice italiana… ma rigorosamente in polacco».

*Tutte le foto sono state fornite dall’interessata Patty Lewicka

Basta sentirmi parlare per intuire il mio attaccamento alla Basilicata. Vivo a Bologna da tanti anni e amo questa città ma ho mantenuto una visione Sudcentrica della vita. Giornalista professionista, tutor al master in giornalismo, scrittrice e soprattutto “ragazza” piena di energia. Ho una valigia sempre pronta, anche se a ogni viaggio dimentico qualcosa. Vivrei in estate tutto l’anno e sogno una casa vista mare. Scrivo libri di curiosità (“Book Sun Lover” e “Book Winter Lover”) e romanzi (“Un giorno sì un altro no”, “Come un fiore sul quaderno” e “A volte è complicato”). Leggo tanto, sorrido ancora di più.

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