Nardò, l’arte si indossa: un kimono dipinto racconta i colori del Salento

Dal 13 al 23 agosto, negli spazi creativi di Insolita Comune, la mostra Temporanea mette in dialogo pittura e sartoria. L’occasione per scoprire anche il cuore barocco di Nardò e spingersi fino al mare di Porto Selvaggio
Un tessuto alto più di due metri, il pennello che scivola sulla trama, il colore che prende forma e poi si muove insieme al corpo. A Nardò (Lecce), per dieci sere d’agosto, l’arte abbandona la cornice e si lascia indossare. Dal 13 al 23 agosto va in scena Temporanea. L’arte si indossa che porta negli spazi di Insolita Comune il lavoro del giovanissimo artista Giovanni De Milito, in arte Solis. Al centro, un capo che arriva da lontano e attraversa i secoli senza perdere il proprio fascino: il kimono, trasformato in una originale opera in divenire.
Milanese di nascita e neretino d’adozione, Solis non sceglie tele tradizionali, ma grandi tessuti, spesso alti più di due metri. Prima ancora del colore studia la trama, l’armatura, la flessibilità, il movimento della stoffa. Poi interviene a pennello, riprende forme classiche, le scompone e le ricostruisce attraverso un linguaggio personale. Singoli, doppi o trittici si allargano nello spazio e i colori finiscono inevitabilmente per assorbire quelli della terra che lo ha accolto: il Salento.
La mostra Temporanea. L’arte s’indossa
Per Temporanea la sua pittura incontra il lavoro sartoriale di Paola Fortunato e il kimono diventa il punto di contatto tra due arti e due artisti. Materia, colore e corpo dialogano in un progetto interdisciplinare che guarda anche a culture distanti dalla nostra.
Non è casuale neppure il luogo scelto. Insolita Comune (Tel. 331 265 3646), in via G.B. De Michele 16, nasce come spazio condiviso per arti, artisti e persone curiose. Alessandra Martino e Silvia Priore di Quattordici Comunicazione, insieme al direttore creativo Alex Ezra Fornari, designer e scrittore parmense che ha legato parte della propria vita al Salento, lo ripensano continuamente mescolando moda, design, cultura e sperimentazione. Sulla terrazza Susu trova spazio lo studio di pittura, mentre Sutta, tra antiche volte, ospita il laboratorio sartoriale e lo spazio espositivo.
La mostra è visitabile gratuitamente dal 13 al 23 agosto, dalle 19 alle 23. E può diventare il punto di partenza per scoprire una Nardò diversa da quella che spesso immaginiamo pensando alla Puglia.

Il barocco lontano dalla folla
Nardò non si affaccia direttamente sul mare e forse proprio questa piccola distanza dallo Ionio le ha permesso di conservare un ritmo tutto suo. Il cuore è piazza Salandra, dove il carparo assume con il sole sfumature calde e dorate. Al centro svetta la Guglia dell’Immacolata, alta diciannove metri ed eretta dopo il terremoto del 1743. Intorno, la Torre dell’Orologio, il Palazzo della Pretura e il Sedile, antico seggio civico dove un tempo si decidevano le sorti della comunità.

Qui si affaccia anche la Fontana del Toro, realizzata nel 1930 dallo scultore neretino Michele Gaballo per celebrare l’arrivo dell’Acquedotto Pugliese. Il toro è il simbolo cittadino e rimanda a una leggenda secondo la quale sarebbe stato proprio l’animale, colpendo il terreno con uno zoccolo, a far sgorgare una sorgente. Anche il nome Nardò conserva un legame con l’acqua: nar, in illirico, significherebbe proprio acqua.
Il centro storico da scoprire
Poi si procede sulle basole del centro, tra botteghe artigiane e laboratori di design, fino alla Cattedrale di Santa Maria Assunta, fatta costruire dal conte normanno Goffredo nel 1080. Custodisce affreschi bizantini e gotici e il Crocifisso ligneo conosciuto come Cristo Nero, per il colore scuro del legno di cedro. Alla sua mano è legata una storia sospesa tra fede e leggenda: durante un tentativo di saccheggio, il crocifisso avrebbe urtato contro lo stipite di una porta perdendo un dito, dal quale sarebbe sgorgato sangue. I saraceni, spaventati, sarebbero fuggiti.
A poca distanza si trova il Castello Acquaviva, oggi sede del Comune. Accanto, la Villa comunale custodisce un giardino botanico ottocentesco di circa quattromila metri quadrati, tra i più antichi del Salento, con palme, agavi, araucarie, camelie, rose e cactus.

Un salto di milioni di anni
Il barocco non è l’unico viaggio nel tempo possibile. Nell’ex convento di Sant’Antonio da Padova, il Museo della Preistoria conserva reperti provenienti soprattutto dal territorio neretino e racconta una storia che comincia milioni di anni fa. Particolarmente importanti sono i materiali provenienti dalle grotte dell’area di Porto Selvaggio, fondamentali per ricostruire la presenza dell’uomo di Neanderthal e dell’Homo sapiens in questo lembo di Puglia.
Dal carparo al blu
Bastano pochi chilometri perché Nardò cambi completamente pelle. Le facciate barocche lasciano spazio agli ulivi, ai campi e alla macchia mediterranea, fino al Parco naturale regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano, un mosaico di pineta, sentieri, falesie, sorgenti e piccole baie di acqua trasparente.
Alla Palude del Capitano il paesaggio diventa ancora più insolito: le spunnulate, depressioni carsiche dove affiora acqua salmastra, hanno creato un ecosistema fragile e prezioso. Lungo la costa, Torre dell’Alto e Torre Uluzzo ricordano invece l’antico sistema di avvistamento che proteggeva il territorio dalle incursioni provenienti dal mare.

Poco più avanti appare Santa Maria al Bagno, frazione marina di Nardò, con la piccola baia sabbiosa stretta tra scogliere basse e acqua cristallina. Proseguendo si raggiunge Torre Squillace, una caletta raccolta che una tradizione locale lega persino a Mogol e alla nascita dei testi di Acqua azzurra, acqua chiara, canzone resa celebre da Lucio Battisti. Davanti a certe sfumature del mare non si fa fatica a crederci.

Dove dormire
Chi preferisce un’atmosfera più domestica può scegliere Casa Vico Moline, prenotabile su Airbnb: un rifugio dal sapore un po’ vintage e dagli arredi originali, con un’ampia terrazza soleggiata affacciata sulla Guglia dell’Immacolata.
Tra le altre proposte, Relais Il Mignano, nel cuore del centro storico, occupa un edificio di origine medievale. Il nome deriva dal mignano, il tipico balcone salentino posto sopra il portico principale, elemento di passaggio tra lo spazio privato della casa e quello pubblico della strada: permetteva di osservare ciò che accadeva all’esterno mantenendo la riservatezza.

* In cover l’artista Solis a Nardò (foto da ufficio stampa Quattordici Comunicazione). Tutte le altre immagini sono di Isa Grassano

Basta sentirmi parlare per intuire il mio attaccamento alla Basilicata. Vivo a Bologna da tanti anni e amo questa città ma ho mantenuto una visione Sudcentrica della vita. Giornalista professionista, tutor al master in giornalismo, scrittrice e soprattutto “ragazza” piena di energia. Ho una valigia sempre pronta, anche se a ogni viaggio dimentico qualcosa. Vivrei in estate tutto l’anno e sogno una casa vista mare. Scrivo libri di curiosità (“Book Sun Lover” e “Book Winter Lover”) e romanzi (“Un giorno sì un altro no”, “Come un fiore sul quaderno” e “A volte è complicato”). Leggo tanto, sorrido ancora di più.

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