Festivaletteratura compie 30 anni: Mantova si riempie di storie

Dal 9 al 13 settembre oltre 300 autrici e autori, con tante grandi voci femminili, da Bianca Pitzorno a Siri Hustvedt e Lorrie Moore. E tra un incontro e l’altro, la città dei Gonzaga da scoprire a piedi e a tavola
Era il 1997 quando tutto cominciò. Sul primo volantino di Festivaletteratura compariva una definizione che, trent’anni dopo, conserva intatta la sua freschezza: “manifestazione all’insegna del divertimento culturale”. Due parole che allora potevano sembrare quasi un azzardo e che invece hanno fatto molta strada. Insieme al Festival.

La grande kermesse letteraria
Dal 9 al 13 settembre Mantova festeggia la trentesima edizione di quella felice intuizione nata quando internet muoveva ancora i primi passi, i cellulari servivano soprattutto per telefonare e per scegliere un libro si entrava esclusivamente in libreria, magari affidandosi al consiglio di attente e curiose libraie. Da allora il mondo è cambiato parecchio, il nostro modo di leggere pure, ma per cinque giorni all’anno migliaia di persone continuano a raggiungere Mantova per fare una cosa antichissima: ascoltare qualcuno che racconta una storia.
Le scrittrici e le loro storie
Quest’anno saranno oltre 300 le autrici e gli autori italiani e internazionali chiamati a riempire palazzi, piazze, cortili e teatri. Un compleanno celebrato guardando soprattutto al presente e alle sue inquietudini: identità sempre più mobili, nuove questioni di classe, odio e potere delle parole, guerre, tecnologia, ambiente, difficoltà di immaginare il futuro.
E dentro un programma tanto fitto, le donne hanno parecchie storie da raccontare.

Bianca Pitzorno, una vita dalla parte delle donne
Una delle date da segnare è venerdì 11 settembre. Alle 19.30, in Piazza Castello, Bianca Pitzorno incontra Maria Attanasio e Melania G. Mazzucco per Maestre di storie. Tre scrittrici, tre modi di attraversare il passato e restituirlo al presente attraverso personaggi femminili che difficilmente accettano il posto assegnato loro (ingresso a 8,50 euro).
Pitzorno arriva a Mantova con La sonnambula, il suo ultimo romanzo, finalista al Premio Strega 2026. Siamo nella Sardegna di fine Ottocento e la protagonista è Ofelia Rossi, giovane maestra continentale arrivata su un’isola attraversata da superstizioni e credenze, capace di vedere durante il sonno ciò che sfugge agli altri.
Una storia che torna su un terreno molto caro alla scrittrice sassarese. “Il solo elemento costante nella mia scrittura”, ha spiegato Pitzorno, è l’attenzione ai personaggi femminili e ai problemi legati all’essere donna, ragazza o bambina nella società, presente o passata. E basta scorrere una bibliografia che va da Ascolta il mio cuore a La bambinaia francese, da La vita sessuale dei nostri antenati a Donna con libro per capire quanto questo sguardo abbia attraversato generazioni di lettrici.

Da Siri Hustvedt a Lorrie Moore, le signore della letteratura
Per la prima volta arriva al Festival Lorrie Moore, una delle grandi voci della letteratura statunitense contemporanea, mentre torna Siri Hustvedt, scrittrice e saggista abituata a muoversi tra narrativa, arte, psicologia e neuroscienze. Hustvedt sarà protagonista domenica 13 settembre di Nelle segrete della memoria, insieme a Gaia Manzini. Al centro anche il recente Storie di fantasmi, memoir nel quale ripercorre quarant’anni di vita con Paul Auster, scomparso nel 2024. Un racconto d’amore, perdita e memoria, ma soprattutto un’indagine su ciò che accade alla nostra identità quando viene a mancare la persona insieme alla quale l’abbiamo costruita. Dialoga con lei la scrittrice Gaia Manzini.
La vergogna deve cambiare lato
Domenica 13 settembre, alle 14.30, Piazza Castello ospita uno degli incontri destinati a lasciare il segno. Il titolo è La vergogna deve cambiare lato e sul palco ci saranno Gisèle Pelicot e Gino Cecchettin, con Ilenia Caito, animatrice di gruppi di lettura.
Pelicot ha scelto di rinunciare all’anonimato e di rendere pubblico il processo contro l’ex marito Dominique e gli altri uomini coinvolti nelle violenze subite per anni. Una decisione che ha trasformato il suo caso privato in un dibattito internazionale sulla violenza sessuale, sul consenso e soprattutto sulla vergogna, che non deve appartenere a chi subisce. A Mantova arriva anche con il memoir Un inno alla vita, pubblicato in Italia proprio quest’anno.

Accanto a lei Gino Cecchettin, padre di Giulia – vittima di femminicidio per mano dell’ex fidanzato – per parlare di educazione affettiva e il contrasto alla violenza maschile sulle donne.
A trent’anni, che cosa saremo da grandi?
Il compleanno diventa anche un pretesto per guardarsi allo specchio. Che cosa significa avere trent’anni nel 2026?
Se un tempo quella cifra coincideva più o meno con l’ingresso definitivo nell’età adulta, oggi il confine è molto più incerto. Lavoro precario, difficoltà a trovare casa, relazioni, aspettative e futuro entrano negli appuntamenti di Avere trent’anni, mettendo a confronto scrittori e scrittrici di ieri e di oggi.
A rappresentare simbolicamente questo compleanno è Ippolito Nievo, poeta, drammaturgo, saggista, morto poco prima dei trent’anni in circostanze misteriose al termine dell’impresa dei Mille, dopo una vita così intensa da meritarsi la definizione scelta dal Festival di “stella punk” del Risorgimento. Tutto Nievo minuto per minuto dissemina le sue parole per la città di Virgilio tra incontri, un percorso alla Biblioteca Teresiana, eventi-spettacolo e letture persino sui bus navetta.

Gaza e il Medio Oriente
Altrove il programma porta dentro le fratture del nostro tempo. Gaza e il Medio Oriente vengono osservati attraverso letteratura, poesia, archeologia, politica e architettura, con voci come Isabella Hammad, Eyal Weizman e Haidar al-Ghazali. Le disuguaglianze sociali entrano negli incontri dedicati alle nuove questioni di classe, mentre Federico Faloppa affronta il peso delle parole e la necessità di “disarmare” il linguaggio.
L’universo tra le pagine
Persino l’universo finisce tra le pagine. La Biblioteca Meraviglia riunisce più di seicento albi illustrati di nonfiction provenienti da diversi Paesi, da sfogliare per esplorare natura, scienza, visibile e invisibile. Poi arriva la musica. Emma Nolde, Dente e Dutch Nazari suoneranno affacciati da un balcone, Piazza Alberti ospiterà concerti e dj set e persino Irvine Welsh, autore di Trainspotting, passerà alla consolle.
Tra un libro e l’altro, alzare gli occhi
Una delle magie di Festivaletteratura sta proprio nella sua geografia. Non esiste un recinto che separa gli appuntamenti dalla città: per raggiungere un autore bisogna attraversare una piazza rinascimentale, costeggiare un palazzo, infilarsi sotto un portico. E così può capitare che la strada verso il prossimo incontro diventi parte del viaggio.

Uno dei primi colpi d’occhio arriva dal ponte di San Giorgio. Davanti si distende il profilo di Mantova, stretto nell’abbraccio dei tre laghi, Superiore, di Mezzo e Inferiore, con il Castello di San Giorgio a dominare la scena. Aldous Huxley arrivò a definirla “la più romantica del mondo”.
Il centro da scoprire a piedi
Il centro si scopre bene a piedi. Dal Castello di San Giorgio, dove Andrea Mantegna realizzò la Camera degli Sposi, si entra in Piazza Sordello e nel mondo dei Gonzaga. Il Palazzo Ducale, loro residenza per secoli, è una città nella città: oltre cinquecento ambienti, cortili, corridoi e gallerie nei quali è molto facile perdere la cognizione del tempo.

Pochi passi portano in Piazza delle Erbe, tra portici, la Torre dell’Orologio e la Rotonda di San Lorenzo, la chiesa più antica di Mantova. Poi Piazza Mantegna e la Basilica di Sant’Andrea di Leon Battista Alberti, enorme rispetto allo spazio raccolto che la precede. Qui volle essere sepolto Mantegna e qui, molti secoli dopo, si celebrarono i funerali di Tazio Nuvolari, il “Mantovano Volante”.
Una biblioteca da diecimila volumi
Chi ama le case che raccontano le persone dovrebbe ritagliarsi il tempo per Palazzo d’Arco. L’antica dimora nobiliare conserva mobili, dipinti, sculture, strumenti musicali e una biblioteca di oltre diecimila volumi, fra manoscritti, incunaboli e cinquecentine. Tra gli oggetti più curiosi spunta una tiorba del 1647 a diciotto ordini di corde, rarissima.
Un po’ più distante dal cuore del Festival aspetta Palazzo Te, la villa che Federico II Gonzaga affidò al genio di Giulio Romano. Nella Camera del Sole e della Luna Apollo e Diana si rincorrono nel cielo, simbolo dell’alternarsi del giorno e della notte. E poi arriva la Sala dei Giganti, dove l’architettura sembra dissolversi sotto una valanga di figure, rocce e divinità.
Tortelli e sbrisolona
Anche le giornate più letterarie però meritano pause golose.
I tortelli di zucca sono il primo incontro gastronomico da mettere in agenda: il ripieno unisce zucca, amaretti e mostarda e arriva in tavola tradizionalmente condito con burro e salvia. Dolce e salato si rincorrono nello stesso boccone, con un risultato molto più armonioso di quanto possa sembrare a chi li assaggia per la prima volta.
Il riso alla pilota porta invece nel nome una piccola trappola. Nessun legame con Tazio Nuvolari: i piloti erano gli addetti alla pilatura del riso. Il piatto viene condito con pesto di carne di maiale e può essere accompagnato dal pontèl, costina o braciola di maiale. Tra le altre specialità, il luccio in salsa, servito con polenta abbrustolita.

Sul finale del pranzo arriva la sbrisolona, torta friabile alle mandorle che la tradizione vuole spezzata con le mani anziché tagliata con il coltello.
Info sulla città: Turismo Mantova
* In cover Camera degli Sposi a Palazzo Ducale, foto di Gianni Angelini; le foto del Festivaletteratura sono dell’Ufficio Stampa Lara Facco

Basta sentirmi parlare per intuire il mio attaccamento alla Basilicata. Vivo a Bologna da tanti anni e amo questa città ma ho mantenuto una visione Sudcentrica della vita. Giornalista professionista, tutor al master in giornalismo, scrittrice e soprattutto “ragazza” piena di energia. Ho una valigia sempre pronta, anche se a ogni viaggio dimentico qualcosa. Vivrei in estate tutto l’anno e sogno una casa vista mare. Scrivo libri di curiosità (“Book Sun Lover” e “Book Winter Lover”) e romanzi (“Un giorno sì un altro no”, “Come un fiore sul quaderno” e “A volte è complicato”). Leggo tanto, sorrido ancora di più.

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