Tre sogni d’estate tra moda e arte: Valentino, Dolce & Gabbana e Armani

Quando il caldo avvolge le città e le strade si fanno silenziose, c’è un modo per respirare bellezza: visitare tre mostre che celebrano la moda come arte, desiderio e narrazione. A Milano e Roma, tra tessuti, luci, visioni e memoria.

Metti un pomeriggio d’estate in città. Sia che si viva a Milano o Roma, sia che ci si trovi per un giorno di vacanza, vale la pena concedersi una pausa diversa (e al fresco dell’aria condizionata). Un tuffo nel bello. Un viaggio sensoriale senza prendere un treno.

Tre mostre accendono la stagione con il linguaggio più seducente che esista: quello della moda.

Valentino, Dolce & Gabbana, Armani. Tre nomi che hanno scritto la storia dell’eleganza italiana. Tre modi diversi di intendere la femminilità, la materia, l’emozione. Ognuno con la propria voce, la propria iconografia, la propria grammatica del desiderio. Questi tre giganti dell’haute couture si raccontano con mostre immersive, spettacolari, intime e insieme grandiose.

Una cosa le accomuna: in ognuna si entra come in un mondo parallelo. E se ne esce con un respiro più ampio. E con una voglia nuova di bellezza addosso.

Valentino, il sogno in rosso che abita la bellezza

Il rosso non è solo un colore. È un’emozione. Un battito. Una dichiarazione. Lo sapeva Kandinsky, che lo definiva «vivo, acceso, inquieto». Lo ha consacrato Valentino Garavani, che ne ha fatto una firma assoluta, un linguaggio visivo, una rivoluzione silenziosa e raffinata. A Roma, fino al 25 agosto, da non perdere la mostra che fa battere il cuore. S’intitola “Orizzonti | Rosso” e va in scena nella nuova sede della Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, al civico 23 di Piazza Mignanelli, a pochi passi dalla scalinata di Trinità dei Monti.

Un allestimento che è molto più di una retrospettiva: è un dialogo sensuale tra arte e moda, tra contemporaneo e couture, tra pittura e piume di struzzo, tra tagli netti e drappeggi sospesi.
Il bianco immacolato dei muri, il rosso che si accende su ogni abito e su ogni tela: un racconto visivo che sembra quasi danzare.

Le sale si aprono come pagine di un romanzo cucito con ago e filo. In scena, 50 abiti Haute Couture – dal leggendario Fiesta del 1959 fino alle creazioni più recenti – si intrecciano con le opere di Warhol, Basquiat, Louise Bourgeois, Koons, Fontana, Picasso, Rothko, Schifano, Afro, in un continuo rimando estetico e concettuale. Tutto è rosso. Tutto vibra. Tutto seduce.

Ogni passo è una vertigine controllata. Si cammina tra stoffe leggere e tele monumentali, si osservano le pieghe leggere di uno slip dress e i tagli netti di Fontana, le rose applicate sulle gonne e le pennellate di Bacon, in un incontro che supera le etichette e diventa puro atto di bellezza.

Una bellezza che, come dice Valentino, «ha il potere di elevare, trasformare e lasciare un segno indelebile nella vita delle persone». La missione della Fondazione, fondata nel 2016, è proprio questa: custodire, trasmettere, continuare a credere che l’eleganza possa essere un gesto rivoluzionario.

La mostra è curata da Pamela Golbin per la parte moda e Anna Coliva per quella artistica. Ma a firmarla, in fondo, è anche chi la attraversa. Perché ogni visitatrice ci mette qualcosa di suo. Un ricordo, un sogno, una scena di film. A proposito di cinema: camminando tra gli abiti, viene quasi naturale evocare Julia Roberts in Pretty Woman, mentre scende la scala con l’abito rosso acceso, trasformandosi in una principessa contemporanea.

«Sei in ritardo».
«Sei bellissima».
«Non sei in ritardo».

Info: piazzamignanelli23.com

Dal cuore alle mani. Un viaggio dentro il sogno barocco di Dolce & Gabbana

Sempre a Roma c’è un’altra mostra che ci prende per mano e ci accompagna in un’Italia sognata, teatrale, profumata di zagara, velluto e incenso. Un’Italia fatta di luce dorata, ricami che sembrano preghiere e abiti che raccontano storie. “Dal cuore alle mani. Dolce & Gabbana”, al Palazzo delle Esposizioni, fino al 13 agosto, è più di una retrospettiva: è un’opera totale, una scenografia diffusa in dieci sale immersive. Qui la moda si fa teatro, ricordo, devozione, spettacolo.
La frase che più si sente mormorare da chi vi entra – ed è difficile dar loro torto – è semplice e vera:
«Quanta emozione».

Il punto di forza sono le mani. Mani che tagliano, ricamano, cuciono. Mani che tramandano. Nella sala dedicata alla Sartoria, si possono vedere davvero gli artigiani al lavoro, mentre danno vita a creazioni d’Alta Moda e Alta Gioielleria. È come spiare dietro le quinte di un sogno, e scoprire che dietro ogni luccichio c’è tempo, pazienza, maestria. Si prosegue in un labirinto visivo e sensoriale, tra oltre duecento creazioni uniche.
C’è la sala del Gattopardo, dove rivive il celebre ballo immaginato da Luchino Visconti. I corpetti brillano sotto i lampadari, le gonne danzano tra specchi e damaschi, e sembra quasi di sentire Burt Lancaster sussurrare «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi».

C’è poi lo scrigno della devozione, con abiti neri e dorati avvolti da un’atmosfera barocca, che custodiscono un Cuore Sacro ricamato a mano. La Vetreria veneziana riflette abiti scintillanti come se fossero fatti di vetro soffiato. E ancora, le tradizioni siciliane che rivivono in un trionfo di carretti, maioliche dipinte, mosaici bizantini e ricami che sembrano nati per raccontare storie antiche in forma di abito.

Ogni stanza è una scena. Ogni abito, un personaggio.
Ci sono le divinità greche, i santi di paese, i sogni in tulle e pietre preziose, le visioni rinascimentali, l’opera lirica, il teatro. Ancora la sala barocco con l’omaggio a Giacomo Serpotta, maestro che dedica il proprio talento alla lavorazione dello stucco. È esposta una selezione di abiti della Collezione Alta Moda “Stucchi” che si fonde con lo spazio circostante in una grande sinfonia visiva.

Ovunque una celebrazione della bellezza nelle sue forme più sensuali, eccessive, ironiche. Un percorso che parla di corpi reali, emozioni vere, e che attraversa secoli di arte, folklore e femminilità.

A firmare la curatela è Florence Müller, mentre l’artista Anh Duong accompagna il visitatore con una serie di dipinti ispirati al Grand Tour, in dialogo con le creazioni più spettacolari. L’esposizione, inoltre, include il lavoro di selezionati artisti visivi in dialogo con la creatività di Dolce&Gabbana. Così tra specchi, profumi, suoni e luci, il viaggio si compie: dalle radici popolari al sogno haute couture.

Info: www.palazzoesposizioniroma.it/mostra/dal-cuore-alle-mani-dolce-e-gabbana

Giorgio Armani Privé 2005–2025: vent’anni di sogni a occhi aperti

C’è un luogo a Milano dove il tempo si ferma, la luce si fa seta e il silenzio ha il suono ovattato della bellezza. È l’Armani/Silos, lo spazio voluto da Giorgio Armani per custodire la memoria, la creatività e il futuro. E oggi, in ogni angolo di questo scrigno di eleganza, si respira il profumo lieve e inconfondibile della meraviglia.

Fino al 28 dicembre, va in scena la mostra “Giorgio Armani Privé 2005–2025”: un percorso emozionale che celebra vent’anni di Haute Couture firmata Armani, curato dallo stesso stilista. Ma non aspettatevi una classica retrospettiva. Sono mostrate quelle collezioni che dopo la sfilata ritornano negli atelier per essere poi acquistate dalle clienti che si possono permettere un abito prezioso che è «organizzazione della singolarità». In mostra, diventano “accessibili” a tutti. E si trasformano in una sinfonia visiva, una danza leggera di stoffe e forme.

Non c’è ordine cronologico, ma una sequenza per suggestioni visive, dove ogni dettaglio parla sottovoce. Un movimento lieve di tulle, un ricamo che vibra come una nota, un colore che esplode come un pensiero improvviso. Si parte dal bianco e nero – rigore lunare, atmosfera rarefatta – per poi cedere alle tentazioni del rosa cipria, dell’arancio, del rosso, del blu profondo. E infine lui, l’argento: vivo, vibrante, cangiante come una notte d’estate in città.

Tra le creazioni esposte ci sono abiti da sogno che hanno brillato sul red carpet di Hollywood. Vestiti indossati da dive come Cate Blanchett, Nicole Kidman, Julia Roberts. Capi che non si limitano a vestire, ma scolpiscono, suggeriscono, accarezzano. Che raccontano una donna forte, libera, sofisticata, luminosa.

E poi, intorno, tutto è pensato per amplificare l’esperienza: la fragranza Bois d’Encens, profumo culto della linea Armani/Privé, aleggia tra le sale come un sussurro. Una colonna sonora inedita, firmata da L’Antidote, accompagna il passo con discrezione e intensità. Ogni dettaglio è immersivo. Ogni passo è una scoperta. «Vent’anni di Giorgio Armani Privé sono stati un viaggio stupefacente, liberatorio. Ora voglio condividerlo con un pubblico più ampio, portandolo con me nel sogno a occhi aperti di abiti fatti di fantasia e di grazia», ha dichiarato lo stesso stilista.

E davvero questa mostra è un sogno.
Un sogno fatto di fili invisibili, di gesti antichi, di artigianalità pura. Di quella consistenza – come la definiva Calvino – che ci manca così spesso nel nostro tempo fatto di pixel e velocità.

Info: www.armanisilos.com

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