Un’armonia di sapori e melodie con il Pastiche Rossiniano

A Palazzo Pepoli di Bologna la celebrazione delle eccellenze enogastronomiche delle Marche
di Paolo Pontivi
Il gusto marchigiano in scena
La cultura, i sapori, i profumi e le tradizioni delle Marche sono stati al centro del Pastiche Rossiniano, organizzato a Palazzo Pepoli da Linfa, l’Azienda speciale della Camera di commercio della regione marchigiana.
Un evento che ha mescolato con cura e sensibilità la musica di Gioacchino Rossini, nato proprio a Pesaro nel 1792 – ma definiva Bologna come una sua seconda patria – e i prodotti enogastronomici che rendono il territorio uno dei più attrattivi d’Italia. Per la varietà e l’artigianalità delle materie prime, per le modalità di lavorazione, per la continua ricerca dell’eccellenza. Una cucina che lo stesso Rossini amava quasi quanto la musica, a dimostrazione dell’indubbia appartenenza del cibo, e di tutti i suoi derivati, all’ampio concetto di arte. Capace di emozionare e di stimolare un ricordo, una sensazione, un sentimento.

Tra arie d’opera e piatti della memoria
Tra un’aria d’opera e testi teatrali, con il soprano Valentina Corradetti, il basso Gaetano Merone, il pianista Massimiliano Caporale e l’attore Nicola D’Emidio, il Pastiche ha il suo centro nevralgico proprio nell’universo enogastronomico della regione adriatica, che unisce il mare all’entroterra, la fertile campagna alle colline e alle spiagge del Conero. Non è mancato un talk “Cucina d’Autore”, moderato dalla giornalista Manuela Soressi, che ha dato voce a eccellenze marchigiane e operatori dell’Emilia-Romagna, in un dialogo autentico tra territori.

Dalle Olive all’Ascolana ai Piconi
In menù, le immancabili Olive all’Ascolana, il Prosciutto Crudo Marchigiano, il Ciauscolo, il Pecorino e il Formaggio di Fossa, i Piconi (piccoli ravioli al forno con formaggio). Cibi della memoria che riportano a tempi in cui la tradizione aveva il suo palcoscenico principale nelle cucine delle rustiche case tra i campi coltivati a pomodori e ulivi.

I piatti della domenica, pensati e rivisitati dallo chef dell’Osteria Ophis di Offida (Ap) Daniele Citeroni, con i tortelloni di mortadella, ricotta e fonduta di Fossa, mandorle e Tartufo Nero Pregiato ascolano.

Gli abbinamenti
Portate che sono abbinate al Verdicchio di Jesi Docg e alla Passerina, espressione di profumi e freschezze che esaltano i sapori ancestrali dei momenti d’infanzia, di grembiuli colorati dalla farina, di uova e di pasta, di prodotti davvero a chilometro zero, in un batter d’occhio colti e portati in tavola.
Un dolce finale con amarene e gin
In collegamento da Offida, Citeroni prepara un dolce che di quei tempi antichi è la massima dimostrazione possibile. La Barbajada, di origine milanese, ma rivisitata proprio nelle Marche. Una sorta di mousse al caffè con biscotto e amarene ricoperte di cioccolato. Il pregiato cioccolato della pasticceria Sei Sensi di Osimo che, unita alla C&E Italian Distilelry di Camerino, di Riccardo Elefante e Edoardo Cellocco, ha realizzato i cremini al gin aromatico. E ha impreziosito il Negroni Rossini con cioccolato purissimo a bordo bicchiere.
Una regione autentica, proiettata al domani
Un omaggio definitivo a una regione italiana che, forse meno di altre, è stata celebrata e portata ai massimi livelli dell’enogastronomia. Un’enclave ancora autentica, immune alla indomabile tendenza della modernizzazione a tutti i costi, con prodotti, tradizioni e idee che, quasi paradossalmente, proprio nella loro preservazione serbano intatta la necessità di guardare al futuro.

Con la certezza che, ancora, c’è tanto da scoprire e che proprio l’osannato futuro può dispiegarsi al meglio strizzando l’occhio a un passato fatto di storie, di sapori e di impegno che rendono unico il nostro paese. Marche comprese.
Nella foto di apertura: il soprano Valentina Corradetti Pastiche Rossiniano (ph Ufficio stampa)


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