San Mauro Forte, il borgo lucano dove risuonano i Campanacci

San Mauro Forte, vi raccontiamo il borgo lucano dei campanacci

Amiche, lasciate che vi porti in un luogo speciale, il mio paesello natio: San Mauro Forte, un piccolo borgo della Basilicata dove il tempo sembra essersi fermato, ma il cuore pulsa forte, soprattutto a gennaio – quest’anno dal 16 al 18 – quando le strade vibrano al suono arcaico dei Campanacci.

Tornare qui, per me, è come tornare un po’ bambina. Cammino tra vicoli che conoscono il mio nome, respiro l’odore dell’aria pulita e ascolto l’eco di risate lontane, come se il passato e il presente danzassero insieme. Ogni pietra racconta una storia, ogni scorcio nasconde un ricordo.

Un “borgo autentico” che incanta

Il borgo, inserito tra quelli autentici d’Italia, si affaccia sulla valle del torrente Salandrella, come un antico guardiano. Passeggiare nel centro storico è come sfogliare le pagine di un libro illustrato: le stradine strette si aprono all’improvviso su piazzette che sembrano fatte apposta per accoglierti. I portali in pietra, con i loro fregi barocchi, raccontano di un passato abitato da numerose famiglie nobili.

Il simbolo del borgo è la Torre Normanna, un gigante di pietra – dalla forma circolare e a tre piani con la sua base poligonale – che domina la piazza centrale. Da piccola, giocavo all’ombra di questa torre, affascinata dalle leggende, e anche spaventata dai fantasmi che ci abitavano, come quella della Mezza Signora, che, si diceva era pronto a punire le nostre eventuali marachelle. Oggi la torre è stata restaurata – belle le riproduzioni in 3D – e con la terrazza belvedere regala una vista che toglie il fiato: distese infinite di uliveti. Da quassù lo sguardo arriva fino ai calanchi (particolari forme di erosione innescate dall’azione combinata del sole e dell’acqua piovana) come se fosse un mare in pietra dai colori che creano giochi di ombre e di luci, o un paesaggio lunare, e quando sono fortunata si riesce ad ammirare da vicino anche il volo di un falco o di un nibbio reale.

La Torre Normanna © Lorenzo Palazzo

Cosa vedere

Accanto alla torre, la Chiesa Madre custodisce ricordi preziosi. Quante volte, da ragazza, mi sono seduta tra i banchi, cantando nel coro, sentendomi parte di qualcosa di più grande. E poi c’è il Palazzo Arcieri Bitonti, oggi trasformato in un museo multimediale: un luogo dove la storia e la tecnologia si incontrano per raccontare le storie di chi è passato di qui, tra cui Cesare Malpica, viaggiatore del Grand Tour. E c’è un’altra curiosità. Il mio paesino custodisce, all’interno della Chiesa del Monastero, il Cristo alla colonna di Angelo Bizamano, con il volto di Gesù ben tornito e i lunghi capelli ondulati, l’unica opera firmata dal pittore di Creta nell’Italia meridionale. Per me, se mai ce ne fosse bisogno, un altro motivo di vanto.

Ma non è solo la bellezza del borgo a catturare. Sono le persone, con i loro volti segnati dal tempo e i sorrisi sinceri. Mi emoziona ogni volta quando un anziano, che non mi riconosce, mi chiede: “A chi appartieni?”, come se il legame con la terra fosse una radice che non si spezza mai.

Il rito dei Campanacci

E poi c’è il cuore pulsante di San Mauro Forte: i Campanacci. Dal 16 al 18 gennaio, appunto, in occasione della festa di Sant’Antonio Abate, le strade del paese si riempiono di suoni potenti, arcaici, che sembrano nascere dalla terra stessa. È un rito che unisce sacro e profano, una celebrazione di forza, coraggio e speranza.

Immaginate uomini, donne e bambini che percorrono le vie del borgo portando enormi campane in coppia – maschio e femmina – il cui suono assordante diventa ipnotico. Questo rumore non è solo musica, ma una sorta di preghiera alla natura, un invito alla prosperità per tutto il paese.

Un gruppo di suonatori di campanacci © Isa Grassano

Il programma Campanacci 2025

Camminando tra la folla, troverete i sapori autentici di questa terra tra cui le scarpedd, soffici focaccine fritte e il panino con la salsiccia. È un momento di convivialità che scalda il cuore e fa sentire parte di una comunità.

Sabato 18 poi, dopo la premiazione del gruppo dei liberi suonatori di campanacci, ci sarà il concerto musicale di Dargen D’Amico (ore 22.30 in piazza Monastero) e a seguire Dj Set di Nicola Calbi e Morphone.

Una menzione va al manifesto della manifestazione. Una immagine bella che ritrae Rocco Giammetta, per me una persona cara a cui ho voluto bene, un Maestro fabbro alle prese con la lavorazione di una campana.

Il mio luogo dell’anima

Ogni volta che torno qui, ritrovo il mio luogo dell’anima. Dal vento che soffia sempre a Porta Piazzile, l’unica porta che rimane tra le tre principali di un tempo, scompigliandomi i capelli e i pensieri, al silenzio delle case vuote – inclusa quella dei miei genitori – che custodiscono ricordi preziosi.

E come dice Arabella, la protagonista del mio romanzo Un giorno sì un altro no (Giraldi editore): “quando non sai dove stai andando, ricorda da dove vieni”.
Qui tutto mi ricorda chi sono e da dove vengo.

Chiesa del Monastero © Isa Grassano

Info: https://www.borghiautenticiditalia.it/borgo/san-mauro-forte

https://www.basilicataturistica.it/eventi/suona-il-campanaccio-per-il-carnevale-di-san-mauro-forte/

Murales dei Campanacci in piazza Monastero © Isa Grassano

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