Nardò, dove il barocco ha il profumo del mare e il cuore delle donne

Tra pietre dorate, il respiro del mare e l’energia di Circonauta, un itinerario emozionale e tutto al femminile in quel Salento che incanta e sorprende

«Ogni pietra qui ha qualcosa da raccontare, anche se tace». A Nardò, nel cuore del Salento e a pochi chilometri da Lecce, basta alzare lo sguardo e lasciarsi guidare dai decori che sembrano danzare sulle facciate dei palazzi color miele per cogliere atmosfere, storie, parole. È come camminare in un libro di pietra, ma scritto da mani femminili: attente al dettaglio, generose, leggere. Un intreccio di storia e bellezza che sa di luce intensa, di chiese che custodiscono misteri, di piazze che sembrano quinte teatrali, di viuzze dove ci si perde volentieri. E se proprio serve una bussola, scegliete il cuore: qui non sbaglia mai.

Un nome d’acqua

La cittadina è legata all’acqua fin dai tempi dei Messapi che la fondarono prima dell’arrivo di Greci, Romani e Normanni. Il nome stesso, Nardò, viene dall’illirico “Nar”, che significa acqua. Quella che scorre nelle sue vene sotterranee, irriga le campagne e accarezza i sogni. E forse è per questo che qui tutto scorre, con la grazia delle cose che restano.

La piazza più bella del Mezzogiorno

Piazza Salandra, anticamente nota come piazza delle Legne, è la regina incontrastata. Definita «la più bella piazza barocca del Sud», è un’esplosione di eleganza e geometrie, di carparo dorato che al tramonto sembra sciogliersi nella luce. La Guglia dell’Immacolata – 19 metri di fede e raffinatezza – svetta nel centro come una carezza rivolta al cielo, costruita dai neretini come ex voto dopo il terremoto del 1743. Sullo sfondo, il Sedile, antico seggio civico (la sua costruzione è correlata alla fondazione dell’Università neretina, sorta nel periodo di ripresa socio-economica legato al casato della famiglia Acquaviva), oggi infopoint ma un tempo luogo dove si decideva il destino della città. Il sobrio volume parallelepipedo, forato da arcate a tutto sesto, fu arricchito da contaminazioni rococò (alla fine del XVII secolo) nel fastigio superiore con le statue di San Gregorio Armeno, al centro, San Michele Arcangelo e Sant’Antonio da Padova ai lati. Poco più avanti, la Fontana del Toro: secondo la tradizione, la città di Nardò sarebbe stata fondata sul luogo dove un toro, zampando, fece sgorgare acqua dal suolo.

Donne affacciate senza essere viste

Nel centro storico, tra basole lucenti e profili scolpiti, si nasconde un dettaglio curioso e poetico: il mignano salentino, una sorta di ballatoio decorato da cui le donne osservavano la strada senza essere viste. Un simbolo della riservatezza elegante di questa città, da sempre femminile nel portamento, anche quando si mostra con austerità.

Tra chiese e misteri

La Cattedrale di Santa Maria Assunta, fondata dai Benedettini nel 1090 su una chiesa basiliana dell’VIII secolo, ha una storia lunga e complessa, fatta di terremoti e ricostruzioni, di affreschi spettacolari e interventi barocchi. Ma ciò che più colpisce è il Crocifisso “nero”, in legno policromo, e ancora oggi avvolto dal mistero. Si narra che il dito, conservato nella teca a sinistra della cappella, fu spezzato nell’urto contro lo stipite della porta laterale mentre veniva portato fuori da una masnada di saraceni, mandati a saccheggiare la Città. Schizzò del sangue, che mise in fuga i saccheggiatori. Sarà pure leggenda, ma davanti a quella scultura si respira un’atmosfera toccante.

Bella tutta la cappella, la cui decorazione è opera di Pietro Piccolomini Lolli, collaboratore di Cesare Maccari (1900).

Circonauta

Fino al 13 luglio, Nardò si fa palcoscenico a cielo aperto grazie al Circonauta, il festival del circo contemporaneo giunto all’undicesima edizione. Nessun tendone, nessuna pista: solo piazze, archi, chiese, palazzi che diventano teatro per spettacoli poetici e visionari, tra danza aerea, acrobazie e performance urbane.

Il tema del 2025 è «Aria», simbolo di leggerezza e armonia, il primo di un trittico ecologista che porterà i temi Terra per il 2026 e Acqua per il 2027. La direzione è affidata a Marinella Mazzotta, una delle anime pulsanti del festival, insieme a Marco De Paola e Gianluca Marra e si muove tra grandi nomi internazionali come Anatoli Akerman (Israele), Les Quat’ Fers en l’air (Francia), Doble Mandoble (Belgio), Emiliano Sanchez Alessi (Argentina). In programma anche talk, mostre, laboratori. Per chi ama la poesia e il coraggio dell’arte. L’evento è prodotto da Circonauta APS, con il sostegno di Ministero della Cultura, Regione Puglia, Comune di Nardò, e la collaborazione con Puglia Culture (alcuni spettacoli sono gratuiti, altri a pagamento). Nel chiostro del Museo della Preistoria (tra i reperti di maggiore rilievo ci sono i più antichi fossili di Homo sapiens del continente euroasiatico) si può ammirare la mostra Circus Love di Stefanie Gengotti, un racconto fotografico sul circo familiare europeo.

Info: https://www.circonauta.it/it/

Insolita Comune: uno spazio di bellezza e creatività

Ma il lato creativo e femminile di Nardò vive anche dentro un indirizzo speciale: Insolita Comune, a pochi passi da piazza Salandra. Una casa delle arti e degli artisti e delle artiste voluta da Alessandra Martino e Silvia Priore (QuattordiciA Comunicazione s.r.l.; quattordiciacomunicazione.it/) tra design, letteratura, fotografia, moda e vintage. Nell’insieme le vetrine di via De Michele, Sutta, il laboratorio creativo e Susu, la terrazza poetica – dove si respira il Salento più autentico, fatto di ricerca e cura. «Suttasusu», i nomi del laboratorio e della terrazza, sono un omaggio alla cittadina e alla sua lingua, il dialetto neretino, ripensati dal direttore creativo Alex Ezra Fornari; a lui si deve la nascita del nome e del logo di Insolita Comune.

Tre livelli di esperienza

Le vetrine di via De Michele 9 (aperto dalle 18.30 alle 23) che portano all’interno del mondo di Insolita, il piano rialzato con due grandi ambienti, ospitano esposizioni temporanee e permanenti di artisti, a cui si affiancano creativi della creta, manufatti sartoriali in stoffa, cuscini, sedute, borse e cappelli, oggettistica e accessori di arredamento rigorosamente vintage.

Tra i pezzi di moda, quelli di Sara Battaglino dal Piemonte con borse e accessori artigianali, in un’ottica ecosostenibile realizzati con l’obiettivo di ridurre ogni scarto o spreco. Per l’arte, in esposizione le raffinate eleganti opere (cubo prospettico, geometrie, solide simmetrie) dell’artista Roberta Fracella che crea con la tecnica polimaterica e acrilico su tela, talvolta con sabbia.

E non manca in bella mostra il mio speciale taccuino per chi ama leggere e viaggiare: Book Sun Lover (Giraldi editore)

Sutta

Sutta, con ingresso da via De Michele 11, pochi gradini in discesa per raggiungere il locale stile urban, adibito a spazio espositivo e laboratorio. Con le antiche voltine del soffitto, è stato lasciato intatto nella sua vocazione di laboratorio, con uno stile vintage metropolitano. Negli anni ’70 è stato usato come sala prove musicale, si narra che Rita Pavone ed Edoardo Vianello siano transitati da qui. Attualmente utilizzato come ambiente espositivo. Si può ammirare l’arte di SpazioArrivabene 2 da Mantova: opere recenti di Alice Padovani, Almudena Pintado, Bahar Heidarzade, Roberto Ciroli, Francesco Levi insieme ad oggetti di arredamento e manufatti tribali antichi.

Insolita Rassegna

Dal 10 luglio al 9 agosto torna anche Insolita Rassegna, una serie di incontri con autori e autrici selezionati dalla scrittrice Mirella Borgocroce. Tutto su Susu la terrazza al primo piano con accesso autonomo con vista classica neretina: tetti, palazzi antichi e uno scorcio sulla principale piazza Salandra. Si parlerà di temi come il pianeta da ripensare, le donne, le relazioni, il futuro. Con lo sfondo dei tetti e il canto dei grilli che qui non è mai fuori luogo. In programma: 10 luglio, Tundra e Peive (Nottetempo) di Francesca Matteoni; 21 luglio il romanzo La più bella di sempre di Cosimo Buccarella (Corbaccio); 28 luglio il libro Popoff di Graziano Gala (Minimum fax); 9 agosto, Uri di Alex Ezra Fornari (Funambolo).

La mostra Canto libero, Chiesa di San Trifone

Da non perdere la personale di pittura di Vittorio Tapparini, leccese, classe ’61, nella chiesa di San Trifone (fino al 15 agosto a ingresso libero). Un’esposizione di circa 25 colorate opere, realizzate in olio su tela, dedicate alla valorizzazione del femminile con immagini che ritraggono volti di donne di varie latitudini del mondo: non a caso, ogni opera ha il nome di una diversa città che ha ispirato l’artista salentino. Per ogni ritratto si affianca una frase, un pensiero di nomi noti da Picasso a Frida Kahlo. Un elogio della donna in chiave new Pop, a volte anche vintage, imponendola come centrale nel dibattito contemporaneo. Un’esplosione di mille tinte e positività che vuole essere un inno a libertà, aspirazioni e sogni ingiustamente negati.

Il mare, naturalmente

A pochi chilometri dal centro, il mare si prende la scena. Spiagge come Santa Maria al Bagno e Santa Caterina, oasi come Porto Selvaggio, e calette intime come Torre Squillace (che ispirò Mogol per “Acqua azzurra, acqua chiara”) fanno da contrappunto al barocco, completando l’incanto. Spingendosi verso Rivabella o la spiaggia Club di Gallipoli si intuisce perché la zona è chiamata “le Maldive del Salento”: le acque sono di un blu verde e trasparenti.

Dormire e mangiare

E per dormire? Scegliete qualcosa che abbia un’anima: come Casa Vico Moline su Airbnb (urly.it/31bgvg) , un accogliente rifugio vintage, molto anni Settanta, tutto curato in ogni dettaglio. Ampio soggiorno con camino antico e una terrazza con vista sui tetti fino alla Guglia della Immacolata.

Per un pranzo genuino, fate tappa da Antica Trattoria Salandra a gestione familiare: orecchiette, polpo fritto, purè di fave e cicoria, spaghetti con le cozze, fiori di zucca ripieni e fritti e un’accoglienza che ha il profumo di casa. Salvatore sa consigliarvi il meglio. Da provare anche l’Amaro del Salento Amarissimo, elisir artigianale dal gusto forte e deciso, con erbe mediterranee come tarassaco, aspraggine, asperella. Pochi tavoli, meglio prenotare (tel. 339/5200245).

Informazioni

Assessorato al Turismo: https://www.visitnardo.it/it/

Crediti fotografici: per tutte le immagini, Isa Grassano

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