Quando l’arte incontra la musica: Luca Carboni e 40 anni di creatività raccontati a Bologna

Indice dell'articolo
«Le ragazze, loro non le riesci mai a capire. Loro le puoi solo amare». Impossibile non sorridere quando si riascoltano queste parole: il ritornello di una generazione che ha ballato, sognato e pianto sulle note di Luca Carboni. Ma se oggi “Luca lo stesso” è ancora una colonna sonora delle nostre vite, c’è qualcosa di più che musica a raccontarlo. Un viaggio magico che parte da Bologna e attraversa 40 anni di carriera (i suoi esordi nel 1984 con l’album canoro e autoriale uscito sotto il titolo di …intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film), arte e passione: Rio Ari O, la mostra che da oggi, 22 novembre, fino al 5 febbraio illuminerà il Museo della Musica (in strada Maggiore), è un inno alla sinergia tra note e pennelli, emozioni e immagini. Rio Ari O è “il suono senza senso”, ideato con Lucio Dalla, con il quale inizia la famosa canzone Ci stiamo sbagliando.
Curata da Luca Beatrice, critico e curatore d’arte contemporanea, l’esposizione (ideata e prodotta da Elastica) celebra la sinergia tra musica e arte visiva, mostrando un percorso creativo inedito e parallelo, ma spesso intrecciato a quello musicale, dato che molti album di Carboni si sono accompagnati ad una produzione fatta di disegni, schizzi e dipinti che raccontano il processo creativo dietro ogni brano, concerto o tour.
Bologna, l’amica che ti aspetta sempre
Ecco il quadro: una città, Bologna, che è l’amica che ti aspetta sempre, che conosce i tuoi segreti. Gli archi dei portici diventano sguardi, i portoni scuri di quercia si trasformano in guardiani di misteriosi tesori, di segrete intimità, di grandi ricchezze, e nelle stanze di questo museo si respira l’intensità di una vita intera. Carboni ci apre il suo diario di immagini e visioni, un diario fatto di disegni, appunti, memorie, ricordi e canzoni, svelando quella parte sommersa dell’iceberg che spesso resta nascosta dietro la punta scintillante del successo.
Ma è nella wunderkammer – una vera e propria camera delle meraviglie – che le storie prendono vita. Lì si trovano i block notes pieni di “disegnini”, le cassette dei primi provini, il pianoforte nero, la chitarra Eko di suo fratello, le foto di famiglia mischiate a quelle degli amici e dei Teobaldi rock, la sua prima band. La radio con l’Hit parade di Lelio Luttazzi di fianco alla tavola dove sua madre, da piccolo, lo appoggiava per vestirlo in fretta. Strattonandolo. Una porta che non si apre solo sulla carriera di un artista, ma su un ragazzo che ha trasformato i sogni in realtà.
Le ragazze
E le ragazze? Sono ovunque. Belle, sognanti, enigmatiche. Carboni le racconta come sante e ribelli, madri e amanti, muse e guerriere. Dipinte o cantate, attraversano tutta la sua poetica come un filo rosso: figure che accendono lo spirito, che fanno luce. Anche noi, amiche in viaggio, non possiamo che sentirci parte di questa narrazione: ognuna con la sua storia, i suoi colori, le sue note confidenziali.

Cosa vedere
Non mancano dischi, le Cattedrali (una forma molto stilizzata di cattedrale per avere un corpo “architettonico”, tridimensionale e simbolico allo stesso tempo. Una sorta di scultura, sovrapponendo tavole di legno o di altro materiale come ferro o cartone), schizzi diventati poi copertine, come il manifesto del tour con Jovanotti nel 1992.
La sala finale del percorso espositivo sorprende con un sound design che include canzoni, inediti, audio rubati in studio, il tutto accompagnato da immagini e video clip, in un allestimento dall’atmosfera pop.
Un invito

La mostra non è solo un tributo: è un invito. Un invito a esplorare quel legame indissolubile tra arte e musica, tra Bologna e il suo poeta pop, tra le nostre vite e quei versi che sembrano scritti per noi. “Bologna è una regola”, cantava Carboni. E in quelle regole ci sono spazi infiniti per la libertà, la creatività e la bellezza e, ovviamente, il viaggio.
Se avete amato Mare Mare, se vi siete lasciate trasportare da Persone silenziose, se avete sorriso di fronte alla provocazione pop di Sputnik, questa è una tappa obbligatoria. Entrate, camminate tra i suoi colori piatti, ascoltate le voci che risuonano tra le pareti, e lasciate che Bologna e Luca vi raccontino una storia: la loro e, forse, un po’ anche la nostra.
Info: Museo della Musica


Basta sentirmi parlare per intuire il mio attaccamento alla Basilicata. Nonostante viva a Bologna da tanti anni e ami questa città, ho mantenuto una visione Sudcentrica della vita. Giornalista professionista, tutor al master in giornalismo, scrittrice e soprattutto “ragazza” piena di energia. Ho una valigia sempre pronta, anche se a ogni viaggio dimentico qualcosa. Vivrei in estate tutto l’anno e sogno una casa vista mare. Scrivo libri di curiosità (Book Sun Lover) e romanzi (“Un giorno sì un altro no”, “Come un fiore sul quaderno”). Leggo tanto, sorrido ancora di più.

Articolo Precedente
Articolo Successivo
