Pietrapertosa si veste d’Oriente: due giorni nel borgo lucano dove rivive la storia degli Arabi

L’8 e il 9 agosto il paese più alto della Basilicata si trasforma in una piccola casbah tra le Dolomiti Lucane. Un fine settimana fatto di cortei, danze orientali, sapori antichi in uno dei quartieri arabi meglio conservati del Sud Italia

L’incenso e le spezie profumano l’aria, i tamburi scandiscono il passo del corteo, le lanterne iniziano ad accendersi tra archi e scalinate, mentre veli color oro, blu e zafferano ondeggiano tra vicoli così stretti da sembrare disegnati per custodire segreti. L’impressione è quella di trovarsi in una medina del Maghreb, invece siamo a Pietrapertosa, tra le guglie delle Dolomiti Lucane, dove ogni agosto il tempo torna indietro di mille anni.

La riproduzione di una immagine di Henri Cartier Bresson – foto di Isa Grassano

L’8 e il 9 agosto il borgo celebra la XIX edizione di “Sulle tracce degli Arabi”, una delle rievocazioni storiche più originali del Sud Italia capace di riportare in vita il passato saraceno del paese attraverso musica, spettacoli, sapori e tradizioni.

Momenti della festa sulle tracce degli Arabi – foto Comune di Pietrapertosa

Un borgo nato dalla roccia

Pietrapertosa compare all’improvviso, quasi incastonato nella montagna. Le case sembrano crescere direttamente dalla pietra, seguendone le pieghe e gli strapiombi. Da lontano ricordano una cascata di tetti che scivola lungo la parete rocciosa; da vicino diventano un intreccio di vicoli, archi, gradini e piccoli orti sospesi. Il nome deriva da Petra Pertusa, la “pietra forata” che domina l’ingresso del paese. Con i suoi 1.088 metri di altitudine è il comune più alto della Basilicata e fa parte del circuito dei Borghi più belli d’Italia. Ma il suo vero tesoro è nascosto nella parte più alta del centro storico.

Panoramica del borgo – foto di Isa Grassano

L’Arabata, una piccola casbah nel cuore della Basilicata

L’Arabata è un labirinto di case addossate alla roccia, scalinate che salgono senza fretta, passaggi stretti, muri di pietra e silenzi interrotti soltanto dal vento. Il suo nome racconta già tutto: deriva dagli Arabi che, guidati dal principe saraceno Bomar, qui si insediarono tra IX e X secolo, trasformando Pietrapertosa in un importante presidio strategico per il controllo della Valle del Basento. Ancora oggi quell’eredità è leggibile nell’impianto urbanistico del quartiere, nella doppia numerazione dei civici, nell’architettura delle abitazioni costruite seguendo la roccia, in alcune parole del dialetto e perfino nella tradizione gastronomica.

Quartiere Arabo – foto di Isa Grassano

Quando il borgo si veste d’Oriente

Sulle tracce degli Arabi si apre sabato 8 agosto con un tour immersivo tra Castello e Arabata (partenza da piazza Garibaldi), seguito dalla mostra dedicata agli strumenti musicali arabi. Nel tardo pomeriggio prende vita il corteo dei Saraceni (partenza da via della Speranza), accompagnato dalla sfilata di abiti tradizionali e dagli spettacoli di danza del ventre. Dopo l’apertura simbolica della porta dell’Arabata, la serata continua con esibizioni, duelli tra Bizantini e Saraceni, il concerto del musicista iraniano Pejman Tadayon e il dj set di Libero Reina.

Momenti della festa sulle tracce degli Arabi – foto Comune di Pietrapertosa

Domenica 9 agosto il programma propone concerti acustici in piazzetta San Pietro nel quartiere arabo, un incontro dedicato agli “Arabi in Lucania” (nella cappella di San Cataldo, tra i luoghi di culto più antichi del paese), nuove sfilate in abiti arabi, il corteo dei Saraceni, il concerto Shabnam e il gran finale con uno spettacolo di fuoco che illumina le rocce. Non mancano in entrambe le giornate stand di prodotti gastronomici e sapori antichi.

Cosa vedere oltre la festa

Vale la pena fermarsi almeno per un weekend. Dall’Arabata una breve salita conduce ai resti del Castello normanno-svevo, costruito sulla precedente fortificazione saracena. Dalle mura e dal torrione lo sguardo abbraccia tutta la Valle del Basento, mentre il nuovo belvedere di via della Speranza offre un’altra prospettiva spettacolare sulle Dolomiti Lucane (molte forme riportano a immagini come i Delfini, la proboscide di un elefante).

Scendendo verso il centro storico si incontra la Chiesa Madre di San Giacomo Maggiore, con preziosi affreschi, un coro ligneo cinquecentesco e opere di Giovanni Luce e Pietro Antonio Ferro. Poco fuori dall’abitato meritano una visita anche il Convento di San Francesco, ricco di opere d’arte rinascimentali, che nel XVI secolo ospitava 14 celle. Nella sua parte sud-ovest, si trova un pozzo con capitelli sobriamente scolpiti.

Affreschi nella Chiesa Madre di San Giacomo Maggiore – foto di Isa Grassano

Anche il famoso fotografo francese Henri Cartier Bresson rimase affascinato dal paese, tanto che nel giugno del 1973 immortalò scene di vita quotidiana. Le riproduzioni di quelle immagini sono sparse tra i vicoli e non resisterete alla tentazione di farvi un selfie vicino.

Il Volo dell’Angelo

Per chi ama la natura, Pietrapertosa è la porta d’accesso al Parco Regionale Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane, mentre le amanti dell’adrenalina possono regalarsi l’emozione del celebre Volo dell’Angelo (fino al 9 novembre), che collega il borgo alla vicina Castelmezzano. Si vola – da soli o anche in due con un’amica – per 1.500 metri, a 120 chilometri all’ora, lungo un carrello che scorre su un cavo d’acciaio e in tutta sicurezza, fino a 600 metri di altezza da terra, mentre guglie di roccia che sembrano denti di squalo spuntano nel cielo azzurro, querce e case incastonate nella pietra fanno da teatro alla traversata in aria.

Volo dell’Angelo tra amiche – foto di Gaspare Morea

Ma oltre all’adrenalina i due paesi sono scenario per passeggiate immersi nel verde, basti pensare al Sentiero delle Sette Pietre, un percorso letterario di due chilometri che li unisce, dove ogni tratto è una scoperta tra natura e racconti orali di magia (grazie a totem parlanti).

Sentiero delle sette pietre – foto di Lorenzo Palazzo

Mangiare e dormire a Pietrapertosa

IL FRANTOIO. Gestito dalla famiglia Perticara, da quando il capostipide Benito Antonio acquistò nel 1977 i locali di un frantoio oleario, situato al piano terra di un edificio rimasto incompiuto e successivamente acquistò tutto il complesso edilizio, trasformandolo in un albergo (dodici camere). L’annesso ristorante propone piatti della tradizione. Da non perdere il tiramisù con il peperone crusco ricoperto di cioccolato. Info: https://frantoio.bdf.land/

Dolce tiramisù e crusco di cioccolato al ristorante Il Frantoio – foto di Isa Grassano

PICCOLO RISTORO LE ROCCE. Piccolo ristorante tra le case in pietra del borgo. Qui la tradizione resta protagonista con paste fatte a mano e ricette storiche come i maccheroni mollicati con noci e peperone crusco IGP. Info: https://piccoloristorolerocce.wordpress.com/

CASA DI CACCIA – TENUTA PADULA. Un agriturismo elegante immerso nel verde, tra atmosfere da chalet e cucina legata al territorio. Selvaggina, funghi porcini, tartufi e prodotti a km zero sono il cuore della proposta gastronomica. Info: www.lacasadicaccia.com

PIZZERIA BARONETTO. Festeggia i dieci anni di apertura con la pizza Baronetto 10, con una selezione di funghi cardoncelli e delicata mousse di cardoncelli. Anche camere nel Palazzo del Barone. Info: tel. 345 9799280

AGRITURISMO TADDEO – SAPORI DEL PARCO. Poco fuori l’abitato, camere circondate dal verde e cucina genuina lucana. Pasta fatta a mano. Da assaggiare i peperoni cruschi. Info: tel. 0971 983006

LA CASA DI PENELOPE E CIRENE. Al civico 32, di via Garibaldi, come ricordano tutte le ceramiche appese attorno alla porta di ingresso. Un appartamento su due livelli, curato nei minimi dettagli, dove respirare aria di casa. Ricca prima colazione. Info: tel. 338 3132196

DIMORA DIONISIO (O DEL CONTADINO). Una casa di pietra nel cuore del paese, su due piani, dove il fascino del borgo incontra il comfort di un’ospitalità curata. Info: tel. 347 7950276

Panoramica di Pietrapertosa

*In cover foto festa Arabi – Comune di Pietrapertosa

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