Mostra Diabolik a Bologna: Eva Kant, le sorelle Giussani tra fumetti, coraggio e visioni al femminile

Dal fumetto al mito: una mostra a Palazzo Pallavicini di Bologna, fino al 20 luglio, racconta “il ladro in calzamaglia nera” e le sue protagoniste

Se pensate che Diabolik sia solo un fumetto “da maschi”, preparatevi a ricredervi.
Dietro il ladro in calzamaglia nera, ci sono due sorelle geniali e ribelli – Angela e Luciana Giussani – ed Eva Kant, una complice dal fascino micidiale, protagoniste di una rivoluzione tutta al femminile.

Lo si scopre visitando a Bologna la mostra “Diabolik” a Palazzo Pallavicini, nel cuore della città (in via San Felice), appena inaugurata e aperta fino al 20 luglio.

Angela e Luciana: due sorelle, una rivoluzione a fumetti

Milano, anni Cinquanta. Angela Giussani ha già vissuto più vite: modella, giornalista, pilota d’aereo da turismo (quando ancora le donne al volante erano guardate con sospetto. Una stranezza tale da meritare la foto in un articolo sul quotidiano Il Giorno). È sposata con l’editore Gino Sansoni, ma non si accontenta di restare all’ombra. Fondando la casa editrice Astorina, con la sorella Luciana, si prende tutto il palcoscenico. L’idea nasce osservando i pendolari alla stazione Cadorna: serve un fumetto tascabile, da leggere in treno, con trame avvincenti e pochi fronzoli. Un noir moderno. E così, nel 1962, esce in edicola il primo numero: “Il re del terrore”.

Angela e Luciana Giussani: due sorelle intraprendenti, fondano la casa editrice Astorina

Un ladro genial

Il protagonista non è un eroe. Anzi. È un ladro geniale e inafferrabile, armato di maschere, travestimenti, acidi e marchingegni. Eredita il suo da una pantera nera con lo sguardo gelido e feroce. Della sua identità, le Giussani decidono di svelare qualche dettaglio solo dopo sette anni dalla pubblicazione del primo episodio, con l’albo Diabolik chi sei?. In un serrato faccia a faccia con Ginko (l’ispettore integerrimo e brillante), rivela di essere stato adottato da un’associazione criminale dopo essere sopravvissuto a un naufragio, e di avere avuto così occasione di apprendere le basi del crimine. Individualista, dotato di astuzia e intelligenza fuori dal comune, non ha tardato ad abbandonare l’organizzazione dopo averne ucciso il temibile capo, per dedicarsi in solitudine a roboanti imprese. Diabolik, però, mostra di avere un’etica interna, che gli impedisce di compiere certi atti. Non commetterebbe violenza contro bambini o anziani indifesi, non commercerebbe armi o droga, non tradirebbe la parola data. Rispetta una sorta di personalissimo codice d’onore.

L’ispirazione dal feuilleton francese

Le Giussani fanno tutto: scrivono, coordinano, correggono le matite, scelgono i look dei personaggi. Per le storie, Angela scelse di ispirarsi al feuilleton francese del secolo scorso, in particolare Fantômas, trasponendo ai tempi moderni carrozze e posticci teatrali così diventati automobili e – geniale invenzione – maschere di plastica. E il mantello del criminale diventa una altrettanto inquietante nera calzamaglia aderente. Si racconta, inoltre, che Angela, con il suo passato da modella, allegasse ritagli di riviste di moda alle sceneggiature, indicando minuziosamente l’abito da far indossare a ogni figura femminile.

E per convincere gli edicolanti a distribuire il fumetto? Andavo di persona e portavano bottiglie di vino per gli uomini, fiori per le donne. Chiamatele strategie di marketing emozionale ante litteram!

Le curiosità

Sono alcune delle curiosità e degli aneddoti che si possono leggere alle pareti. Tra le altre: lo sapevate che non tutte le retrocopertine di Diabolik mostrano donne giovani e bellissime? Ce ne sono con uomini, bambini, anziani, persino gatti e cani. Perché in fondo Diabolik è uno specchio dell’Italia, che attraversa decenni, mode, e temi civili: corruzione, violenza di genere, emarginazione.

Diabolik assorbirà la vita di entrambe: nelle fotografie di redazione che le ritraggono, le sorelle Giussani appaiono alla loro scrivania, intente a lavorare alla pubblicazione, sorridenti, consapevoli della propria identità professionale, circondate da manifesti e ritagli di giornale che riportano notizie riguardanti Diabolik. Angela dirigerà la testata fino alla sua scomparsa, avvenuta nel febbraio del 1987, e Luciana ne porterà avanti la conduzione da sola, firmando il suo ultimo episodio nel 2001.

Eva Kant in un disegno di Milo Manara

Eva Kant: la complice che riscrive le regole

La mostra Diabolik a Bologna dedica a Eva Kant una sezione intensa e magnetica. In una delle immagini più forti, disegnata da Milo Manara, è seduta nuda su un trono che sembra di velluto e sangue. In mano una pistola, dietro di lei Diabolik, ombra fedele. Il potere è tutto suo. In un altro quadro, la vediamo completamente nuda ma affatto vulnerabile. Il suo corpo è forza, non oggetto. E lo sguardo di Diabolik, in disparte, è pieno di adorazione. Non desiderio: devozione.

Il terzo numero della saga

Eva fa la sua comparsa nel terzo numero della saga, L’arresto di Diabolik, datato 1 marzo 1963. Il criminale mascherato entra nella sua stanza per derubarla, ma tra i due è amore a prima vista. Da quel momento, diviene un’inseparabile partner nella vita e nel crimine ed esordisce salvandolo dalla ghigliottina. Non mancherà di ricordargli questo episodio ogni volta che lui oserà sottovalutarla. Nella storia del fumetto non si era mai vista una donna salvare l’eroe di turno: un capovolgimento di ruoli che solo due donne avrebbero potuto immaginare.

La collezione di fumetti Diabolik dal primo raro numero del 1962

L’assoluta parità

Se all’inizio Eva sembra accettare un ruolo subalterno rispetto al genio criminale, con il tempo sceglie di diventare una sorta di suo alter ego femminile, facendo della sua spiccata sensualità un marchio distintivo. Anche la loro assoluta parità rappresenta un’assoluta novità nel mondo del fumetto: entrambi sono “oltre la legge” (Eva ha un passato di spia industriale, coinvolta in loschi traffici, sospettata di essere responsabile della morte del marito, Lord Kant) per scelte di vita autonome, destinati a incontrarsi e a sancire un connubio in cui amore e rispetto vanno di pari passo.

Il quotidiano di Eva e Diabolik

Eva e Diabolik condividono anche la quotidianità: non hanno una vera e propria casa ma tanti rifugi segreti, per lo più banali villette immerse nel verde e lontane da occhi indiscreti. Qui i due conducono una vita del tutto normale, che potrebbe essere scambiata quasi per borghese se solo le loro conversazioni non parlassero di furti o mirabolanti imprese criminose.

In poche occasioni l’amore tra Eva e Diabolik sembra essere messo in discussione. In Il treno della notte (1963), Diabolik sembrerà cedere al fascino di un’altra donna, ma sarà solamente una manovra scaltra per salvare Eva dalla condanna a morte. In Un amore nuovo (1974), Eva sembrerà invaghirsi di un altro uomo, ma risulterà poi essere stata sotto ipnosi. La coppia, insomma, resterà inossidabile, incorruttibile, tanto da far sentenziare a Eva nel 2002 in Un piccolo imprevisto: “Abbiamo la nostra vita, tu e io. E non c’è posto per nessun altro”.

Una mostra da non perdere

Palazzo Pallavicini è uno spazio con ricchi affreschi e perfetto per accogliere la leggenda. Si comincia con una galleria di 150 metri di fumetti: 938 tascabili, una linea del tempo visiva e continua. Poi ci sono le tavole originali del primo numero, Il re del terrore, oggi introvabili e vendute all’asta a cifre record. Seguono maschere, armi, e i modellini della Jaguar E-Type nera. Quest’auto leggendaria, per anni, non ha avuto un nome. Nel 1963 il suo importatore diffidò Astorina dal citare la marca perché: “era disdicevole che un criminale usasse la stessa auto dei suoi clienti”. Ma anni dopo fu la Jaguar stessa a pubblicare vignette tratte dal fumetto.

La stanza immersiva

C’è poi una stanza immersiva in penombra. Sul muro, un proiettore svela le mosse di un colpo messo a segno con la precisione di un’orchestra. E non un colpo qualunque: il furto di uno spartito originale di Mozart, proprio nel palazzo dove il giovane genio si esibì nel 1770 per settanta dame dell’aristocrazia europea. Perché Diabolik, quando ruba, lo fa con stile.

Donne che osano

In un mondo che ancora fatica ad affidare alle donne ruoli di comando, stupisce pensare che due sorelle negli anni Sessanta abbiano creato un impero narrativo, scegliendo un antieroe criminale come simbolo di libertà. E che abbiano affidato alla figura femminile più forte del fumetto italiano il ruolo di guida etica, complice e regina.

Forse, Diabolik è sopravvissuto così a lungo non per ciò che ruba. Ma per ciò che restituisce: l’idea che anche nell’ombra, si possa scegliere chi essere.

La mostra è aperta dal giovedì alla domenica, dalle 10 alle 20, fino al 20 luglio 2025.

Info

Palazzo Pallavicini: https://www.palazzopallavicini.com/

Condividi su: