Anna Capraro, una visionaria con la valigia sempre pronta

Dalla “prigione di cristallo” ai viaggi in giro per il mondo, fino a un nuovo progetto nel cuore di Bologna: Atelier Tubertini, uno spazio dove idee, persone e linguaggi diversi si incontrano
«Sono una visionaria». Tre parole che ad Anna Capraro stanno decisamente meglio di una qualifica sul biglietto da visita. Anche perché sceglierne una sola sarebbe complicato: manager, consulente, esperta di marketing e comunicazione, professional coach, oggi imprenditrice. Per oltre vent’anni ha lavorato in contesti multinazionali e internazionali, occupandosi di organizzazione aziendale, strategia, marketing, comunicazione e trasformazione d’impresa. Ha guidato team multiculturali, studiato, cambiato ruoli, preso aerei, accettato nuove sfide. E per ben due volte ha provato anche ad andarsene. Non perché quel mondo le stesse stretto. Al contrario. Le offriva opportunità, responsabilità, nuovi progetti. Una condizione privilegiata alla quale aveva dato un nome bellissimo e crudele al tempo stesso: «La mia prigione di cristallo». Fuori, però, continuava a immaginare altro. «Ho sempre avuto una parte imprenditoriale. E questa apertura verso l’idea che tutto sia possibile, tutto sia fattibile, nella misura in cui ci si metta voglia e si acquisiscano le competenze».

Un indirizzo prezioso, Vicolo Tubertini
A un certo punto la visionaria ha vinto. E quel desiderio ha trovato anche un indirizzo: Vicolo Tubertini 2/A, nel cuore di Bologna, da cui si entra nell’antico ghetto ebraico. Qui Anna ha creato Atelier Tubertini, spazio per eventi, centro di formazione e studio di consulenza che occupa due livelli dell’omonimo palazzo settecentesco, tra via Oberdan e l’antico vicolo della Mandria, ricostruito nel 1770 su progetto dell’architetto Giandomenico Dotti. Anime diverse, proprio come il percorso della sua fondatrice, che all’esperienza sul campo ha aggiunto due master, un percorso in Strategic Counseling e la formazione in Professional Coaching.

Un passato di viaggi
Prima di fermarsi sotto le Due Torri, però, Anna di chilometri ne ha macinati parecchi. Per anni il viaggio è stato parte della sua quotidianità professionale, con partenze anche una volta alla settimana o ogni due, lunghi periodi all’estero. «Ho viaggiato moltissimo e ho avuto sempre un confronto continuo con persone e culture differenti. Credo che questo mi abbia dato una grande apertura mentale: non vedo confini». Allo stesso modo ha le idee ben chiare su cosa non dovrebbe mai mancare in una valigia. «I libri, prima di tutto, anche se oggi leggo molto in digitale, un vestito elegante e le scarpe con il tacco». E qui si apre un piccolo mondo parallelo. Perché Anna non ama semplicemente i tacchi: ne possiede una settantina di paia. Abbastanza da far venire a suo marito un’idea imprenditoriale. «Dice che potrei aprire un negozio di scarpe, ma finirei per comprarle tutte io. Specie quelle rosse, il mio colore preferito», e ride. «Quello che amo del viaggio è l’espansione culturale, l’open mindset. È ciò che spero di trasmettere anche ai miei bambini. Hanno cominciato a viaggiare prestissimo: il più piccolo ha preso il primo aereo a tre mesi. L’ultimo viaggio li ha portati in Giappone». Quanto alle destinazioni, Anna ha una predilezione molto chiara per il caldo. E lo racconta ricordando proprio uno dei Paesi che hanno contato di più nella sua vita professionale.

Uniti attorno allo stesso tavolo
«Nel 2018 sono a casa in maternità dopo la nascita del secondo figlio quando arriva una telefonata dall’azienda. C’è un grande evento da organizzare in Svezia: duecento clienti strategici da tutto il mondo, insieme a dipendenti, fornitori e media. Non ho mai lavorato direttamente nella comunicazione degli eventi, ma non mi tiro indietro. Alla fine arrivano anche diversi riconoscimenti. E della Svezia non dimentico neanche il freddo, la nebbia, il vento e soprattutto il buio». Oggi, al posto dei duecento ospiti arrivati da ogni parte del mondo, Anna mette intorno allo stesso tavolo imprenditori, professionisti, artisti, coach, musicisti. «Atelier Tubertini è una sorta di “terzo luogo”, uno spazio dove incontrarsi, scambiarsi idee, unire menti diverse che possano contaminarsi e co-creare. Qui può avvenire una trasformazione personale, professionale o aziendale».

Un metodo in 20 anni di lavoro
E se gli incontri cambiano, il metodo resta quello maturato in oltre vent’anni di lavoro. «Per raggiungere un risultato che un cliente si aspetta da me magari impiego dieci giorni o un mese. Ma sono dieci giorni o un mese più ventitré anni di esperienza. Strategie, modelli e strumenti esistono già: il vero valore è saperli adattare alla realtà specifica di un’impresa o di una persona. Non esistono soluzioni valide per tutti».

Gli ambienti
Basta guardarsi intorno per capire che anche gli ambienti sono stati pensati per cambiare funzione. Si può partecipare a un workshop, registrare un podcast con attrezzature professionali, organizzare una riunione o un evento, lavorare con un coach, ritrovarsi per un pranzo o una cena con uno chef, assistere a una performance artistica. C’è persino una cucina completamente attrezzata. Alle pareti i quadri dell’artista Umberto Ciceri e ovunque si respira lo stesso profumo: una fragranza “Diamante” creata appositamente per l’Atelier. Al centro resta un’idea: far succedere qualcosa tra le persone. «Quando abbiamo immaginato Atelier Tubertini non volevamo creare un semplice contenitore con un calendario costruito attorno a un solo tema. Cambiano i protagonisti e i linguaggi, ma resta la volontà di creare incontri nei quali il pubblico non sia soltanto spettatore».

I progetti e gli eventi
E infatti il calendario cambia registro continuamente. Un esempio recente è stato “Le Mille Vite di Lucio Dalla”, racconto-concerto che ha portato nell’Atelier Andrea Campi, voce e chitarra, e Tiziano Guerzoni, violoncello. Musica, parole e aneddoti hanno attraversato le tante identità del cantautore bolognese. Tra gli altri progetti c’è “L’Atelier della Mente”, nato con l’executive coach Pasquale Adamo, per fermarsi, riflettere e lavorare sulla consapevolezza e sul cambiamento.
Ma Anna non mette recinti troppo rigidi alle idee. Immagina anche appuntamenti legati al viaggio e alla scoperta di Bologna, presentazioni di itinerari. E, data la sua passione per la lettura, pensa pure ai libri: non soltanto la tradizionale presentazione con autore e pubblico, ma gruppi di lettura, persone intorno allo stesso tavolo dopo avere letto lo stesso titolo, persino momenti dedicati alla lettura condivisa e silenziosa.

Le foto sono di Atelier Tubertini e di Isa Grassano

Basta sentirmi parlare per intuire il mio attaccamento alla Basilicata. Vivo a Bologna da tanti anni e amo questa città ma ho mantenuto una visione Sudcentrica della vita. Giornalista professionista, tutor al master in giornalismo, scrittrice e soprattutto “ragazza” piena di energia. Ho una valigia sempre pronta, anche se a ogni viaggio dimentico qualcosa. Vivrei in estate tutto l’anno e sogno una casa vista mare. Scrivo libri di curiosità (“Book Sun Lover” e “Book Winter Lover”) e romanzi (“Un giorno sì un altro no”, “Come un fiore sul quaderno” e “A volte è complicato”). Leggo tanto, sorrido ancora di più.

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