Viaggiare dentro le storie: il mondo raccontato da Rossella Montemurro

Un viaggio non è sempre una destinazione. A volte è uno sguardo che cambia direzione, una storia che intercetta qualcosa di profondo mentre siamo in treno, in aeroporto, sotto un ombrellone con un po’ di sabbia addosso. Per questo, tra guide e itinerari, trovano spazio anche libri che aprono varchi inattesi. Non portano lontano sulla carta geografica, ma muovono altrove. Dentro. Tra le voci che meritano attenzione, Rossella Montemurro.

Una giornalista sensibile e attenta

Giornalista professionista di Matera, laureata in Scienze dell’educazione, guida la testata online TuttoH24 e da anni sceglie storie che tengono insieme sensibilità e realtà. Lo fa con un’energia concreta, tanta sensibilità e approfondimenti, e attraverso i libri. Con l’ultimo La grazia di un sorriso (Edigrafema) entra in corsia accanto al clown Nonno Nanà, detto anche il dottor Sorriso, (Giovanni Martinelli, brigadiere capo delle Fiamme Gialle in pensione) e a un medico rianimatore (il Dottor Francesco Massimo Romito), raccontando la cura che passa dall’ascolto e dalla presenza.

L’ultimo libro

Nonno Nanà entra ogni giorno in ospedale con strumenti semplici. Che cosa accade davvero in quei momenti?

«Quando Nonno Nanà entra in ospedale accade un incantesimo: per un attimo (il tempo di una canzone o di una carezza, di un sorriso o di una pacca sulla spalla) i volti tirati delle persone in attesa di un referto o di una visita si distendono. C’è chi canta con lui, chi si confida anche chi rimane un po’ defilato ma comunque, in qualche modo, partecipa. Nonno Nanà è travolgente ma sempre discreto. È come se avesse un sesto senso, scrutando nei reparti e nelle sale d’attesa si avvicina e dialoga soltanto con chi è sulla sua stessa lunghezza d’onda. Con i bambini ha un feeling speciale, dal suo trolley tira fuori piccoli doni, con le sue mani crea fiori e spade con i palloncini. Con Nonno Nanà si vivono momenti di “sospensione”, il dolore (per quanto possibile) viene messo tra parentesi: il suo carisma, la sua presenza scenica e la sua empatia sono un toccasana».

Tra le pagine si legge del Ferragosto solidale, vuoi dirci che cosa è?

«Il Ferragosto solidale è una delle iniziative benefiche dell’Oasi del Sorriso Clownterapia e Musicoterapia, l’associazione fondata e presieduta da Giovanni. Nasce da una tesi semplice quanto sottovalutata o, peggio, ignorata: anche a Ferragosto, come nei giorni di festa in genere, gli ospedali rimangono aperti e la gente che soffre non va in vacanza né ha lo stato d’animo giusto per festeggiare. Ecco, allora, che Giovanni-Nonno Nanà si mette a disposizione per quanti, in quelle giornate, hanno bisogno di aiuto per la spesa, per i medicinali, vorrebbero compagnia perché soli… Gesti che, in alcune situazioni, possono fare tanto».

Coinvolgimento emotivo e sguardo giornalistico

Il tuo lavoro ti mette spesso davanti a realtà intense. Come trovi il punto di equilibrio tra coinvolgimento emotivo e sguardo giornalistico?

«Non è semplice rimanere indifferenti. Se si vuole comprendere fino in fondo e riportare fedelmente ai lettori determinate realtà, bisogna viverle anche e soprattutto a livello emotivo. Quando ho affiancato Giovanni e le sue clown per rendermi conto di come si relazionavano con i pazienti, ammetto che non è sempre stato semplice: sono quelle situazioni nelle quali non si rimane soltanto osservatori ma si viene scossi, si torna a casa con il vissuto degli altri, in modo particolare dei bambini ricoverati in ospedale. Osservarli “sul campo” mi è servito per riportare sulla carta ciò che ho visto, ascoltato, percepito e spero di averlo fatto senza enfasi ma sono consapevole che, in certi contesti, lo sguardo giornalistico venga influenzato dai sentimenti. Credo sia impossibile rimanere distaccate».

La giornalista e scrittrice Rossella Montemurro

Quanto conta, oggi, raccontare storie che parlano di umanità concreta, soprattutto in un’informazione veloce e spesso superficiale?

«Per me conta tantissimo. Per una serie di fattori (in primis il flusso costante di informazioni, la rapidità con la quale sono veicolate e la molteplicità di strumenti con i quali le apprendiamo) è come se fossimo diventati impermeabili alle notizie, alle storie. Non ci stupiamo più di nulla, la spettacolarizzazione della cronaca nera è all’ordine del giorno. Raccontare una storia, tra l’altro vera, che parla di altruismo e abnegazione serve anche a evidenziare una realtà forse inconsueta ma sana che può, si spera, essere presa da esempio».

Una famiglia di campioni

Da qualche mese hai pubblicato pure Una famiglia di campioni (Altrimedia), scritto a quattro mani con il giornalista Filippo Radogna, spostandoti su un altro terreno, quello del karate e delle radici, seguendo i fratelli D’Onofrio tra disciplina, casa e orizzonti internazionali. Tra le pagine emerge con forza il tema delle radici. È un peso o una forza il luogo da cui si parte?

«Secondo me sono le persone e il loro legame con le radici a rendere un luogo un peso o una forza. Nel caso dei fratelli D’Onofrio, Sant’Arcangelo è un piccolo paese lucano che dista circa un’ora e mezza sia da Potenza sia da Matera eppure proprio da lì Francesco, Terryana e Orsola hanno raggiunto e conquistato podi internazionali di karate. Karol, asso delle Ternana Calcio, settore giovanile, per anni è stato accompagnato da papà Vincenzo ad allenarsi nella scuola calcio “Franco Selvaggi”, nella città dei Sassi (più di tre ore al giorno tra andata e ritorno trascorse in auto…). La determinazione di questi ragazzi e la disponibilità dei genitori hanno fatto sì che quello che sembrava un limite, la distanza, sia stato superato dalla grande motivazione. I loro sacrifici danno ulteriore valore alle loro medaglie. Ancora oggi, per i fratelli D’Onofrio Sant’Arcangelo e la Basilicata significano casa, famiglia, nido: non un peso, quindi, ma forte attaccamento alle proprie radici».

Che cosa ti ha sorpresa di più entrando nella quotidianità di questi sportivi?

«Dire il carattere è scontato, eppure la tempra d’acciaio è una costante nei campioni. Hanno tutta la mia ammirazione (e un pizzico di sana invidia) per lo spirito con cui affrontano giornate intense, strutturate all’insegna di allenamenti duri. I fratelli D’Onofrio, tra l’altro, non hanno mai trascurato lo studio: sono tutti laureati e il più piccolo, Karol, frequenta con ottimi voti le scuole superiori».

Il paesaggio umano e geografico

Nei tuoi libri racconti storie molto radicate nei luoghi. Quanto conta, per te, il paesaggio – umano e geografico – nel costruire una narrazione?

«Tantissimo, sono convinta che i paesaggi ci influenzino. Quell’aura di calma e lentezza che caratterizza noi lucani, i campi di grano sterminati che in questa stagione sono un unicum, scorci mozzafiato diventano co-protagonisti e spiccano senza dubbio nei romanzi, pur avendo un ruolo – come nel caso dei fratelli D’Onofrio – anche nelle biografie.

In merito a La grazia di un sorriso, volendo estendere questo discorso, Nonno Nanà in un altro contesto (ad esempio nell’ospedale di una grande città) non avrebbe avuto lo stesso impatto o forse non avrebbe avuto proprio la possibilità di entrare in ospedale per lungaggini burocratiche. Per merito suo e del dott. Francesco Romito, direttore della Struttura complessa di Anestesia e Rianimazione del’ASM, il reparto di Rianimazione del “Madonna delle Grazie” di Matera è stato tra i primi in Italia ad accogliere la clownterapia.»

Tempo d’estate

L’estate è in arrivo. Se dovessi consigliare un modo per approcciarsi a questi libri in viaggio, quale sarebbe?

«Con curiosità e senza pregiudizi. Sono entrambi libri adatti a una tipologia trasversale di lettori, sono storie di vita che raccontano di valori e sacrifici, di altruismo e impegno e mi auguro non troppo in controtendenza rispetto all’attualità».

Stai pensando alle tue prossime vacanze? Se sì, dove andrai?

«Anche se le vacanze per me sono ancora lontane, di sicuro in una località di mare! Guardarlo, respirarne il profumo, ascoltare il rumore delle onde mi rilassa, mi allontana dalla frenesia in cui siamo immersi ogni giorno. Staccare dalla routine, lo sappiamo, serve per ricominciare con più grinta».

Letture e il prendersi cura

Quali sono le tue letture preferite: storie leggere e d’evasione o che lasciano tracce più profonde?

«Mi rilasso leggendo thriller psicologici e gialli. Leggo tanto, soprattutto trame impegnate, per lavoro (la lettura è una mia passione) e ogni tanto sono piacevoli le incursioni in generi letterari per me più leggeri».

Patch Adams che citi spesso diceva che “quando ti prendi cura di una persona, vinci sempre”. Tu di chi ami prenderti cura?

«Di mio marito e delle mie figlie, una preadolescente e un’adolescente che, come le coetanee, vivono una fase di per sé delicata in un periodo storico complesso. L’adolescenza di oggi è molto diversa da quella che noi abbiamo vissuto. I ragazzini a 14 anni hanno modi di relazionarsi e opportunità che neanche a 20 anni abbiamo avuto e non è positivo, sono ancora immaturi per districarsi tra le molteplici insidie. Sono troppo esposti, in tutti i sensi, e sono troppo indifesi».

Qui l’altro articolo intervista a Rossella Montemurro: https://www.amichesiparte.com/io-sono-drago-il-libro-che-racconta-unamicizia-oltre-le-parole/

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