Seguendo Zalone e la freccia gialla: ritorno al Cammino di Santiago

Tra cinema, passi veri e piazze che fanno battere il cuore: perché il film di Checco Zalone ha riacceso il desiderio di mettersi in cammino e cosa resta quando si arriva davanti alla Cattedrale

A volte una strada ti ritorna addosso come un profumo che credevi dimenticato. Ti capita davanti a uno schermo, con i popcorn in mano, e all’improvviso non sei più in sala: sei di nuovo lì. Guardando al cinema Buen Camino di Checco Zalone mi è successo proprio questo: ho ritrovato il rumore dei passi, il vento della Galizia e quella gioia collettiva che ti prende alla gola quando fai il Cammino di Santiago e arrivi a Santiago de Compostela.

Anni fa ho percorso solo un piccolo tratto del Cammino di Santiago, ma soprattutto ho vissuto la sua atmosfera di festa davanti alla Cattedrale, ed è un ricordo che non ti molla più.

L’arrivo in Cattedrale

Chi sorride, chi piange di gioia, chi si abbraccia. Ci sono quelli che si prendono per mano, quelli che sfiniti si lasciano cadere a terra e quelli che si tolgono gli scarponi, dando libertà ai piedi gonfi. Italiani, spagnoli, tedeschi, austriaci, francesi, scandinavi: tutti davanti al “traguardo”, la Cattedrale. All’interno li “attende” San Giacomo, uno dei dodici apostoli di Cristo, di cui qui è custodita la tomba.

Hanno camminato chilometri e chilometri – in media 20 al giorno, circa 800 per chi fa tutto il percorso, anche in bicicletta o a cavallo – zaino sulle spalle, seguendo le frecce gialle che indicano la direzione. Nel piazzale Obradoiro, davanti alla porta principale della monumentale Cattedrale, si respira un’internazionalità vibrante: l’emozione delle pellegrine arrivate alla meta si mescola a quella dei turisti che, pur non avendo fatto un solo passo del Cammino, restano contagiati da questa allegria condivisa.

Sulla strada è inevitabile incontrarsi, scambiare parole, percorrere un tratto insieme, ritrovarsi la sera negli albergues, gli ostelli che con pochi euro offrono un letto e un senso di comunità improvvisata.

Il film Buen Camino

Dalla mia memoria alla sala cinematografica il passo è stato breve. Buen Camino non è solo una commedia: è una lente che ha riportato il Cammino al centro delle conversazioni di tante e tanti.

Nel film Checco – erede viziato di un impero di divani, abituato a yacht e feste sfarzose – è costretto a mettersi in marcia per ritrovare la figlia adolescente. E mentre lui inciampa, protesta, si ribella, noi riconosciamo qualcosa di profondamente vero: il Cammino rimette in movimento.

I numeri del Cammino di Santiago

Non è la prima volta che Checco Zalone incide sull’immaginario collettivo italiano. Ma questa volta il suo impatto non si misura solo al botteghino: 5,6 milioni di incassi solo a Natale, oltre 60 milioni totali in due settimane.

Secondo Google Trends, dopo l’uscita del film le ricerche sul Cammino di Santiago sono letteralmente schizzate in alto: +200% il giorno di Natale, quasi +600% il 28 dicembre, oltre +400% in tutta la prima settimana di gennaio. Il film ha fatto da miccia: ha preso un itinerario spesso associato alla spiritualità o al turismo lento e lo ha reso concreto, possibile, persino intrigante per chi non ci aveva mai pensato.

Il rito del Botafumeiro

E allora torniamo dentro la Cattedrale. Si aspetta insieme per la “messa del pellegrino”. «Diamo il benvenuto ai venticinque giunti dall’Austria, ai trentasette dall’Italia, ai cinque dalla Germania, ai quaranta dalla Spagna…». Così il prete saluta le viandanti e i viandanti arrivati quel giorno. La messa è quotidiana; il rito del Botafumeiro, invece, si svolge solo in occasioni speciali.

È uno spettacolo che toglie il fiato: un gigantesco incensiere d’argento sospeso al centro del transetto viene lanciato come un’altalena. Otto uomini, i tiraboleiros, muovono le corde e il Botafumeiro oscilla con un raggio di oltre 20 metri, da porta Azabachería a porta di Praterías, lasciando una scia odorosa sopra le teste dei presenti. Nasce per ragioni pratiche – profumare l’aria affollata da pellegrini stanchi – ma oggi è diventato un rito che commuove.

Le testimonianze

Dopo questa benedizione, ci si avvicina all’altare maggiore per abbracciare da dietro la statua dorata di San Giacomo. Poi si ritira la Compostela, il certificato in latino che attesta il pellegrinaggio, ottenibile mostrando la credencial con i timbri delle tappe (100 km a piedi o a cavallo, 200 in bici).

È qui che con l’attestato tra le mani, ci si lascia andare ai ricordi.
Patrizia, da Ferrara, mi dice: «Il Cammino è un’esperienza forte. La cosa più affascinante è cogliere la straordinarietà nella quotidianità, godere di un sorriso, bussare alla porta di un contadino per chiedere acqua ed essere abbracciati mentre ti esorta a non mollare».

Sabina, impiegata di Brescia, ha percorso 800 chilometri in 29 giorni, senza essere mai stata sportiva: «La fatica non la senti quando fai qualcosa che ti fa stare bene. I momenti più belli sono le sere negli albergues, cucinando pasta tra risate e confessioni. Certo, ci sono i disagi di bagni condivisi o di dormire per terra, ma l’arricchimento interiore è impagabile».

La scoperta della città

Fuori dalla Cattedrale, l’anima di Santiago pulsa tra le viuzze del centro storico: Rua do Franco e A Raiña, con i loro locali, la torta di Santiago, i cioccolatini alle mandorle chiamati “pietre”.

Al mattino il Mercado de Abastos esplode di colori e profumi: voci di venditori, bancarelle di frutta e verdura, le vecchine con i loro prodotti dell’orto. Eppure, alla fine, si torna sempre in Praza do Obradoiro: la facciata barocca della Cattedrale, con colonne, statue e pinnacoli, attrae come una calamita.

Gli altri cammini

Tutti i cammini portano a Santiago de Compostela www.spain.info/it, ma il più celebre resta il Cammino Francese, che entra in Spagna a Roncisvalle e in Galizia al valico di O Cebreiro. L’ingresso in città passa sotto la Porta d’Europa, opera di Cándido Pazos: su una colonna appare anche Dante Alighieri, a ricordare quanto il pellegrinaggio jacobeo fosse già presente nell’immaginario medievale. I pellegrini, per tradizione, posano la mano sulla sua impronta in bronzo.

C’è poi il Cammino del Nord, tra Paesi Baschi e Cantabria; il Cammino Primitivo, il Portoghese, l’Inglese. E c’è il percorso di Finisterre, verso la “fine del mondo”, lungo la Costa da Morte, con le spiagge di Carnota e il grande hórreo di pietra. Si arriva al Faro di Finisterre, dove il cippo “O km” segna simbolicamente la fine del Cammino: davanti, solo l’oceano.

E adesso?

Sarà la primavera a dire se il mondo dei cammini reggerà l’urto del “meteorite Zalone”. Ma una cosa è certa: tra risate al cinema e passi veri sulla strada, il Cammino di Santiago è tornato a parlare – soprattutto a noi donne – con una voce nuova.

Il ricordo di Diego di Paolo e il Cammino

Riparlo di questa destinazione con un pensiero che mi accompagna come un passo silenzioso ma tenace. Se anni fa ho potuto vivere questa esperienza, lo devo a Diego Di Paolo di Rieti: è grazie a lui – all’epoca era direttore di Peregrinos De Europa – che il Cammino mi si è aperto davanti, come incontro, cura, condivisione. I numerosi progetti che abbiamo costruito insieme (dal Cammino di Francesco a Gomera isola delle Canarie, dal Cammino di Santiago, appunto, ad Anima Reatina), le idee scambiate, le chiacchiere resteranno con me, insieme al suo sorriso e al suo affetto, una traccia di vita… come una freccia gialla. Sono certa che in cielo continuerà a fare mille altre cose belle…

Grazie per tutto, Dieguzzo

Grazie per il dono della tua amicizia e per la tua grande professionalità.

*Tutte le foto sono del fotografo Marco Scataglini

Condividi su: