Il richiamo viola dell’estate

Dalla Toscana all’Emilia, passando per il Monferrato, viaggio tra campi di lavanda, borghi, aziende agricole ed esperienze da vivere

Prima di diventare lo sfondo perfetto per una fotografia, la lavanda ha attraversato millenni di storia. Ha profumato tombe di faraoni, palazzi reali e dimore contadine, è stata ingrediente di unguenti preziosi, tisane, profumi e persino colori per dipingere. Il suo nome racconta già una parte della sua storia: deriva dal gerundio latino del verbo lavare, perché i Romani la aggiungevano all’acqua delle terme e dei bagni domestici per purificarla e profumarla.

Molto prima di loro, gli Egizi ne conoscevano le proprietà aromatiche. L’olio ricavato dalla Lavandula officinalis veniva impiegato durante la mummificazione delle persone più importanti e la tradizione racconta che, quando fu aperta la tomba di Tutankhamon, alcuni vasi contenenti unguenti alla lavanda conservassero ancora il loro profumo dopo oltre tremila anni.

Alle corti europee

Anche le corti europee se ne innamorarono. Elisabetta I non rinunciava mai al tè alla lavanda e pare avesse una dama incaricata esclusivamente di spargere spighe profumate nelle stanze che attraversava. Vittoria ne amava la fragranza e la faceva comparire perfino in tavola, mentre Carlo VI di Francia pretendeva di portare con sé, anche in viaggio, cuscini imbottiti di erbe aromatiche, soprattutto lavanda.

Tra credenze popolari e piccoli rituali quotidiani, questa pianta è entrata anche nella vita di tutti i giorni. Le ragazze nubili custodivano un sacchetto di fiori essiccati nella speranza di attirare l’amore, mentre le donne sposate nascondevano qualche rametto sotto il letto come augurio di un’unione serena. Durante il Rinascimento, invece, i pittori fiamminghi iniziarono a utilizzare il suo olio essenziale per diluire i pigmenti.

Non solo Provenza

Negli ultimi anni i campi di lavanda sono diventati una delle fioriture più amate dell’estate. Se la Provenza resta l’icona di questo spettacolo, sempre più territori italiani stanno riscoprendo questa coltivazione, trasformandola in un’occasione per valorizzare paesaggi, aziende agricole e piccoli borghi.

Ecco qualche idea per inseguire quel mare profumato capace di rallentare il passo e riempire gli occhi.

Foto Isa Grassano

Lo spettacolo nell’Alessandrino

Tra le colline dell’Alessandrino, a poco più di un’ora da Milano, Torino e Genova, l’estate regala uno spettacolo che dura fino alla fine di luglio: filari viola che si rincorrono tra vigneti, castelli e piccoli borghi in pietra. La prima sosta è nella frazione di Valmadonna, alle porte di Alessandria, dove l’azienda agricola Chicche di Lavanda ha trasformato la passione di Federica Reposo in un piccolo paradiso profumato. Qui tutto avviene ancora con lentezza: la raccolta è manuale, l’essiccazione naturale, i fiori vengono sgranati uno a uno e l’olio essenziale è ottenuto con distillazione in corrente di vapore. Tra i filari si organizzano sessioni di risveglio muscolare, grounding, meditazione sensoriale e persino massaggi al tramonto accompagnati da cocktail preparati con sciroppo di lavanda.

Foto da Ufficio Stampa www.alexala.it

Spigno Monferrato unisce la bellezza del suo centro storico alla cultura delle erbe officinali. Qui ha sede la cooperativa Agronatura, nata negli anni Ottanta per rilanciare l’economia locale attraverso coltivazioni sostenibili. È il cuore della lavorazione della lavanda dell’intera provincia: i fiori vengono distillati per ottenere oli essenziali e acque aromatiche destinate alla cosmesi e all’aromaterapia, mentre lo spaccio aziendale permette di portare a casa un piccolo pezzo di questo viaggio.

Tra le immagini che restano negli occhi c’è la distesa della Lavanda del Cascinotto, a Quargnento, dove il viola sembra non finire mai. L’azienda coltiva e trasforma la lavanda in oli essenziali e sacchetti profumati confezionati artigianalmente con tessuti ricercati. Vale la pena dedicare qualche ora anche al paese, per visitare la Basilica minore di San Dalmazio e i suoi preziosi affreschi.

Toscana, la Valle dei Profumi

Tra Santa Luce e Orciano Pisano, nel cuore delle colline pisane, il paesaggio cambia volto: antichi campi di grano riconvertiti all’agricoltura biodinamica si trasformano in una tavolozza di sfumature viola, tanto da aver fatto guadagnare a questa zona il nome di Valle dei Profumi.

L’itinerario più bello segue la strada provinciale che collega i due borghi. A ogni curva si aprono scorci che sembrano dipinti, mentre il profumo intenso della lavanda inebria a ogni curva. Molte aziende agricole aprono le porte ai visitatori per raccontare come nasce un olio essenziale: dalla raccolta manuale dei fiori alla distillazione in corrente di vapore, fino all’imbottigliamento. Ma la lavanda qui è anche un’esperienza da vivere con lentezza. Si può pedalare tra i filari in e-bike, partecipare a tour fotografici, concedersi un massaggio accompagnato dal suono delle campane tibetane oppure semplicemente aspettare il tramonto, quando il sole accende le spighe di riflessi dorati e il viola diventa ancora più intenso.

Per chi desidera fermarsi qualche giorno ed esplorare anche Pisa, Volterra o la costa degli Etruschi, una buona base è l’Hotel Boccaccio di Calcinaia. Questo boutique hotel quattro stelle, della catena Space hotels, con una ventina di camere arredate in stile toscano, si trova a circa mezz’ora dai campi di lavanda di Santa Luce e rappresenta un punto strategico per muoversi tra le colline e le principali città d’arte della zona.

Tra le colline reggiane

Sulle colline di Reggio Emilia, a Viano, l’azienda agricola biologica Valtresinaro ha trasformato oltre diecimila piante di lavanda in un angolo che profuma di Provenza. Il nome richiama il torrente Tresinaro, che nasce dalle pendici del Monte Fosola e attraversa queste campagne prima di confluire nel Secchia. Accanto ai campi di grano, ai cereali e ai frutteti di more, lamponi e ribes, i filari di lavanda disegnano un paesaggio che cambia colore con la luce del giorno, passando dall’indaco più intenso al lilla più delicato. «Sono piante che danno tanto e chiedono poco», racconta Roberto Borghi, che porta avanti la tradizione di famiglia. «Il loro viola crea un contrasto magnifico con il giallo dei girasoli e ci ha spinto a immaginare esperienze che permettessero alle persone di rallentare davvero».

Foto Isa Grassano

Così una visita non si limita alla passeggiata tra i filari. Si può sorseggiare un aperitivo sulle terrazze affacciate sul lavandeto, rilassarsi sulle altalene immerse nel verde, aspettare che il tramonto accenda i campi e che il silenzio venga interrotto soltanto dal frinire dei grilli o dal volo delle lucciole. Tra le esperienze più richieste c’è il picnic nel lavandeto. Un cestino di prodotti del territorio, un calice di vino e il profumo della lavanda fanno il resto. Prima di ripartire vale la pena fermarsi nello spaccio aziendale, dove si trovano oli essenziali, saponi, creme, pasta e altre specialità artigianali. Curiosa anche Augusta, una birra a bassa fermentazione aromatizzata con fiori di lavanda e dedicata alla nonna della famiglia Borghi, proprietaria originaria dei terreni. Un brindisi che profuma di memoria, oltre che d’estate.

I mille usi della lavanda

Si utilizzano le foglie e le sommità fiorite che hanno proprietà antisettiche, antispasmodiche, carminative, lenitive. L’infuso di foglie contribuisce a calmare i nervi. L’infuso di fiori (50g in un litro di acqua) aiuta, invece, nelle congestioni, nelle cattive digestioni, o per combattere i capogiri. Qualche goccia, frizionate sulle tempie, può ridurre l’emicrania. L’olio di lavanda è, invece, un ottimo cicatrizzante e lenitivo per la pelle. Qualche goccia si può aggiungere all’acqua del bucato per profumare la biancheria. Le cime fiorite possono essere candite oppure utilizzate per profumati tè aromatici o per aromatizzare gelati, marmellate e gelatine. I fiori in infusione (60g in un litro di alcool a 80° a macero per 15 giorni) ci danno un’acqua tonica perfetta e delicata per la pulizia del viso. Poche gocce utilizzate durante il risciacquo dei capelli, li rende più puliti e leggeri.

* In cover foto Isa Grassano

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