Cineturismo e viaggi ispirati dal cinema: “Come in un film” con Anna Giammetta

Da Matera a New York, quando il cinema accende il desiderio di partire e i luoghi diventano storie da abitare, tra set, città e curiosità

Se il cinema ci insegna a sognare, il viaggio ci permette di abitare quei sogni. È un po’ questo il filo luminoso che attraversa “Come in un film” (Altrimedia edizioni), il primo libro di Anna Giammetta, lucana che da anni “vive” tra set, troupe e storie da raccontare. A Matera, città che conosce bene il linguaggio delle immagini e dove lavora nell’Ufficio Cinema, l’autrice ha costruito una guida che è molto più di un carnet di luoghi: è un atlante affettivo, un invito a guardare l’Italia con gli occhi aperti della meraviglia. Con lei – che è anche una cara amica e una nostra collaboratrice – abbiamo parlato di cineturismo, di strade che diventano quinte teatrali, di costumi che definiscono un personaggio, ma anche di valigie, sogni di viaggio e partenze che fanno battere più forte il cuore. Perché, come accade in certi film ben riusciti, dietro ogni itinerario c’è sempre un pezzo di noi.

Perché ci innamoriamo dei luoghi visti al cinema

C’è stato un momento preciso in cui hai capito che tutte le tue esperienze nel mondo del cinema potevano diventare una guida di viaggio?

«Quotidianamente al lavoro ricevo telefonate, soprattutto quando Matera ospita produzioni importanti, di turisti che stanno pianificando il loro viaggio e chiedono se sia possibile visitare anche un set cinematografico. Per anni ho considerato queste richieste assolutamente normali lavorando in una pubblica amministrazione e dunque al servizio del cittadino. Parlando, però, con amiche e conoscenti mi sono resa conto che nel tempo avevo accumulato tantissimi aneddoti e conoscevo il dietro le quinte di molti film. Quello che per me era diventato “scontato”, in realtà non lo era affatto per le altre persone. Da lì è nata l’idea di raccogliere tutte le informazioni che normalmente fornivo al telefono in una guida che potesse aiutare a conoscere meglio la città, attraverso il cinema. Scrivendo, mi sono resa conto che la mia passione cinematografica mi aveva portata a scoprire e desiderare anche luoghi fuori da Matera. Così ho deciso di allargare gli orizzonti e raccontare il legame tra cinema e territori al di là della Basilicata».

Il cineturismo, lo dicono i dati, cresce in tutto il mondo: perché, secondo te, abbiamo così tanto bisogno di raggiungere i luoghi che abbiamo amato sullo schermo?

«La macchina da presa rende tutto più magico. È un po’ come quando da bambine ci immaginavamo principesse. Vivere o visitare un luogo amato da tanti significa sentirsi parte di quella magia.

Quando guardiamo un film e lo amiamo, in fondo, significa che siamo state bene anche con noi stesse. Andare su un set cinematografico è come ritrovare quella parte di noi che sa ancora emozionarsi e sognare».

Le varie tappe

Qual è stata la tappa più sorprendente da raccontare?

«La città di Trieste. È stato il mio primo vero esperimento di viaggio ispirato dal cinema. Guardando “La Porta Rossa”, fiction prodotta dalla Rai ambientata a Trieste con protagonista Lino Guanciale, mi sono letteralmente innamorata del paesaggio triestino, un luogo che fino a quel momento non avevo mai osservato con attenzione. Prima ancora che la serie finisse, avevo già prenotato un volo Bari – Trieste. Mi sono sorpresa di me stessa. È stato il momento in cui ho capito che il cinema può trasformare una spettatrice in una viaggiatrice».

Matera è il cuore pulsante del libro. Cosa hai scoperto di nuovo sulla città attraverso gli occhi delle produzioni cinematografiche?

«Attraverso la città dei Sassi ho scoperto quanto un territorio possa essere incredibilmente versatile. Ogni regista cerca un luogo “insolito”, qualcosa che sappia sorprendere le spettatrici e gli spettatori. Matera, pur ospitando ogni anno numerose produzioni, riesce sempre a offrire uno spazio unico e ad essere perfetta per ogni sceneggiatura. Non a caso, nella città dei Sassi sono stati ambientati film biblici, film d’azione, fiction televisive e persino un cortometraggio di animazione rivolto ai più piccoli. È la dimostrazione che un luogo non è mai uno solo, ma cambia a seconda dello sguardo di chi lo racconta».

L’effetto Poldark

Si parla spesso di “effetto Poldark”, con il rischio di troppi turisti: come si può crescere senza perdere l’anima dei luoghi?

«Un territorio è fatto di tradizioni, enogastronomia, religiosità, folklore, cultura e vita quotidiana. Queste matrici vanno preservate e mantenute integre, senza forzature o contaminazioni artificiali, per restituire al turista una fotografia reale e sincera del luogo. Bisogna continuare a essere autentici. È uno sforzo difficilissimo nella quotidianità ma necessario per non abbassare l’asticella della qualità e cedere all’omologazione.  Si può e si deve rimanere sempre se stesse. È questo, a mio avviso, il vero segreto per piacere agli altri».

Gli aneddoti e le amiche del cuore

Nella guida racconti episodi divertenti e imprevisti sul set. Qual è il retroscena più buffo o surreale che hai vissuto lavorando all’Ufficio Cinema?

«Ce n’è uno che racconto sempre con un sorriso. Nel giugno 2025, a Matera, si giravano contemporaneamente tre film biblici di tre produzioni diverse. Un giorno ricevetti la telefonata di una ragazza che mi supplicava di poter incontrare Gesù. Ovviamente si riferiva al protagonista di uno dei film, ma la cosa buffa è che in quel momento, in città, c’erano ben tre Gesù diversi!».

Su quale set – di film recenti o del passato – porteresti la tua amica del cuore e perché?

«La scelta è davvero difficilissima, soprattutto se penso ai tantissimi film girati in Italia, a quei luoghi che il cinema ha reso eterni e che continuano a raccontare storie, emozioni, legami. Eppure, se dovessi scegliere, mi piacerebbe abitare, più che visitare, il set di “Diamanti” di Ferzan Özpetek. Un set che non è solo uno spazio cinematografico, ma un vero e proprio mondo emotivo. La forza delle donne, la creatività, la collaborazione autentica, l’amicizia che si intreccia ai gesti quotidiani: tutto lì ha un’anima riconoscibile e profondamente umana. Mi affascina tutto quello che accade nella sartoria e la sceneggiatura che si snoda tra stoffe e fili pregiati e poi quella convivialità intorno alla tavola che diventa rito, racconto, casa. È proprio attorno a una tavola che si condividono sogni, fragilità, risate e verità. Lo racconto anche nel mio libro “Come in un film”. Ed è lì che porterei la mia amica del cuore: in un luogo dove le storie non si recitano soltanto, ma si vivono, insieme».

Valigia e sogni

Cosa non manca mai nella tua valigia?

«Abiti colorati, un taccuino, una penna e una guida del posto in cui vado. Perché anche se utilizzo tanto lo smartphone mi piace seguire e scoprire itinerari consigliati da chi, come me, ha la passione per i viaggi e per la scrittura».

Il viaggio dei sogni e quello ancora da fare?

«New York. Era un sogno che avevo da anni e finalmente, a Natale, l’ho realizzato. Anche lì ho seguito le tracce del cinema: sono stata sul set di Friends, la famosa sitcom americana, oggi una divertentissima casa museo dove puoi vivere l’emozione dei protagonisti della serie. Non potevo non passare davanti alla famosa vetrina del negozio Tiffany & Co. sulla Fifth Avenue, dove è stato girato “Colazione da Tiffany”. Ma dal punto di vista cinematografico a New York tutto ti ricorda il famoso regista di origini lucane, Francis Ford Coppola che qui ha ambientato le scene de Il Padrino, New York, New York, I ragazzi della 56a strada. Sono rientrata con gli occhi “a mela” perché New York ti conquista a prescindere dai tuoi gusti paesaggistici, artistici o alimentari. Sul volo del ritorno, però, già pensavo al prossimo viaggio che farò a febbraio: Budapest, anch’essa ricercata location cinematografica».

Il viaggio ideale

Hai raccontato città che diventano set e set che diventano destinazioni. Come definiresti il viaggio ideale per te: improvvisazione, sceneggiatura o un po’ dei due?

«Prima di partire mi documento molto, cerco di ottimizzare il tempo e vedere il più possibile. Un po’ come fanno le produzioni cinematografiche prima di iniziare a girare: sopralluoghi, studio delle location, scelta dell’inquadratura migliore. Poi, però, mi piace perdermi. Il viaggio deve essere anche libertà, scoperta, casualità. Spesso è proprio perdendosi che accadono le cose più belle.

Succede anche nel cinema: dopo mesi di sopralluoghi, un regista può cambiare idea all’ultimo momento perché una luce o un’atmosfera lo colpiscono di più. Francesco Amato, regista di Imma Tataranni, dice che a Matera anche l’inquadratura più “sbagliata” è affascinante, spesso più bella di quella studiata a tavolino. È così anche per i viaggi».

Che invito lasci alle lettrici di Amiche si parte che vorrebbero trasformare il loro prossimo viaggio… in un film da ricordare?

«Consiglio di essere protagoniste del proprio viaggio. Di vivere le emozioni dei luoghi, di guardarli con il cuore, con la stessa passione con cui gli attori interpretano i loro ruoli. Solo così ogni viaggio diventa un film da ricordare; una sequenza da riavvolgere e rivivere tante altre volte per sentirsi sempre…“Come in un film”».

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