Un’amicizia al femminile in viaggio: Jasmine e Gigia, zampa dopo zampa

Dal libro Zampe in viaggio all’Italia cat-friendly: quando la scoperta di un territorio diventa un gesto di fiducia, libertà e complicità, tutto a misura di fusa
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Viaggiare con un gatto non solo è possibile, ma può diventare un modo diverso di guardare l’Italia. Lo racconta Zampe in viaggio (Accornero Edizioni), la guida-memoir firmata da Jasmine L. Quan, 64 anni, e dalla sua inseparabile gatta Gigia, quattro anni, soriana e spirito libero.
Non una guida tradizionale, ma il diario di un’amicizia al femminile che attraversa borghi, mercati, osterie e spiagge lontane dalle folle, vista da un’altezza diversa: quella dei baffi. Jasmine, una laurea all’Università di Pechino, arriva in Italia dopo una vita fuori dall’ordinario – dalla conservazione delle tigri in Sud Africa al mondo della moda – e ricomincia da Treviso. Gigia arriva poco dopo. Insieme imparano a viaggiare, a fidarsi, a rallentare. E a raccontare un’Italia sorprendentemente accogliente per chi viaggia con un animale. C’è anche un sito gigiatravelcat.com/, per seguire le avventure di Gigia o raccontare le proprie con i gatti.

Quattro chiacchiere con Jasmine
Dal rewilding delle tigri a una gatta viaggiatrice: cosa ti ha portata fin qui?
«Guidavo un progetto di reinselvatichimento della Tigre della Cina Meridionale in Sud Africa. Cinque tigri cresciute in cattività, addestrate per tornare a cacciare e a vivere in autonomia. È stato un successo, ma nello stesso periodo il mio matrimonio è finito e mi sono ritrovata senza risparmi, con debiti e senza pensione. Vivere a Londra senza reddito era impossibile. Tornare in Italia è stata una necessità, ma anche una scelta emotiva: qui ho ritrovato bellezza e accoglienza, e il libro Zampe in viaggio è anche un tributo a tutto questo».
Qual è il contrasto più forte tra la tua vita di prima e quella di oggi?
«Da una parte l’Africa, selvaggia e potente, dominata dagli istinti. Dall’altra l’Italia, fatta di storia, arte, borghi e relazioni umane. Questo contrasto racconta anche il mondo felino: il selvaggio e il domestico non sono opposti, ma due facce della stessa medaglia».
Gigia e il cambio di vita
Quando hai incontrato Gigia e perché hai capito che avrebbe cambiato la tua vita?
«L’ho incontrata il 9 settembre 2021, a Gaiarine, due giorni dopo aver visto il suo annuncio online. Cercavo una soriana femmina, come Sisi, la gatta semi-selvatica che avevo avuto per sei anni in Sud Africa. In cinese esiste una parola, Yuanfen, che indica un incontro predestinato. Il giorno dopo eravamo già fuori insieme: ho capito che aveva un cuore selvatico e che non potevo chiederle di rinunciarvi».

Quando è iniziata la sua “carriera” da viaggiatrice?
«Quasi subito. Non aveva paura della macchina, adorava esplorare. Dopo i primi giri intorno a Treviso l’ho portata per un weekend in provincia di Piacenza. Era felice, curiosa, instancabile. È lì che ho pensato: “Questa gatta sta cambiando la mia vita”. Da allora, ci siamo separate di rado».
A che punto hai capito che Gigia era la vera protagonista?
«È stato graduale. Durante i viaggi le persone mi fermavano per chiederci come fosse possibile viaggiare con un gatto. Sono rimasta sbalordita quando perfino dei turisti lituani, vedendomi per strada a Treviso, mi hanno chiesto: “Scusi, ma questa è Gigia?”. Poi, nel 2024, un vecchio video di Gigia in una chiesa a Schio ha iniziato a circolare molto. Un video in un ristorante di Ravenna ha sfiorato il milione di visualizzazioni. Lì ho capito che Gigia non era solo la mia compagna, ma una guida naturale: attraverso di lei le persone scoprivano un’Italia accogliente per gli animali».
L’Italia vista da un felino

Che Italia ti ha raccontato Gigia?
«Un’Italia profondamente cat-friendly, più di quanto immaginassi. Viaggiare con lei mi ha portata fuori dai percorsi battuti, verso luoghi autentici, borghi, spiagge e locali dove l’accoglienza è spontanea. È un’Italia più intima, che forse aspettava solo di essere osservata da un punto di vista più basso e con i baffi».
La lezione più grande che ti ha insegnato?
«La pazienza. Gigia sa aspettare, osservare, stare. Non miagola molto, a meno che non voglia chiamarmi o attirare l’attenzione di un geco per giocare. Spesso mi ha aspettato con calma mentre parlavo con qualcuno per strada, anche se magari voleva tornare a casa per mangiare. Insomma, mi ha insegnato a rallentare davvero, non solo a capirlo in teoria, ad assorbire ciò che mi circonda e affrontare le attese con uno spirito diverso».
I guinzagli sono un argomento ricorrente nel tuo libro. Cosa ti ha insegnato Gigia sul controllo – e sulla sua illusione – ogni volta che è riuscita a liberarsene con elegante nonchalance?

Credo che il guinzaglio per Gigia sia più che altro un condizionamento psicologico. Quando ha voglia di uscire, basta che lo veda per mettersi a fare le fusa e si accovaccia per collaborare a indossarlo. Ma qui arriva la lezione: i guinzagli possono rompersi, e i gatti, con una semplice torsione, possono svincolarsi dalla pettorina con un’elegante nonchalance che fa sorridere noi umane e lascia un po’ di sgomento. Ho avuto anche qualche “quasi disastro”, esperienze che ora mi permettono di sapere quale tipo di pettorina funziona meglio in determinate situazioni. Quello che Gigia mi ha insegnato, ogni volta che si è liberata, è proprio il paradosso del controllo. Il guinzaglio è una promessa di sicurezza, ma anche il simbolo della sua più grande illusione. Lei mi ricorda, in modo elegante e spietato, che l’affidabilità assoluta non esiste. La vera sicurezza non viene da un pezzo di nylon, ma dall’intesa che abbiamo costruito, dalla pazienza e dalla prontezza di reagire insieme all’imprevisto. In fondo, non la “controllo”: la accompagno. E a volte è lei che accompagna me, ricordandomi che anche noi, come i nostri gatti, abbiamo bisogno di un senso di libertà, anche quando siamo legati a qualcosa, o a qualcuno».
Ricordi in viaggio
C’è un’avventura che non dimenticherai mai?
«Quasi tutte le avventure e le “disavventure” con Gigia sono rimaste impresse nella mia memoria. Ma due episodi in particolare mi procurano ancora un brivido gelido alla schiena, se ci penso: il momento in cui incontrò un cane e svanì nel buio della notte di Calabria, mentre l’amico con cui stavamo stava per arrendersi e darla per persa per sempre; e quello in cui scivolò dal parapetto di un ponte, precipitando in mare a Chioggia. La pura, paralizzante paura di quegli istanti è una sensazione ancora viva dentro di me. Tutti gli altri episodi, però, mi regalano soprattutto sorrisi o imbarazzo. Come l’incontro-scontro con l’oste veneziano che voleva allontanarla dal suo vaso di pianta, una storia che racconto spesso perché rappresenta l’esatto opposto: un momento di comicità pura e di come, alla fine, l’irresistibile personalità di Gigia abbia trionfato anche lì. Forse è proprio questo il mix che rende le avventure con lei indimenticabili: la vertigine dell’imprevisto pericoloso e la luce calda della scoperta condivisa. E alla fine, sono i sorrisi che restano più a lungo».
Consigli per chi parte con un gatto
Infine, che consigli daresti a chi sta per partire per la prima volta con il proprio gatto?
«Il consiglio più importante è procedere per gradi, senza fretta. Non bisogna pretendere di fare un viaggio lungo fin dal primo giorno. È meglio iniziare dal “piccolo”: portare il gatto in luoghi vicini a casa, a pochi chilometri, come un parco tranquillo, una piazza silenziosa o la campagna. L’obiettivo è fargli associare il trasportino e la macchina a un’esperienza positiva e breve. Se tutto va bene, si può allungare gradualmente, passando a gite di mezza giornata. Scegliete una meta che sia interessante per entrambi, come un borgo o un agriturismo, e osservate sempre le sue reazioni. Solo quando siete certi che il gatto viaggia serenamente potete pensare al primo weekend fuori, scegliendo una struttura davvero pet-friendly e portando con voi gli oggetti che lo rassicurano: la sua coperta, i giochi, la ciotola preferita. In generale, serve pazienza e capacità di ascolto. Ogni gatto ha i suoi tempi e le sue paure, e vanno rispettati. Non tutti sono viaggiatori nati come Gigia, ma con il giusto approccio molti possono imparare ad apprezzare la scoperta di nuovi luoghi insieme ai propri umani. In fondo, viaggiare con un felino è un’avventura a due, dove la meta conta meno della complicità che si costruisce lungo la strada».
Info: Trovi il libro Zampe in Viaggio su www.amazon.it

Basta sentirmi parlare per intuire il mio attaccamento alla Basilicata. Nonostante viva a Bologna da tanti anni e ami questa città, ho mantenuto una visione Sudcentrica della vita. Giornalista professionista, tutor al master in giornalismo, scrittrice e soprattutto “ragazza” piena di energia. Ho una valigia sempre pronta, anche se a ogni viaggio dimentico qualcosa. Vivrei in estate tutto l’anno e sogno una casa vista mare. Scrivo libri di curiosità (Book Sun Lover) e romanzi (“Un giorno sì un altro no”, “Come un fiore sul quaderno”). Leggo tanto, sorrido ancora di più.

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